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Le “semplificazioni” complicano il cammino della maggioranza

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La bozza approntata dal ministro Cingolani è di fatto una deregulation quasi totale, che imbarazza Pd, M5S e Leu. Mentre la Cgil minaccia già lo sciopero generale

Si svolge un po’ sotto traccia, almeno nella maggioranza. Ad alzare davvero la voce è solo il sindacato, con Landini che minaccia uno sciopero generale devastante. Ma anche se mantenuto per quanto possibile in sordina il braccio di ferro sul dl Semplificazioni, che il governo dovrebbe varare in settimana ma non è affatto detto che ci riesca, è il primo vero scontro tra il governo e una parte della sua maggioranza.

Dunque condizionerà il futuro del governo in due sensi, entrambi determinanti. Inciderà a fondo sul Pnrr, dal momento che dalle “semplificazioni” dipenderà poi molto di come il Piano verrà materialmente implementato. Ma soprattutto chiarirà quali sono i margini di autonomia di Draghi e quali i limiti costituiti dal dover comunque rispondere a una maggioranza. La bozza approntata dal ministro Cingolani è di fatto una deregulation quasi totale: deregulation sugli appalti, innalzamento della soglia della trattativa privata, subappalti senza limite, possibilità di affidare alla stessa azienda l’appalto per la progettazione e la messa in opera, eliminazione dei vincoli per i centri storici, criterio del minor costo come elemento determinante. La traduzione è chiara: tutta l’ala sinistra della maggioranza è colpita molto duramente, anche il Pd che più degli altri cerca di evitare lo scontro aperto, ma il M5S è travolto da tre diversi punti di vista.

La deregulation contrasta con la nuova stella polare ambientalista sulla quale Grillo intende rifondare il Movimento, ma da questo punto di vista il colpo è altrettanto micidiale per LeU. In secondo luogo le nuove norme abbattono le regole contro la corruzione e contro le infiltrazioni mafiose volute proprio dai 5S. Si può discutere su quanto quelle norme fossero efficaci e su quanto, invece, finissero per rappresentare solo un nodo scorsoio burocratico. Ma è un fatto che quell’intero impianto viene ora completamente smontato senza essere sostituito da nuovi e meno inutilmente stringenti vincoli. Infine, ed è forse il capitolo più esplosivo, il criterio del minor costo spalanca le porte a una minor sicurezza ma anche al taglio dei salari. Qui dunque vengono chiamati in causa direttamente i sindacati. Molto meno obbligati dei partiti dal vincolo di maggioranza a temperare le manifestazioni di dissenso. Ma è evidente che uno scontro frontale con i sindacati metterebbe in estrema difficoltà anche un Pd che sta cercando di recuperare un’immagine spostata più a sinistra. Per il governo sarà dunque probabilmente impossibile non intervenire sulla bozza di Cingolani.

Una uova bozza, anzi, è già pronta. Ma il problema è rappresentato dalla radicalità e dalle dimensioni di questa inevitabile mediazione. Draghi non può tenere conto solo del quadro interno e dall’Europa arrivano segnali inquietanti. Il vicepresidente della Commissione Dombrovskis ha chiarito che la sospensione del patto di stabilità non andrà oltre il dicembre 2022. In Germania i falchi aspettano solo quel momento per reclamare il ritorno dell’Italia nella condizione del “sorvegliato speciale”, però rafforzata in seguito all’impennata del debito. La sola diga che l’Italia potrà alzare sarà rivendicare il successo del Pnrr e in particolare il rispetto dei tempi dati. La deregulation serve a questo e Cingolani lo ha detto fuori dai denti. Le semplificazioni poi, sono il primo fronte sul quale si registra una divisione profonda nella maggioranza e tra una parte della maggioranza e il governo. Non l’ultimo però. Le stesse tensioni, probabilmente moltiplicate, si ripeteranno al momento di discutere la riforma della giustizia e quella del fisco.

Dunque il modello di trattativa attuale sulle semplificazioni farà a modo suo scuola. Un ritorno indietro plateale del governo implicherà l’avvio di trattative stenuanti sul fronte delle prossime riforme: con i 5S, ma in realtà con tutta la ex “maggioranza di Conte” sulla giustizia, con la Lega, ma anche con Fi, sul Fisco. Il discorso però è valido anche sul fronte sociale. La riforma della concorrenza provocherà certamente resistenze dei poteri monopolisti forse più mascherate ma non meno forti di quelle dei sindacati sulle semplificazioni.Dunque quella sulle semplificazioni è sì la prima mano della lunga partita del Pnrr. Ma per molti versi rischia di essere subito quella risolutiva.

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