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LE OMBRE SULLA CONSULENZA DELLA MCKINSEY AL GOVERNO DRAGHI

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LE OMBRE SULLA CONSULENZA DELLA MCKINSEY AL GOVERNO DRAGHI

La società americana McKinsey ha sottoscritto un contratto con il Governo italiano per un servizio di consulenza nella stesura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, quello che dovrebbe aprire ai famosi fondi del Recovery Fund.

Il comunicato del MEF che conferma i sospetti

L’esecutivo italiano dovrebbe infatti presentare entro il prossimo 30 aprile questo Piano Nazionale alla Commissione europea che, a quel punto, dopo una valutazione, dovrebbe procedere all’autorizzazione o meno dell’erogazione di una prima parte di fondi previsti nel pacchetto. E per poter presentare in tempo il documento il Governo italiano ha così deciso di affidarsi ad una squadra esterna di consulenti.

In realtà questa consulenza non è stata resa nota direttamente dall’esecutivo, come ci si sarebbe dovuti aspettare in una procedura trasparente, ma è stato rivelato da alcuni giornali.

Il Ministero dell’Economia, per sedare le polemiche, ha poi pubblicato un comunicato stampa in cui non smentisce la notizia, ma cerca di minimizzare il ruolo della McKinsey.

L’attività di supporto richiesta a McKinsey riguarda l’elaborazione di uno studio sui piani nazionali “Next Generation” […] e un supporto tecnico-operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano. Gli aspetti decisionali, di valutazione e definizione dei diversi progetti di investimento e di riforma inseriti nel Recovery Plan italiano restano unicamente in mano alle pubbliche amministrazioni coinvolte.

Ha così tentato di chiarire il MEF.

Perché non affidarsi ad una risorsa interna?

Insomma il Governo ci tiene a tranquillizzare tutti: i consulenti americani si limiteranno ad un supporto tecnico, mentre gli aspetti programmatici resteranno in mano pubblica. Una tesi sposata anche da diversi quotidiani che hanno così contribuito a far rientra la polemica. Tutto risolto quindi?

In realtà ci sono alcuni aspetti che non tornano in questa vicenda. Innanzitutto, a prescindere dall’effettivo peso che avrà la McKinsey in questa consulenza, era davvero necessario affidarsi ad una società estera dal curriculum così controverso?

Se, come dice il Ministero, la consulenza riguarderà solo semplici aspetti tecnici, non sarebbe stato meglio fare affidamento sulle risorse interne della pubblica amministrazione, oppure, più banalmente, ad una società di consulenza perlomeno italiana?

McKinsey: una società dedita ai tagli dei servizi pubblici?

Perché la scelta della McKinsey non sembra essere neutrale, soprattutto alla luce della sua storia recente. Questa società di consulenza sembra infatti aver sempre operato in un solo senso e cioè il taglio dei servizi pubblici nell’ottica della massimizzazione del profitto per le grandi corporations e, ovviamente, per il suo stesso fatturato.

Il tutto condito da uno smaccato menefreghismo nei confronti dei diritti umani. Come quando, da consulente del Governo saudita, riportò i messaggi pubblicati su Twitter contro la monarchia scritti da tre dissidenti.

E dopo questa soffiata tutte e tre le persone furono prese dalle autorità saudite e messe in prigione. Oppure il recente patteggiamento al pagamento di 573 milioni di dollari di risarcimento danni a ben 47 Stati americani per aver contribuito alla distribuzione dell’antidolorifico Oxycontin, rivelatosi invece una sostanza oppioide.

È proprio alla luce di questo passato da brividi che diventa davvero difficile credere che il ruolo della McKinsey potrà essere marginale e neutrale.

La consulenza per la stesura del Piano Nazionale per il Recovery permetterà quindi alla società americana di entrare a contatto con documenti nazionali riservati e anche di mettere direttamente mano ad aspetti tecnici tutt’altro che irrilevanti come hanno cercato un po’ goffamente di sminuire Ministero e giornali.

E poi chi l’ha detto che la consulenza della McKinsey terminerà il 30 aprile?

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Claudio Messora

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