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Un milione di like su Facebook, migliaia di commenti su Twitter. L’uscita di scena di Giuseppe Conte commuove e divide. E in quanto a social batte persino Salvini

Prima il lungo applauso che accompagna i suoi ultimi passi a Palazzo Chigi, poi il tributo dei social. L’addio del premier uscente Giuseppe Conte registra un vero record di “consensi”: un milione i like su Facebook al suo ultimo post, migliaia i commenti su Twitter con il trend #iostoconconte che la fa da padrone.

«Ho lavorato nel “Palazzo”, occupando la “poltrona” più importante. Ma tra i corridoi e gli uffici di Palazzo Chigi, anche alla fine delle giornate più dure e dopo le scelte più gravose, ho sempre avvertito l’orgoglio, l’onore e la responsabilità di rappresentare l’Italia», recita il “post di congedo” dell’ex premier, che secondo Domenico Giordano, spin doctor di Arcadia, «in poche ore ha generato una viralità senza precedenti per la realtà italiana, in grado di oscurare anche la capacità della “Bestia” salviniana». Su Formiche.net, Giordano analizza il fenomeno social, spiegando che «in soli 30 minuti, dalle 16.21 quando il post è apparso sulla fanpage, il post aveva già raggranellato più di 22 mila condivisioni e poco meno di 48 mila commenti». «Dopo un’ora il post di Conte ha più che raddoppiato i numeri, passando vorticosamente a 45 mila condivisioni, 95 mila commenti e, udite udite, 404 mila, tra like e love: numeri impressionanti che diventano però “normali” se confrontati con quelli registrati a “solo” quattro ore dalla pubblicazione: il post di Conte ha superato le 746 mila reazioni tra like e love, e si avvicina senza colpo ferire ai 200 mila commenti, senza contare le condivisioni, spontanee e autentiche degli utenti, che sono a quota 88 mila, ciò significa aver superato il muro del milione di interazioni», aggiunge Giordano, concludendo che «non c’è negli ultimi 12 mesi alcun post di un politico italiano che abbia fatto questi numeri in così poco tempo. Nessuno. Salvini o Meloni compresi».

E’ chiaro che il successo in rete non potrà trasformarsi automaticamente in consenso politico, e Conte dovrà essere in grado di capitalizzare «l’emotività degli utenti» e convertirla in partecipazione e «percorsi di condivisione di scelte politiche di parte», osserva lo stesso Giordano. Ma se da una parte il premier uscente annuncia che tornerà a «vestire i panni di semplice cittadino», non si può ignorare quel suo stesso richiamo all’impegno «politico» che nell’ultima frase del post sembra alludere a un potenziale ritorno in scena: «La chiusura di un capitolo non ci impedisce di riempire fino in fondo le pagine della storia che vogliamo scrivere».

L’idea di certo non piace a Matteo Renzi,  che della crisi del Conte II è stato il timoniere. «La sinistra di oggi – quella che si riconosce nel neonato fronte Pd, Cinque Stelle, Leu – ha scelto come proprio leader senza il passaggio delle primarie. Ha incoronato Conte non con una consultazione tra i militanti ma definendolo sui media “il più popolare” trasferendo la legittimazione dai gazebo ai sondaggi», scrive Renzi in un intervento su La Stampa. «E poco importa se quel leader – Giuseppe Conte – sia stato il leader che ha firmato i decreti Salvini sull’immigrazione, che ha affermato il Sovranismo davanti all’Assemblea Generale dell’Onu, che si è posto in scia di Trump alla Casa Bianca, che si è detto populista davanti ai giovani della scuola di formazione della Lega, che ha equiparato il garantismo al giustizialismo», aggiunge Renzi, convinto che se «si salderà in modo definitivo l’alleanza con Cinque Stelle e Leu e il PD diventerà la sesta stella del grillismo questo aprirà un’autostrada a chi come Italia Viva ambisce a costruire una casa dei riformisti solida e solidale. Il tempo ci dirà chi ha ragione».

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