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Lo stato americano della Virginia ha abolito la pena di morte. La misura è stata firmata dal governatore Democratico Raplph Northam dopo che nelle scorse settimane era stata approvata dalla Camera e dal Senato locali, entrambi controllati dai Democratici. La Virginia è il primo stato americano ad abolire la pena fra quelli nel sud degli Stati Uniti, tradizionalmente più conservatori.

Storicamente inoltre la Virginia è uno degli stati dove sono è stato eseguito il numero più alto di condanne a morte. Dalla sua fondazione ne ha eseguite quasi 1.400, fra cui 113 da quando la Corte Suprema reintrodusse la pena di morte nel 1976. Associated Press fa notare che da allora soltanto il Texas ha eseguito più condanne a morte.

Negli ultimi tempi però qualcosa era cambiato. Nel 2002 una legge approvata a larga maggioranza istituì un ufficio per finanziare con specifici fondi pubblici gli imputati che rischiano la pena di morte. Il Washington Post scrive che nei vent’anni precedenti all’istituzione dell’ufficio le esecuzioni furono 86, mentre da allora sono state 26. Sono circa dieci anni che in Virginia un tribunale non condanna a morte un imputato, e nelle carceri locali rimanevano soltanto due condannati a morte.

Il dibattito sulla pena di morte era però riemerso negli scorsi mesi, quando il governatore Democratico Northam aveva approfondito il tema dopo l’estate di proteste contro le violenze della polizia nei confronti degli afroamericani, ed era arrivato alla conclusione che anche la pena di morte viene decisa in maniera sproporzionata nei confronti persone che appartengono a minoranze etniche. Northam – che in passato aveva votato a favore dell’espansione della pena di morte per alcuni reati – disse pubblicamente di aver cambiato idea e di volerla abolire in tutto lo stato, e il resto del partito lo ha appoggiato nella sua decisione.

«Ho sempre saputo che sarebbe stata abolita mentre ero ancora in vita, ma non pensavo che sarebbe successo così in fretta», ha detto il Repubblicano Ken Stolle, che nel 2002 era stato fra i promotori per l’ufficio che si occupava degli imputati che rischiavano una condanna a morte.

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