la-vergogna-di-un-governo-che-investe-in-armi-dopo-2-anni-di-pandemia
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Prima dello scoppio della guerra in Ucraina, da destra a sinistra i politici erano tutti un fremito, baldanzosi come non mai davanti ai microfoni: “Bisogna far ripartire l’Italia messa a dura prova dalla pandemia. Sostegno economico alle imprese, investire in sanità, istruzione, infrastrutture, lotta alla povertà!”. Squilli di trombe, boom economico dietro l’angolo, luce in fondo al tunnel. Poi sono cadute le prime bombe e lo spostamento d’aria si è portato via ogni discorso. Come sempre, parole al vento; sembra persino che il coronavirus non ci sia mai stato.

Magicamente, pare che non ci sia più bisogno di sostegni economici, adesso la priorità è un’altra: nuovi armamenti. Tanto abbiamo soldi da buttare (le nostre tasse) e un debito pubblico da far invidia alla Svizzera. E fa niente se le spese militari della UE ammontano già a quattro volte il budget della Russia (dunque già esistono – e ampiamente – i mezzi per difendersi, se proprio ci sente così minacciati). L’Italia passerà dagli attuali 25,8 miliardi di euro l’anno a oltre 38, salendo al 2% del pil: ce lo chiede la Nato, ovvero il rappresentate porta a porta degli interessi statunitensi e dell’industria militare. L’aumento al 2% compare in un accordo del 2014 al vertice dei capi di Stato in Galles, mai ratificato (e dunque non vincolante) dal Parlamento italiano. Ma quando lo zio Sam chiama, i governi zerbini d’Europa eseguono senza fiatare.

A Roma è andato persino in scena il misero spettacolo di un premier tecnico, il quale non rappresenta nessuno se non il suo passato di banchiere, che ha minacciato una crisi di governo perché uno dei partiti (il M5S) si opponeva alla misura. Poi è stato raggiunto il compromesso di un aumento progressivo fino al 2028, come se cambiasse qualcosa. Le reali priorità sarebbero invece altre: basti pensare che si potrebbero creare 3.200 posti in terapia intensiva con i soldi per un caccia F35 (è solo un esempio, ma ce ne sarebbero a centinaia). Intanto, per dire, le imprese edili bresciane devono fermare i cantieri per il rincaro delle materie prime: per loro i soldi proprio non si riescono a trovare, per bombe e mitragliatrici invece sì. Come non si trovano per le 1.400 famiglie della medesima provincia che, negli ultimi due anni, hanno ricevuto un provvedimento di sfratto: Draghi regalerà loro un elmetto, almeno avranno un tetto sopra la testa. 

Armiamoci dunque, via a spese militari massive anche in Germania e in Giappone; novità abnorme (e spaventosa) dalla fine della seconda guerra mondiale. Ed è proprio la storia che insegna: se tutti si armano, sappiamo già come potrebbe andare a finire. Se quel momento (per disgrazia) arriverà, ricordiamoci che il colpevole non è dall’altro lato della frontiera, ma è in mezzo a noi, veste giacca e cravatta e – da consumato attore – ogni cinque minuti sorride a favore di telecamera.