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L’Oms conferma che «è stata sul nostro radar» e non si è diffusa, nonostante «abbia avuto molte possibilità»

GINEVRA – In queste ore si parla di una nuova variante del coronavirus – la B.1.640.2 – identificata nel sud della Francia e ribattezzata IHU, dal nome del laboratorio dove è avvenuta la scoperta – l’IHU Méditerranée Infection dell’Università di Marsiglia. Si tratta del centro divenuto famoso nelle prime fasi della pandemia a causa delle dichiarazioni del suo direttore, Didier Raoult, che era un convinto sostenitore della terapia con idrossiclorochina per combattere il Covid-19 e che è stato messo sotto accusa dal Comitato di etica per presunta falsificazione di dati nei suoi studi. Com’è noto, il farmaco è stato severamente sconsigliato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dall’Agenzia europea per i medicinali e da altre istituzioni sanitarie.

Di cosa si tratta – È, come altre che sono comparse negli scorsi mesi, una variante del Sars-CoV-2 che presenterebbe 46 mutazioni rispetto al virus originario. I ricercatori francesi la considerano una «lontana parente» di Omicron e che è venuta a galla prima di essa (il primo caricamento sul database GiSAID, che fornisce accesso ai dati genomici del virus, precede di tre settimane quello relativo a Omicron). Il ‘paziente zero’ è un viaggiatore vaccinato proveniente dal Camerun e i casi identificati nel complesso sono 12, tutti circoscritti nell’area delle Alpi meridionali. «Da allora non si è diffusa rapidamente», ha dichiarato al tabloid britannico Daily Mail il professor Philippe Colson, a capo dell’équipe del centro francese.

La ricerca (in attesa di revisione) – I risultati della ricerca dell’IHU sono stati anticipati al Daily Mail e non sono ancora apparsi sulle riviste scientifiche, ma solo sulla piattaforma medRxiv – che raccoglie pubblicazioni in fase di preprint, che non sono ancora state sottoposte a revisione paritaria. La variante presenterebbe una mutazione, la E484K, che sarebbe associata a una maggiore resistenza ai vaccini e un’altra, la N501Y, che potrebbe favorire la facilità di contagio e che era stata rilevata in una precedente variante, l’Alfa. «Le osservazioni mostrano ancora una volta l’imprevedibilità con cui emergono nuove varianti di Sars-CoV-2 e la loro provenienza dall’estero. Testimoniano la difficoltà di controllare il loro ingresso e la loro successiva diffusione» affermano gli scienziati francesi. Che ammettono: è «troppo presto per speculare sulle caratteristiche virologiche, epidemiologiche o cliniche di questa variante IHU sulla base di questi 12 casi».

Cosa ne pensa l’Oms – L’Oms conferma che la cosiddetta variante IHU (che non ha ancora ricevuto una denominazione ufficiale) «è stata sul nostro radar». Abdi Mahamud, responsabile degli incidenti sul Covid, ha specificato del corso di una conferenza stampa che si è tenuta martedì a Ginevra che «quel virus ha avuto molte possibilità» di diffondersi, ma non è successo.

Il parere della comunità scientifica – Gli scienziati in tutto il mondo stanno guardando con interesse alla variante, ma minimizzando in sostanza la sua reale pericolosità. Il fatto che non si sia diffusa al ritmo di Omicron, pur essendo venuta a galla nello stesso periodo, è sicuramente una buona notizia. La dottoressa Sarah Otto dell’Università della Columbia Britannica ha dichiarato a un media di Vancouver che la variante IHU «sì, ha 46 mutazioni, ma dopo due anni di evoluzione, non è così insolito». La maggior parte delle evoluzioni del Sars-CoV-2 presenta ora tra le 40 e le 60 mutazioni rispetto al ceppo base, quello identificato a Wuhan. Otto ritiene che si sia trattata di una «divergenza in una popolazione abbastanza isolata», il che spiegherebbe come mai non sia stata rilevata in precedenza. E a proposito della presunta maggiore infettività? «Penso che non ci siano dati su questo, solo speculazioni basate sulle mutazioni» riscontrate.

«Molte chiacchiere» sulla variante – Il dottor Thomas Peacock, virologo del dipartimento di malattie infettive dell’Imperial College di Londra, ha pubblicato una serie di tweet nei quali invita l’opinione pubblica a non allarmarsi. A suo giudizio si stanno facendo «molte chiacchiere» su una variante che «preda Omicron» e che «non merita che ci si preoccupi troppo al momento». Peacock concorda con l’Oms nel sostenere che «questo virus ha avuto una discreta possibilità di causare problemi ma ciò non si è mai realmente materializzato (per quanto ne sappiamo, almeno)».

Il dottor François Balloux, direttore dell’UCL Genetics Institute e professore di biologia computazionale presso l’University College di Londra, ha invitato a «rilassarsi» chi si è messo in allarme imbattendosi sui media e sui social con la notizia della variante. Balloux ha sottolineato come l’ultimo caso accertato sia stato identificato ormai un mese fa, il 6 dicembre. IHU quindi «non spiega un picco di casi nel sud della Francia», imputabile invece a Omicron, e «non ha inviato centinaia di persone in terapia intensiva in Francia».

Indagare, ma senza allarmarsi – Una delle due mutazioni identificate nella IHU, la E484K, è diventata piuttosto comune – ci spiegava la scorsa primavera Christian Garzoni a proposito di un caso simile a questo, venuto alla luce in Giappone. Compito della scienza è di monitorare ogni variante che viene alla luce, conclude la dottoressa Otto. Aggiungendo che non è il caso di mettersi in allarme per IHU: «Semplicemente non penso che questa dovrebbe interessare il pubblico, sulla base dei dati ottenuti finora». 

Lots of chat about B.1.640.2 in the last few days – just a few points to keep in mind:

– B.1.640.2 actually predates Omicron

– in all that time there are exactly… 20 sequences (compared to the >120k Omis in less time)

Def not one worth worrying about too much at the mo…

— Tom Peacock (@PeacockFlu) January 3, 2022