la-“scure”-di-cacciari-e-agamben-sul-green-pass:-«e-da-regime-dispotico»
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I due filosofi non ci stanno e firmano una lettera durissima per denunciare la violazione delle garanzie costituzionali messa a punto con il decreto del governo: «La discriminazione di una categoria di persone è un fatto gravissimo, le cui conseguenze possono essere drammatiche per la vita democratica»

«La discriminazione di una categoria di persone, che diventano automaticamente cittadini di serie B, è di per sé un fatto gravissimo, le cui conseguenze possono essere drammatiche per la vita democratica. Lo si sta affrontando, con il cosidetto green pass, con inconsapevole leggerezza. Ogni regime dispotico ha sempre operato attraverso pratiche di discriminazione, all’inizio magari contenute e poi dilaganti». Comincia così la lettera firmata da Giorgio Agamben e Massimo Cacciari che l’Istituto italiano degli studi filosofici di Napoli ha reso pubblica oggi.

Dopo un fine settimana di proteste esplose in tutto il Paese, il duo di filosofi entra a gamba tesa nel dibattito sulla certificazione verde necessaria per accedere ad alcuni luoghi e servizi. E lo fa tirando in ballo l’esempio della Cina – dove «non a caso dichiarano di voler continuare con tracciamenti e controlli anche al termine della pandemia», scrivono – e quello dell’Unione Sovietica – dove i cittadini dovevano esibire il “passaporto interno” per ogni spostamento – per denunciare la violazione di «ogni garanzia costituzionale».

«Guai se il vaccino si trasforma in una sorta di simbolo politico-religioso. Ciò non solo rappresenterebbe una deriva anti-democratica intollerabile, ma contrasterebbe con la stessa evidenza scientifica», scrivono Agamben e Cacciari. Che poi chiariscono: «Nessuno invita a non vaccinarsi! Una cosa è sostenere l’utilità, comunque, del vaccino, altra, completamente diversa, tacere del fatto che ci troviamo tuttora in una fase di “sperimentazione di massa” e che su molti, fondamentali aspetti del problema il dibattito scientifico è del tutto aperto. La Gazzetta Ufficiale del Parlamento europeo del 15 giugno u.s. lo afferma con chiarezza: “È necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, anche di quelle che hanno scelto di non essere vaccinate”. E come potrebbe essere altrimenti?».

«Il vaccinato non solo può contagiare, ma può ancora ammalarsi: in Inghilterra su 117 nuovi decessi 50 avevano ricevuto la doppia dose. In Israele si calcola che il vaccino copra il 64% di chi l’ha ricevuto. Le stesse case farmaceutiche hanno ufficialmente dichiarato che non è possibile prevedere i danni a lungo periodo del vaccino, non avendo avuto il tempo di effettuare tutti i test di genotossicità  e di cancerogenicità. “Nature” ha calcolato che sarà comunque fisiologico che un 15% della popolazione non assuma il vaccino», si legge ancora nella lettera. «Dovremo dunque stare col pass fino a quando? – chiedono i due filosi. Tutti sono minacciati da pratiche discriminatorie. Paradossalmente, quelli “abilitati” dal green pass più ancora dei non vaccinati (che una propaganda di regime vorrebbe far passare per “nemici della scienza” e magari fautori di pratiche magiche), dal momento che tutti i loro movimenti verrebbero controllati e mai si potrebbe venire a sapere come e da chi».

Quindi la chiusa: «Il bisogno di discriminare è antico come la società, e certamente era già presente anche nella nostra, ma il renderlo oggi legge è qualcosa che la coscienza  democratica non può accettare e contro cui deve subito reagire».

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