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La Scuola di Draghi: Lezioni fino a al 7 luglio e turni di pomeriggio. Novità anche per il rientro a settembre. Ecco le ultimissime

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Al secondo giro di incontri con i partiti il premier incarico, Mario Draghi, parla di scuola ed espone la sua ricetta per affrontare le prime urgenze. L’ex presidente della Bce ne indica subito due: evitare le cattedre vacanti a settembre, da coprire, di volta in volta, con supplenti (che poi cambiano dopo poche settimane) e rivedere il calendario delle lezioni per recuperare i giorni di scuola persi durante questi mesi. Tra didattica a distanza, quarantene, orari ridotti (molte scuole stanno optando per lezioni di 45-50 minuti) per evitare di congestionare i trasporti, di scuola vera se ne è fatta davvero poca.

Le urgenze per la scuola

Il riferimento è ai gravi danni che una scuola a singhiozzo ormai da due anni scolastici sta producendo sugli studenti. In primis, sugli apprendimenti. I primi studi internazionali hanno evidenziato, all’estero, gap formativi tra il 30-50% in matematica e nelle lingue. Un danno enorme, che in Italia non è stato possibile misurare perché il governo Conte (colpevolmente) non ha fatto svolgere, lo scorso anno, le prove Invalsi. Ma tutti gli esperti sono concordi nell’ipotizzare gap formativi non dissimili tra i nostri studenti, visti anche i ritardi sugli apprendimenti già accumulati negli anni precedenti. E al netto del Covid-19.

Lezioni anche in estate (e/o nel pomeriggio)

Per questo le parole di Mario Draghi sono risuonate ancora più forte: si dovrà «rimodulare il calendario scolastico» dell’anno in corso, per recuperare i «numerosi giorni persi», è il messaggio che manda alle forze politiche. L’ipotesi di recupero dei giorni persi potrebbe essere quella di prevedere una chiusura d’anno più lunga, fine giugno o anche luglio, magari anche con turni pomeridiani in corso d’anno. Tutte opzioni osteggiate da sindacati scuola e da una buona fetta degli insegnanti. Qui la decisione spetta alle singole Regioni, ma è difficile immaginare resistenze in caso di pressing del nuovo governo. Sul recupero del gap formativo si era iniziato a muovere anche l’esecutivo Conte 2, con circa 300 milioni di euro richiesti da Lucia Azzolina nel decreto Ristori, al momento fermo ai box, dopo la crisi dell’esecutivo giallo-rosso.

Stop al valzer di supplenti a settembre

L’altra urgenza indicata dal premier incaricato, Mario Draghi, è lo stop al solito film di cattedre vacante a settembre. Qui Draghi è esplicito: il nuovo governo deve lavorare da subito perché a settembre tutte le cattedre siano assegnate e i docenti siano a scuola dal primo giorno del nuovo anno scolastico. Il premier incaricato avrebbe anche sottolineato che bisogna evitare che ci siano quest’anno molte migliaia di cattedre vacanti come lo scorso anno, alla ripresa dopo l’estate. Secondo le stime anticipate sul Sole24Ore del Lunedì (8 febbraio) a settembre si rischiano 220mila cattedre vuote, da coprire con supplenti.

Un numero enorme. Praticamente un docente su quattro precario. Qui a pesare è il ritardo (due anni di gestazione e di polemiche) dei concorsi a cattedra, unito a una fallimentare gestione delle politiche di reclutamento da parte del ministero dell’Istruzione. Si deve a Lucia Azzolina il coraggio di aver sbloccato le procedure concorsuali, dopo i rimpalli dei precedenti ministri. A oggi però ne è partito solo uno, quello straordinario, per 32mila cattedre, che sta per essere completato. Sono fermi invece i restanti due concorsi ordinari, da 46mila posti per la scuola. Seguici su Google News.

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FONTE: ILSOLE24ORE

MARIO DRAGHI

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