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Se io dicessi negli Stati Uniti d’America che voglio ridare voce al popolo, tornare ad un paese liberale, ribadire i valori della costituzione, sarei semplicemente un conservatore. In Italia sono un rivoluzionario.

Questo per il fatto che l’Italia non è un paese liberale, non lo è stato mai, neanche quando governava la classe politica liberale ottocentesca. Poiché quella classe politica, magari per una situazione estremamente complessa, non ha avuto il coraggio di creare un paese veramente liberale. Non ha avuto il coraggio di affrancarsi, anzi è stata spesso colpevole e ed ha supportato, da quell’assistenzialismo di Stato teso al controllo elettorale che è un cancro io ogni democrazia ed in special modo nei sistemi parlamentari. Quell’assistenzialismo che ha mantenuto arretrata una parte del paese.

La genialità italiana

L’italiano è un esempio costante di genialità, e questo non è un discorso scontato. La nostra genialità è testimoniata da tutto quello che abbiamo intorno. Andando in giro per il mondo vediamo l’unicità del nostro paese che si consacra nel genio individuale. Lo stato non è mai stato geniale.

Prima di tutto perché ha sempre fatto di persone solo collettività e massa, senza valorizzare individui così eccezionali. Il genio individuale dell’italiano, è solitamente depresso dal sistema paese; ed anche apertamente represso. Qui dobbiamo continuare a portare avanti le caste, le raccomandazioni, le corporazioni, gli apparati di potere, le clientele, tutto quello che soffoca la genialità e la libertà del singolo.

Questo stato corporativo uccide il paese ogni giorno perché uccide quella libertà che è sempre stata la forza di un popolo di artisti.

Un italiano, per emergere, deve emigrare

Invece il fior fiore della nostra intelligenza è dovuto migrare all’estero dove ha reso servizi eccezionali ad altri paesi, che gli hanno dato un opportunità. E non facciamo gli ipocriti paragonandoci agli Stati Uniti, andando a dire che noi siamo stati sempre un paese più solidale che ha dato più occasioni ai nostri giovani.

Se si guarda alle biografie dei presidenti degli Stati Uniti, abbiamo chiaro che lì il sogno americano esiste. Ed è possibile per un giovane estraneo ad un’estrazione sociale importante elevarsi al massimo livello.

Se vediamo la storia dei nostri capi di stato, ci rendiamo perfettamente conto che da noi è solo una mera utopia. L’ascensore sociale in Italia se non fermo è certo lento e sporadico. Libertà in Italia è una bella parola, inserita a volte in una bella frase, ma ambedue prive di significato pratico nel contesto di questo bel paese.

Abbiamo dato la possibilità a tutti di avere un’istruzione, tradotta poi negli eccessi e nelle derivazioni nel nostro ’68, nel fatto di garantire a tutti il titolo. Poi mandiamo i nostri migliori cervelli all’estero ed un sovrannumero di laureati a fare, lavapiatti commessi, camerieri.

La meritocrazia degli Stati Uniti contro la casta italiana

Nel sistema americano chi si laurea in prestigiosa università, anche contraendo dei debiti, poi riesce ad iniziare importanti carriere manageriali.

Noi abbiamo una sanità pubblica diffusa, ma poi le sue carenze portano al costante ricorso ai privati. Noi temiamo che sia dittatura qualsiasi istituto di democrazia diretta. Ma non ci rendiamo conto che il nostro sistema di governo sia visto come uno sconcio da tutti i paesi civilizzati del mondo.

Se non ci governano tecnici si arriva a Palazzo Chigi senza passare dalla legittimazione del corpo elettorale abitualmente ormai. Gran parte di rappresentanti non ce li possiamo scegliere. Primo tra tutti il Capo dello Stato.

I nostri grandi esperti si riempiono la bocca dicendo che abbiamo scritto la costituzione più bella del mondo.

Peccato che non ci sia un solo paese in tutto il mondo che prende ad esempio la costituzione italiana. Abbiamo bisogno di una rivoluzione che rimetta al centro l’individuo, che porti avanti istituti di democrazia diretta, che abroghi il valore del titolo, che limiti le corporazioni, i potentati, i baroni, i raccomandati e ci consenta di puntare sul genio e premiare i risultati.

Dobbiamo smetterla con la vessazione di tutti coloro che producono ricchezza. Siano essi  imprenditori, i commercianti, le partite IVA. Il tutto per sostenere un apparato statale mastodontico e clientelare.

Dobbiamo esternalizzare i servizi affidandoci a chi dà un servizio migliore ad un costo inferiore. Con un rigidissimo, serio sistema di controlli e sanzionatorio, non cercando di far partecipare lo Stato costantemente ad un mercato che dovrebbe essere libero.

L’esempio di Reagan

E più di tutto vale l’esempio di Reagan. Ossia la totale non accettazione dell’assistenzialismo. L’assistenzialismo è un male, è una droga continua che mira a perpetuare il bisogno e spesso lo fa anche per mantenere un consenso politico.

Reagan non dava il pesce a nessuno, insegnava a pescare, insegnava ad un uomo ad affrancarsi dal bisogno.

Ogni aiuto statale deve essere mirato al reinserimento della persona nel mondo del lavoro. A consentire all’individuo di tornare in autonomia, di tornare libero.

La capacità di provvedere a se stessi degli individui che possono farlo è una condizione fondamentale di libertà negli Stati Uniti.

Questa è la rivoluzione in Italia. Un paese libero. Una società di uomini liberi. Meno stato non significa meno paese, significa meno invadenza nelle libertà civili individuali.

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