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POLONIA

06.11.2021 – 20:40

Il moto nazionale legato al caso di una 30enne, morta a causa di un feto malformato, nell’immobilità dei medici

VARSAVIA – La Polonia torna in piazza contro il divieto quasi totale di aborto. Decine di migliaia di manifestanti hanno protestato oggi in 80 città del Paese.

Ricordavano la trentenne incinta di 22 settimane morta il 22 settembre scorso a causa di uno shock settico dopo che i medici, seguendo la legge restrittiva sull’interruzione di gravidanza in vigore dall’inzio di quest’anno, si sono rifiutati di praticare l’aborto, nonostante il feto fosse malformato. Secondo quanto denunciato dai familiari e dalle ong per i diritti delle donne, la donna avrebbe potuto salvarsi con un intervento tempestivo dei sanitari.

«I medici hanno atteso la morte del feto. Il feto è morto, la paziente è morta», aveva scritto su Twitter l’avvocata della famiglia, secondo cui si tratterebbe della prima deceduta come conseguenza della nuova normativa. Due medici coinvolti sono stati sospesi e la procura ha aperto un’inchiesta.

«Nessun’altra deve morire», è stato uno degli slogan dei dimostranti, che hanno anche osservato un minuto di silenzio in memoria di Izabella, come è stata identificata dai media locali la parrucchiera morta il mese scorso a Pszczyna, nel sud della Polonia, lasciando una figlia di nove anni e il marito.

Nella capitale Varsavia la manifestazione è iniziata sotto la sede della Corte costituzionale, che un anno fa ha emesso la controversa sentenza che vieta di eseguire in Polonia l’aborto anche nell’eventualità di malformazione dell’embrione, permettendolo solo in caso di stupro e incesto o di pericolo per la vita della donna.

Alla manifestazione ha partecipato anche l’ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, per 7 anni premier polacco tra il 2007 e il 2014, e diversi altri esponenti politici di opposizione. “L’ideologia” e “una legge disumana” sono responsabili della morte di Izabella, aveva accusato ieri Tusk in una conferenza stampa.

A promuovere i cortei è stato il movimento Sciopero delle donne di tutta la Polonia, fondato dall’attivista Marta Lempart, insieme con altre organizzazioni femministe, anche per denunciare la nuova proposta di legge presentata pochi giorni fa in Parlamento dal partito fortemente conservatore e nazionalista al governo Diritto e giustizia (Pis), che propone norme ancora più restrittive che porterebbero a un divieto totale dell’aborto.

«Sono qui oggi con mia moglie pensando alle nostre figlie, non voglio che scappino dalla Polonia», ha dichiarato uno dei manifestanti.

keystone-sda.ch / STF (Czarek Sokolowski)

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