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Il disastro provocato dalla pandemia da coronavirus poteva essere in gran parte evitato con una risposta internazionale più rapida, secondo una commissione di esperti indipendente che ha esaminato le cause della crisi globale causata dal coronavirus. L’Independent Panel for Pandemic Preparedness and Response, incaricato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha pubblicato un rapporto che si è concentrato sulle contromisure per contenere il virus adottate nelle prime settimane del 2020 dall’OMS, dalla Cina e dai governi internazionali. Dice che c’è urgentemente bisogno di un nuovo sistema di risposta globale alle malattie infettive, in modo da evitare che una diffusione locale diventi nuovamente una pandemia.

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I membri della commissione avevano iniziato a lavorare a settembre 2020, coordinati dall’ex prima ministra neozelandese Helen Clark e dall’ex presidente della Liberia, Ellen Johnson Sirleaf. Non ha indagato sull’origine del coronavirus e sulle cause della sua primissima diffusione a Wuhan alla fine del 2019, ma sulle fasi immediatamente successive.

La prima colpa individuata dalla commissione è la lentezza con cui le autorità cinesi hanno accertato la capacità del virus di trasmettersi tra gli esseri umani: in futuro bisognerà avere un approccio opposto – dice il rapporto – e supporre che «una malattia respiratoria possa diffondersi da persona a persona, fino a quando non venga stabilito diversamente». Sirleaf ha detto che gli stati non hanno usato a dovere i vecchi rapporti e protocolli basati sulle precedenti epidemie.

Il rapporto critica anche il Regolamento sanitario internazionale, che è attualmente l’unico strumento legalmente vincolante per la gestione delle epidemie, riconosciuto da 196 paesi: secondo la commissione renderebbe più difficile un rapido intervento per imporre restrizioni, per esempio per bloccare i viaggi internazionali. Clark ha detto che le restrizioni sugli spostamenti tra paesi si sarebbero dovute imporre prima, mentre l’OMS ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale solo il 30 gennaio 2020.

Una volta accumulato quel ritardo, però, l’errore più clamoroso è stato sprecare il mese di febbraio, e per il quale la commissione incolpa principalmente gli stati più ricchi in Europa e America del Nord, che hanno aspettato altre settimane per avviare i preparativi per gestire il virus e i suoi effetti. La maggior parte di loro sono arrivati soltanto dopo la scoperta dei primi casi, e la strategia prevalente «è stata quella di aspettare e vedere cosa succedeva». La dichiarazione della pandemia da parte dell’OMS, il più importante e ultimo segnale di allarme internazionale a disposizione, è arrivata soltanto l’11 marzo, secondo la commissione in grande ritardo.

Tra i motivi principali di questi errori e lentezze la commissione ha individuato la mancanza di una leadership a livello globale che coordinasse le operazioni, e di fondi di riserva da spendere con immediatezza: l’OMS non avrebbe nessuna delle due cose – autorità e fondi – e per questo andrebbe riformata. Per il futuro viene raccomandato di istituire un Consiglio globale per le minacce sanitarie e di redigere una Convenzione quadro sulle epidemie, e viene consigliato di convocare già quest’anno un’assemblea generale delle Nazioni Unite per discutere e rendere ufficiali entrambe le cose.

Contemporaneamente viene proposto anche di istituire un fondo, l’International Pandemic Financing Facility, che possa spendere ogni anno tra i 5 e i 10 miliardi di dollari (tra 4 e 8 miliardi di euro circa), e che abbia una disponibilità immediata tra i 50 e i 100 miliardi di dollari da usare in situazioni di emergenza.  

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