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«Il Baglioni Hotel Luna è un luogo incredibile che ha avuto tante stratificazioni e un rapporto molto intenso con la storia. A noi è stato chiesto di dare alle aree comuni – ingresso, reception, lobby, ristorante, bar e Spa – un nuovo volto, con una maggiore predisposizione verso l’esterno della città». Sono le parole dell’architetto Federico Spagnulo, senior partner dello studio di architettura e interior design Spagnulo & Partners, specializzato in residenze e alberghi di lusso in Italia e nel mondo. 

Zona bar, Baglioni Hotel Luna Venezia

Diego De Pol

La grande sfida è stata reinterpretare un simbolo di Venezia in chiave contemporanea, preservando le origini del Palazzo. Membro di The Leading Hotels of the World, l’hotel è un edificio che risale al 1118. Nel corso del tempo ha subito varie trasformazioni, da convento a palazzo nobiliare, fino a rifugio dei Cavalieri Templari in attesa di partire per il Santo Sepolcro. Nel 1700 la struttura ha anche acquisito il Salone Marco Polo, affrescato dagli allievi di Giovanni Battista Tiepolo, dove oggi viene servita la prima colazione.

Ed è proprio nelle aree condivise che si esprime la personalità del luogo con un linguaggio di colori sobri e forme sinuose che rimandano all’eredità settecentesca, studiando il rapporto con lo spazio ed enfatizzando i pavimenti intarsiati di marmo rosso-verona, giallo-siena e fior di pesco, le pareti in stucco decorate, i lampadari in vetro di Murano e gli ornamenti dorati.

Reception, Baglioni Hotel Luna Venezia

Diego De Pol

All’ingresso la reception accoglie gli ospiti con un nuovo bancone dallo stile lineare, in ottone brunito con base in pietra d’Istria, come i basamenti delle colonne esistenti. Le sue forme geometriche vengono esaltate dalla parete di fondo grazie all’accostamento di carta da parati Scratch Wall di Rubelli e tessuto Idea di Dedar

Bar, Baglioni Hotel Luna Venezia

Diego De Pol

Ma il cuore del progetto è il nuovo Caffè Baglioni che si sviluppa su l’asse principale di fronte la reception, e si affaccia sul canale e sui Giardini Reali. L’area centrale, in passato usata come lobby e sala d’attesa, è infatti uno spazio dal grande fascino con le pareti a doppia altezza, un camino del ’700 e opere d’arte del ’500. Oggi a impreziosire questo ambiente è lo scenografico bancone bar posto al centro dello spazio con piani d’appoggio su diversi livelli in ottone brunito che avvolgono in modo dinamico un volume ovale color rame.

Ristorante, Baglioni Hotel Luna Venezia

Diego De Pol

«In questa zona il bar e ristorante si fondono e diventano un unicum. Così il cuore dell’edificio e la sua qualità architettonica intrinseca si legano con il contesto urbano, permettendo ai visitatori di entrare direttamente nella zona bar senza passare dalla reception. Questo è un modo per rendere più condivisi gli spazi che è il concetto principe di questo progetto», ci dice Federico.

Un racconto che prevede il rispetto dell’architettura come elemento storico determinante. «Abbiamo seguito due direttive: la prima riguarda le dimensioni. La reception e il bar sono infatti inseriti in nicchie preesistenti con proporzioni studiate e dimensionate per il loro contenitore. E presentano un rigore geometrico nel pieno rispetto del volume del luogo. La seconda riguarda invece il linguaggio e i materiali che abbiamo scelto: bronzi, metalli e il rame per il bancone», prosegue l’architetto.

Baglioni Hotel Luna Venezia

Diego De Pol

Lungo il corridoio adiacente all’area bar si sviluppa il ristorante, un luogo filtro, dove gli ospiti non residenti possono pranzare, fare un aperitivo o cenare. Imperdibili sono gli spritz preparati dall’esperto barman Lello secondo la tradizione del luogo e nella versione classica bianca, con il Select, il Campari o l’Aperol. Un’esperienza unica per lasciarsi trasportare da un’atmosfera senza tempo. 

Baglioni Hotel Luna Venezia

Diego De Pol

La contemporaneità si esprime anche negli arredi che sono tutti progetti ideati dallo studio Spagnulo & Partners. Le sedute Clara e Claretta, dedicate alla mamma dell’architetto Federico, e dalle forme sinuose, sono realizzate su base rotonda con schienale avvolgente e rivestite con due tessuti classici della tradizione veneziana di Rubelli. 

I nuovi tavoli in legno curvato, verniciati di nero effetto seta, presentano inserti in bronzo a spicchi o righe con una mise en place semplice ed elegante. Le vetrine in vetro e ottone brunito invece occupano le nicchie con bottiglie di pregiati liquori e vini della cantina. 

Incursioni contemporanee che mantengono sempre un rigore e rapporto etico con il luogo. 

«È chiara la distanza sia da un punto di vista concettuale che da un punto di vista fisico di cosa c’era prima e cosa abbiamo integrato di nuovo», spiega l’architetto. 

Ristorante Canova, Baglioni Hotel Luna Venezia

Diego De Pol

Proseguendo nell’area in fondo al bar troviamo il Ristorante Canova, dove lo chef Massimo Livan propone una cucina creativa, colorata, leggera e mediterranea. Lo spazio è stato totalmente rinnovato mantenendo sempre l’identità storica del luogo ma introducendo con equilibrio formale nuovi elementi. Scopriamo quindi un ambiente intimo e sofisticato con una grande vetrata che si apre sulla cucina e le pareti in boiserie originale, adornate da dipinti del ‘700 e dalla carta da parati venier wall Rubelli color acqua. I soffitti stuccati, illuminati da un lampadario bianco di Murano, alternano due tonalità di grigio e alla stessa palette fa riferimento la scelta degli arredi, dalle sedute imbottite fino alla mise en place. Le pavimentazioni sono in parquet classico a disegno Versailles.

L’intervento si completa con la SPA che sarà aperta nei prossimi mesi, con cabine massaggi, sauna, bagno turco e area relax, di ispirazione veneziana e arricchita con pannelli in tessuto classico, inserti in vetro bronzato e mosaici in vetro sfumato.

«In questo progetto Venezia ci ha influenzato molto. Una città eclettica, che dal 1200 si è aperta al mondo includendo stili di diverse culture. Il nostro compito è stato quello di assorbire e reinterpretare vari elementi per poi armonizzarli», conclude Federico.

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