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AFGHANISTAN

09.10.2021 – 16:12

Il regime sostiene di non aver bisogno degli Usa per affrontare la minaccia terroristica dell’Isis-K

KABUL – Sui diritti delle donne e delle minoranze in Afghanistan, «quello che chiediamo è di avere tempo. Questo processo avverrà gradualmente», ma «in questo momento la nostra priorità è stabilizzare il Paese dopo 40 anni di guerra». Lo ha detto in un’intervista ad Al-Jazeera il portavoce del ministero degli Esteri dei talebani, Abdul Qahar Balkhi.

«Non vogliamo interferenze nei nostri affari interni, come noi non interferiamo in quelli degli altri. Non vogliamo che l’Afghanistan sia un terreno di competizione», ha proseguito il portavoce, affermando che il suo governo si impegna a garantire «tutte le libertà assicurate dall’Islam».

«In questo momento, noi cerchiamo relazioni positive con gli Stati Uniti» e «vogliamo un coinvolgimento diplomatico ed economico», ha aggiunto Abdul Qahar Balkhi.

«Facendo volare i propri droni e aerei nel nostro spazio aereo, gli Stati Uniti stanno compiendo una violazione dell’integrità territoriale dell’Afghanistan e una chiara ed evidente violazione degli impegni che hanno assunto con gli accordi di Doha», che «stabiliscono chiaramente che gli Stati Uniti e i loro alleati non devono intervenire negli affari interni dell’Afghanistan», ha affermato il portavoce dei mullah.

«Nonostante questo – ha aggiunto – noi cerchiamo il dialogo. Questa è stata la nostra politica sin dall’inizio. Vogliamo buone relazioni con tutti i nostri vicini, Tagikistan, Uzbekistan, Iran, Pakistan”, e «abbiamo contatti diretti non solo con gli Usa, ma anche con i nostri Paesi vicini».

Nessun aiuto contro l’Isis-K – In precedenza un altro portavoce talebano, Suhail Shaheen, aveva escluso – nel corso di un’intervista diffusa dai media americani – la richiesta di una collaborazione militare per combattere la minaccia terroristica dell’Isis-K. «Siamo in grado di affrontare Daesh autonomamente».

Ieri il gruppo jihadista ha rivendicato il suo ultimo attacco a una moschea sciita a Kunduz, che ha provocato almeno 55 vittime. Una delegazione dei sedicenti studenti coranici incontra oggi e domani inviati americani a Doha, per la prima volta dal ritiro degli Usa ad agosto

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