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La Nazionale di Calcio non si inginocchiera’ contro l’Austria, negli ottavi degli Europei.

Nell’ultimo match sei giocatori erano rimasti in piedi, mentre cinque loro colleghi si erano inginocchiati in solidarietà a Black Lives Matter.

Perché di questo si tratta, non di lotta al razzismo. Come ottimamente detto su queste colonne.

Si tratta di solidarizzare con un gruppo statunitense, definito sotto la precedente amministrazione Trump, di stampo terroristico.

Un gruppo i cui simpatizzanti hanno messo a ferro e fuoco città, devastato monumenti e centri commerciali, al fine di rubare Rolex e smartphone e fare razzia.

Con la scusa della morte di Floyd e del razzismo.

Razzismo no, razzia sì.

Letta aveva bollato come vergognoso che non tutti si fossero genuflessi dinanzi al santo movimento americano.

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Ospite della Gruber aveva tuonato di inginocchiarsi tutti, novello Don Bastiano del Marchese del Grillo.

E la figura di quello che non è un..nulla l’ha fatta ancora una volta. Un applauso a lui.

Gli auguriamo di non fare la stessa fine, allegoricamente s’intende: politicamente è sulla buona strada.

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Questa sera la conferenza stampa

Questa sera, alle 20.15, Leonardo Bonucci e Roberto Mancini spiegheranno i motivi della decisione dell’Italia di non inginocchiarsi.

Probabilmente, in maniera diplomatica, diranno di condividere la battaglia contro ogni forma di razzismo, ma  di voler evitare di essere strumentalizzati politicamente.

Evidentemente qualcuno nello spogliatoio ha puntato i piedi, e di essere etichettato come pro terroristi che imbrattano e abbattono monumenti di Colombo e Company, non ci sta.

L’augurio è che si riesca a godere una partita senza trasformarla in un comizio: sarebbe tanto di guadagnato per chiunque, come per le istanze LGBT e il tanto vituperato Orban.

Ma di ingerenze purtroppo ormai ogni campo è pieno, non solo di calcio, senza scomodare il Vaticano.

Basti pensare a Sanremo o il concerto del primo maggio, palcoscenici ideali per ovvietà in salsa sinistrorso arcobaleno.

“A nome di tutta la squadra ribadiamo che siamo contro ogni forma di razzismo, ci siamo confrontati e ovviamente vogliamo ribadire questa posizione. Aderire o meno ad una forma di protesta per quanto simbolica non vuol dire ignorare la lotta al razzismo”.

A dirlo è Paolo Corbi, responsabile della comunicazione della Nazionale, che implicitamente risponde pure a Letta.

La buona notizia è, quindi, che Letta non ne azzecca una: dallo ius soli alla patrimoniale, dalle imposte di successione agli inginocchiamenti della Nazionale, il buon sereno Enrico pare un pugile suonato che continua a prendere sberle che non sa nemmeno più da dove arrivano.

Non ci facciamo la bocca, non sarà sempre così, e, soprattutto, la cattiva notizia è che finché lo sarà, non si voterà.

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