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Sono passati quasi tre mesi da quando il 23 marzo la nave Ever Given si incagliò nel Canale di Suez, in Egitto, bloccando il traffico di una delle più importanti vie commerciali al mondo. Era stata liberata sei giorni dopo, il 29 marzo, ma da allora è rimasta ancorata nel Grande Lago Amaro, uno degli slarghi del Canale, a causa di una disputa legale tra l’Autorità del Canale e i proprietari della nave. Questa disputa ha reso impossibile far sbarcare a terra l’enorme carico della nave, che non è stato spostato dal giorno dell’incidente: a bordo ci sono circa 18.300 container che contengono merci e materiale appartenente a numerose aziende, tra cui IKEA e Lenovo, per un valore stimato tra i 500 e i 600 milioni di euro.

La nave era stata bloccata dall’ordine di un tribunale egiziano, dopo che l’Autorità del Canale di Suez aveva presentato una richiesta di risarcimento di 770 milioni di euro, poi ridotta a 460 milioni, alla società che possiede l’imbarcazione, la giapponese Shoei Kisen Kaisha Ltd. Il risarcimento include il costo delle operazioni di soccorso, i danni causati alle rive del canale e i mancati guadagni nei sei giorni di blocco, ma i proprietari della Ever Given finora si sono rifiutati di pagare. Finché non avverrà il risarcimento rimarranno bloccati a bordo della nave anche i 26 marinai indiani membri dell’equipaggio.

Diverse società che hanno prodotti all’interno dei container della nave hanno detto a CNN di essere state lasciate all’oscuro dello stato delle loro merci. Tra le molte aziende che hanno prodotti a bordo della Ever Given ci sono grandi società come appunto IKEA e Lenovo, ma anche società più piccole. Le loro merci sono bloccate in un “limbo” legale, e molte di loro non credono che i container giungeranno mai nei porti di destinazione.

Will Pearson, direttore della società britannica di biciclette Pearson 1860, che a bordo della Ever Given ha prodotti che valgono più di 80mila euro, ha detto a CNN di non avere molte speranze di rivedere la sua merce entro quest’anno, dato che ci potrebbero volere anche anni per arrivare a un accordo legale tra l’Autorità del Canale e la proprietà della nave.

IKEA ha detto a CNN di avere diversi prodotti a bordo della nave, ma non ha voluto fornire ulteriori dettagli. Lenovo ha invece detto che sta cercando un modo per recuperare le merci che si trovano sulla Ever Given. Per società grandi come IKEA e Lenovo la possibile perdita dei prodotti bloccati sulla nave è coperta dalle assicurazioni, ma ci sono anche società più piccole che non hanno polizze assicurative che coprono tutto il valore delle merci trasportate.

È il caso della EasyEquipment, una piccola azienda britannica specializzata in materiale da ristorazione, che ha a bordo della nave frigoriferi che avrebbe dovuto consegnare a diversi ristoranti del Regno Unito. «Non solo abbiamo perso tutti i profitti da questo ordine, ma questo ha colpito anche le attività di ristorazione che speravano di riaprire con la fine delle restrizioni imposte per il coronavirus», ha detto il CEO Michael Shah.

Snuggy, una piccola azienda britannica che produce coperte che si possono indossare come delle felpe, ha detto che sulla nave ha prodotti che valgono più di 460mila euro. Il cofondatore Jack Griffiths ha detto che la società fa solo due grandi ordini all’anno, e che quello a bordo della Ever Given avrebbe dovuto coprire tutte le vendite fino all’inizio del prossimo inverno. «Non siamo stati informati di nulla, siamo completamente impotenti e lasciati all’oscuro. Vorrei che fossimo coinvolti almeno un minimo, ma non lo siamo», ha detto Griffiths.

C’è poi un ulteriore problema che potrebbe mettere in grossa difficoltà soprattutto le aziende più piccole. A causa dell’incidente, la proprietà della Ever Given ha dichiarato “l’avaria generale”, un istituto del diritto marittimo che prevede che le spese per il disincaglio e per i danni generati, quindi anche il risarcimento chiesto dall’Autorità del Canale, siano ripartiti tra i proprietari della nave e le società le cui merci sono a bordo.

Le discussioni sul risarcimento dipendono anche dalle indagini sui motivi per cui la nave si è incagliata nel Canale di Suez, e quindi su chi debba ritenersi responsabile dell’incidente. Inizialmente il capitano della nave aveva dato la colpa al forte vento, che aveva fatto sbandare l’imbarcazione fino a metterla di traverso occupando tutta la larghezza del Canale e impedendo il passaggio di altre navi. Il capo dell’Autorità del Canale ha invece detto che l’incidente sarebbe stato causato dall’eccessiva velocità della nave, e che il comandante avrebbe dovuto evitare di entrare nel canale a causa del vento.

Secondo alcuni esperti, che si sono basati sul monitoraggio del percorso della Ever Given, la nave stava andando a 13 nodi (circa 25 km/h) contro un massimo consentito nel Canale di 8,6 (circa 16 km/h), e per questo si sarebbe incagliata. È stato anche sostenuto che quella velocità fosse stata raggiunta proprio per cercare di contrastare la forza del vento, peggiorando però la situazione, perché la grandezza della nave a quel punto l’avrebbe resa ingestibile.

– Leggi anche: I porti commerciali sono congestionati in tutto il mondo

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