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  • giovedì 11 Marzo 2021


La Corte Suprema della Malaysia ha deciso che i cristiani hanno il diritto di usare la parola “Allah” per definire il proprio Dio in testi e pubblicazioni di tipo educativo. In Malaysia i due terzi della popolazione sono di fede musulmana, ma ci sono anche varie comunità cristiane che utilizzano la parola di origine araba “Allah” per definire il loro Dio in lingua malese.

La decisione è stata presa in seguito a una disputa legale durata più di dieci anni. La disputa era iniziata nel 2008, quando una donna malese di religione cristiana fu fermata in aeroporto di ritorno dall’Indonesia e le furono confiscati alcuni CD che avevano la parola “Allah” nel titolo in riferimento al Dio cristiano. La donna aveva spiegato che i CD erano per uso educativo.

La confisca era avvenuta sulla base di una legge del 1986 che vietava ai cristiani di usare la parola “Allah” nei testi, per ragioni di ordine pubblico. La donna aveva quindi fatto causa e nel 2014 un tribunale aveva definito la confisca illegittima. Nel 2017 il giudice della Corte Suprema Nor Bee aveva deciso di affrontare anche il tema della legittimità della legge del 1986. Il 10 marzo la Corte ha stabilito che la legge è incostituzionale, dato che impedisce la libertà di religione prevista dalla Costituzione malese.

La Corte ha detto che le comunità cristiane malesi hanno usato la parola “Allah” per più di 400 anni per definire il loro Dio, e che non possono essere discriminate. La parola “Allah” potrà essere usata solo in pubblicazioni di tipo educativo per i cristiani, insieme ad altre tre parole che erano state vietate nel 1986: Kaabah (la costruzione situata all’interno della moschea della Mecca), Baitullah (che significa “Casa di Dio”), e solat (preghiera).



La chiesa cristiana di Sant’Anna a Seberang Perai, in Malaysia (AP Photo/Daniel Chan)