la-lombardia-da-zona-rossa-ad-arancione-e-l’errore-sui-dati-inviati-e-poi-rettificati

La Lombardia da zona rossa ad arancione e l’errore sui dati inviati e poi rettificati

Spread the love
Attilio Fontana

Redazione
22 gennaio 2021 18:10

C’è stato un “errore” nell’invio dei dati da parte della Lombardia alla cabina di regia alla base della decisione del ministero della Salute di inserire la regione in zona rossa. Secondo fonti citate dall’Ansa, dal Pirellone sarebbero stati inviati dati poi rettificati in un secondo momento. Ieri la regione aveva fatto sapere di aver inviato una serie di “dati aggiuntivi per ampliare e rafforzare i dati standard trasmessi nella settimana precedente”. In base all’ultimo monitoraggio, la Lombardia ha un Rt medio a 0,82 (0,78-0,87).

Cosa sta succedendo? In queste ore la Lombardia torna a chiedere al governo di tornare in zona arancione: i tecnici della regione dovrebbero trasmettere al ministero della Salute i nuovi dati ammettendo il presunto errore del calcolo dell’indice Rt nell’ultimo monitoraggio e sollecitando una nuova valutazione della cabina di regia. In serata è arrivata la conferma: da domenica 24 gennaio la Lombardia diventerà zona arancione.

Coronavirus, gli errori nei dati della Lombardia

Gli scienziati, attraverso un documento, hanno messo nero su bianco che i dati forniti dalla Regione erano sbagliati. ”Il 20 gennaio 2020, la Regione Lombardia ha inviato come di consueto l’aggiornamento del suo DB (database, ndr). In tale aggiornamento si constata anche una rettifica dei dati relativi anche alla settimana 4-10 gennaio 2020 — si legge nel documento dell’Iss —. In particolare, si osserva una rettifica del numero di casi in cui viene riportata una data inizio sintomi e, tra quelli con una data di inizio sintomi, quelli per cui viene data una indicazione di stato clinico laddove assente”. 

Gli errori elencati dall’Iss sono tre:

  • Il numero di casi in cui è indicata una data inizio sintomi (gli unici inizialmente considerati nel calcolo dell’Rt sympt) è diminuita (da 419,362 a 414,487)
  • Il numero di casi con una data inizio sintomi e in cui sia segnalato uno stato sintomatico (qualunque gravità) o sia assente questa informazione (inclusi dal calcolo Rt sympt) è diminuito (da 185,292 a 167, 638)
  • Il numero di casi con una data inizio sintomi e in cui sia dichiarato uno stato asintomatico o vi sia notifica di guarigione/decesso senza indicazione di stato sintomatico precedente (esclusi dal calcolo Rt sympt) è aumentato (da 234,070 a 246,849).

”Complessivamente questi cambiamenti — spiegano gli scienziati — riducono in modo significativo il numero di casi che hanno i criteri per essere confermati come sintomatici e pertanto inclusi nel calcolo dell’Rt basato sulla data inizio sintomi dei soli casi sintomatici calcolata al 30 dicembre (14.180 casi sintomatici con data inizio sintomi nel periodo 15-30 dicembre 2020 nel DB 13 gennaio e 4.918 casi sintomatici con data inizio sintomi nel periodo 15-30 dicembre 2020 DB 20 gennaio)”.

“La Lombardia deve diventare zona arancione”: l’appello di Fontana

“La Lombardia deve essere collocata in zona arancione – ha scritto in un post su Facebook il governatore lombardo Attilio Fontana -. Lo evidenziano i dati all’esame della cabina di regia, ancora riunita. Abbiamo sempre fornito informazioni corrette. A Roma devono smetterla di calunniare la Lombardia per coprire le proprie mancanze”. Dello stesso avviso l’assessore allo Sviluppo economico della regione, Guido Guidesi. “Il governo prenda atto degli errori commessi fino ad oggi e faccia tornare subito i lombardi a lavorare. Roma la deve smettere con questo attacco e questo astio nei confronti del sistema produttivo Lombardo e in generale di tutti i lombardi”.

Lo scambio di accuse tra Fontana e ministero della Salute

La replica del ministero della Salute arriva attraverso il rimando ad una nota che la regione Lombardia aveva diffuso ieri: “I tecnici dell’Istituto Superiore di Sanità e della Direzione Generale del Welfare hanno in corso una interlocuzione e, nelle prossime ore, valuteranno una serie di dati aggiuntivi da parte della direzione Welfare lombarda per ampliare e rafforzare i dati standard già trasmessi nella settimana precedente, ai fini di una rivalutazione in vista della cabina di regia di venerdì 22 gennaio”.

La sentenza del Tar sulla Lombardia

Non solo: le carte in tavola potrebbero essere cambiate dal Tar del Lazio che deciderà lunedì 25 gennaio se la Lombardia lascerà o meno la zona rossa. Una decisione rinviata (la sentenza era attesa giovedì) perché i giudici vogliono ottenere ed esaminare gli ultimi dati disponibili, quelli relativi alla settimana 11-17 gennaio. La sentenza, comunque, potrebbe mettere in discussione non solo la zona rossa lombarda ma tutto l’impianto di valutazione: il “sistema a colori” potrebbe andare gambe all’aria. “Trovo inconcepibile che una decisione basata su evidenze scientifiche venga appellata ad un organo tecnico-amministrativo”, aveva detto Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia dell’ateneo cittadino, ospite ieri a SkyTg24. “La Regione Lombardia non è in una bolla, se sbagliano c’è un impatto su tutto il Paese. E questo va tenuto presente”, aveva sottolineato lo scienziato.

Un invito alla cautela è arrivato anche da Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano. Lo scienziato, ospite ad “Iceberg Lombardia” su Telelombardia nella serata di giovedì, ha detto che la squadra di Attilio Fontana dovrebbe essere più cauta. “La Lombardia farebbe bene a stare cauta – ha detto Galli -. Il punto è riuscire a mantenere una situazione sufficientemente prudente per poterci dare delle garanzie, per non ricadere subito nello stesso problema. Mi sento di dire che sarei più confidente se si riuscisse a essere complessivamente un filo più proattivi per star fuori dalle rogne”.

Si parla di

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *