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di Carlo Viberti.

Domenica scorsa è stato lanciato il primo equipaggio di 4 astronauti per validare uno dei due nuovi sistemi di trasporto aerospaziale pubblico-privato degli USA e per proseguire sulla Stazione Spaziale Internazionale quegli esperimenti tecno-medico-scientifici microgravitazionali impossibili da svolgere sulla Terra.

Oltre a fungere da enorme propulsione per tutta la filiera imprenditoriale e produttiva tecno-scientifica statunitense, tali attività sono anche rivolte al progresso di biomedicina ed immunologia: in particolare, sostengono un rapido progresso nella ricerca di base anche in merito a bio-vaccini e farmaci anti-corpali ad alta efficacia.

Tali programmi “STEM” aerospaziali sono indispensibili non solo per il progresso di medicina, scienza e conoscenza (ne ho parlato, inter alia, su La Stampa su https://www.lastampa.it/torino/2020/04/07/news/l-ingegnere-torinese-la-risposta-al-coronavirus-potrebbe-arrivare-dall-assenza-di-gravita-1.38690067 ), ma anche considerando che gli annunciati vaccini anti-COVID-19 hanno successo per il 90% dei casi: lo stesso fondatore della società biomedica che li ha scoperti asserisce che l’efficacia della loro soluzione ridurrà le possibilità di contagio del 50% ovvero rimarrà un pericolo altrettanto elevato.

Carlo Viberti (a sinistra) con l’ex astronauta NASA Rick Searfoss 

Le conoscenze acquisite dalla sperimentazione in assenza di gravità, inclusi i programmi su microbiologia e biotecnologia che ho coordinato per l’Europa sulla stazione spaziale russa MIR (fu la fase 1 per lo sviluppo della Stazione Spaziale Internazionale con gli USA, oggetto del recente lancio NASA), nel mondo delle ricerca medico-scientifica e dell’innovazione tecnologica generano una forma mentis che sembra essere distante dall’approccio spesso empirico dell’attuale contenimento pandemico in Italia.

Dal mio osservatorio all’estero, dove ci occupiamo di tecno-scienze e conoscenze ispirate dal settore spaziale a locali sviluppi socio-economici eco-sostenibili, i danni di tali politiche su gran parte del tessuto lavorativo e produttivo appaiono per molti aspetti davvero assurdi; e le loro conseguenze, spesso fatali, potrebbero essere sicuramente evitate con una più saggia applicazione del sapere scientifico.

E’ inoltre bizzarro assistere ad alcuni, involontariamente patetici ed altrettanto preoccupanti, siparietti di parte dell’italica televisione di Stato, in questi giorni: risulta quasi tragicomico notare un commissario per l’emergenza virale, durante un salotto radical-chic tricolore domenicale, che parla a pieno schermo guardando la telecamera, in diretta solitaria, dietro un’enorme e chiaramente simbolica mascherina; ed è ancora più stupefacente notare come egli, una frazione di secondo dopo l’intervista, immediatamente tolga l’apparentemente indispensabile protezione facciale per alzarsi e muoversi nell’ambiente dove vari tecnici RAI lo stanno ospitando. Chissà, forse a telecamere chiuse il COVID non si diffonde più.

Più che figlia di un sapere logico e scientificamente fondato, questa forma di comunicazione sembra voler soltanto spaventare quella grande porzione di contribuenti che non possano accedere a quei necessari strumenti conoscitivi per sviluppare un autonomo punto di vista su cosa veramente serva per un efficace contrasto al virus, senza dover obbligatoriamente distruggere le proprie fonti di sussistenza e l’economia di intere classi produttive.

Sarebbe sufficiente poter valutare dati statistici, far ricorso a qualche fondamento scientifico e parlare con quegli specialisti del settore che ancora riescano ad esprimersi in modo neutrale e deontologicamente corretto, su basi “galileiane” ed obiettive, per capire che esisterebbero altri criteri, stili di vita, modalità di comportamento e protocolli sociali e professionali per evitare di uccidere quello che resta del benessere o delle minime condizioni di sussistenza di milioni lavoratori e professionisti, senza rischiare di compromettere in modo forse irreversibile l’intero tessuto socio-economico del Paese.

Eviterei, fossi nei comunicatori e negli specialisti istituzionali, farse mascherate dal troppo rapido auto-smascheramento per invece potenziare un più deontologico equilibrio ed una maggiore saggenza decisionale, valutando imparzialmente tutti gli aspetti statistici, scientificamente considerando anche le centinaia di decessi aggiuntivi al giorno, ogni giorno, di chi non può più essere curato per altre patologie non virali o chi si suicida (oppure uccide) per disperazione psicologica o per fallimento economico.

Sarebbe anche meglio rispettare la Costituzione, necessità evidenziata dalla recente sentenza del Giudice di Pace di Frosinone che ha accolto un ricorso su multa per “violazione di confinamento”, poiché di fatto è solo l’autorità giudiziaria a poter limitare la libertà individuale ed obbligare alla permanenza domiciliare, ovvero non uno strumento ministeriale.

E’ oltremodo preoccupante scoprire solo grazie a reti informative estere (es. CGTN, NBC, Al Jazeera) come l’Italia, con questo entropico confinamento a singhiozzo, stia generando extra costi per circa 12 miliardi di EUR al mese soltanto per tamponare un probabile crollo socio-economico, accelerato da chi spaventa la gente mentre elargisce contratti in modo poco trasparente e contribuisce a chiusure indiscriminate di interi segmenti dell’economia nazionale senza che sia davvero in tal misura necessario.

Questa situazione, nella quale la vera scienza sembra sia assente, non può che preoccupare il fatto che le decisioni finali siano in mano ad un avvocato, un laureato in lettere ed un laureato in scienze politiche, specializzazioni certamente indispensabili ma in contesti non strettamente economici e medico-sanitari.

Nel frattempo, manovre nel settore delle applicazioni tecno-scientifiche, meccatroniche ed aeronautiche per sicurezza e difesa portano i falchi della cosiddetta “Unione” Europea a lavorare dentro un continente che spesso appare “unito” solo nel creare condizioni-capestro per Paesi in difficoltà, mentre lungimiranti sciacalli agiscono all’insaputa di una popolazione del sud-Europa che sta letteralmente morendo di fame.

Tralasciamo il fatto che l’Olanda e la protettrice Germania, con le rispettive valute bloccate nell’Euro, da decenni rafforzino esportazioni ed economia beneficiando dello status di paradiso fiscale (Olanda) e della quasi totale cancellazione dell’enorme debito accumulato (vedasi i condoni fra gli anni ‘50 e ‘90 per la Germania).

Rimane comunque noto a pochi come Francia e Germania (con l’Olanda accucciata a fianco, per le briciole) si stiano spartendo la torta del futuro, in molteplici settori tecno-scientifici di vitale importanza economica.

Ci saranno tempi e modalità per fornire dati in merito e per provare a proporre contromisure per salvare il Paese da questa nuova guerra di conquista; nel frattempo, sia sufficiente aggiungere che non voler riportare scienza e conoscenza al centro della politica (dalle nostre parti) oppure utilizzarle senza un approccio di vera etica europea per fini di dominazione nazionale (dall’altra) porta a sviluppare velivoli del futuro, come il caccia di 6a generazione FCAS” (“future combat air system”), le correlate piattaforme aeree UAV (aerei automatici e droni sincronizzati) ed i nuovi carro-armati quali l’MGCS (“main ground combat system) con accordi diretti solo fra Francia e Germania, escludendo totalmente l’Italia; e ciò vale anche per molti altri piani e scelte di sviluppo tecno-scientifico ed economico fondamentali e generanti sicurezza e ricchezza solo nei rispettivi territori a cavallo del Reno. Viva la cosidetta “Unione” Europea

L’articolo La logica e la scienza come argine alla degenerazione del tessuto politico italiano. L’opinione di Viberti proviene da Il Paragone.

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