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La donna che aveva iniziato il #MeToo in Francia è stata assolta

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Sandra Muller, la giornalista che aveva iniziato il movimento #MeToo in Francia, ha vinto in appello una causa per diffamazione che era stata intentata dall’uomo che lei aveva accusato di comportamenti inappropriati, il direttore televisivo francese Éric Brion. Nel 2019 Muller aveva perso la causa in primo grado, ma il verdetto dei giudici in appello ha revocato la condanna ed è stato accolto come una sentenza storica da parte della donna e dei suoi avvocati.

Nel 2017 Muller era stata la prima donna francese a denunciare di aver subito molestie sessuali attraverso un post su Twitter accompagnato dall’hashtag #BalanceTonPorc, “denuncia il tuo porco”. Nella sentenza precedente del processo, i giudici avevano considerato diffamatorio il termine «porco» e avevano pertanto ordinato alla donna di cancellare il tweet e di pagare 15mila euro di danni a Brion. Mercoledì i giudici hanno revocato la condanna dicendo che «anche se Éric Brion ha subìto il fatto di essere stato il primo uomo a essere denunciato con l’hashtag #BalanceTonPorc, bisogna riconoscere che Sandra Muller ha agito in buona fede».

Una delle avvocate di Muller, Jade Dousselon, ha detto che si tratta di una sentenza «storica» per le persone che hanno subito molestie sessuali e che il verdetto della corte «dice a tutte le persone che hanno denunciato, che hanno esposto la loro verità, che non saranno condannate».

Et utile à la cause des femmes . C’est un jour historique pour la cause des femmes, des victimes et pour la France .

— Sandra Muller (@LettreAudio) March 31, 2021

Nell’ottobre del 2017, negli stessi giorni in cui stava iniziando a circolare l’hashtag #MeToo, Muller aveva pubblicato su Twitter un messaggio che ripeteva alcuni commenti di natura sessuale che le aveva rivolto Brion, utilizzando per la prima volta l’hashtag #BalanceTonPorc. Cinque anni prima, durante un evento a Cannes, Brion le aveva detto: «Hai un gran seno. Sei il mio tipo di donna. Ti farò godere tutta la notte».

In un altro post, Muller aveva incoraggiato le donne che avevano subito molestie sessuali sul posto di lavoro a fare lo stesso, e a utilizzare l’hashtag per segnalarlo.

Brion aveva ammesso di aver fatto i commenti inappropriati e aveva detto di essersi scusato il giorno seguente via messaggio. All’inizio del 2018 aveva però deciso di fare causa a Muller dicendo che il suo tweet gli aveva rovinato sia la carriera che la vita personale, e che i commenti che le aveva rivolto non si potevano equiparare ai reati sessuali di cui era stato accusato per esempio il produttore cinematografico Harvey Weinstein. Brion aveva detto di voler fare causa a Muller perché era già stato messo “sotto processo” dai social media, dove era «impossibile difendersi».

Alla fine del 2017, Muller era comparsa nell’edizione della rivista Time dedicata alla “persona dell’anno” assieme tra le altre alle attrici Alyssa Milano e Ashley Judd e alla cantante Taylor Swift, per il suo ruolo nel movimento #MeToo. Allo stesso tempo, il grande riscontro della campagna #BalanceTonPorc in Francia aveva aperto un dibattito su quale tipo di comportamento potesse essere considerato una molestia sessuale e potesse qualificarsi come reato.

– Leggi anche: La discussione sugli abusi sessuali in famiglia, in Francia

Durante il processo, gli avvocati di Brion avevano detto che i commenti dell’uomo non potevano essere definiti molestie sessuali perché secondo la legge francese una molestia è qualcosa che provoca pressioni «gravi» e ripetute nel tempo. Muller aveva detto che il suo commento era stato un «urlo di rabbia» ed era stato fatto senza l’intenzione di danneggiare nessuno.

Nella prima sentenza, nel settembre del 2019, i giudici avevano concluso che Muller non aveva fornito prove di aver subito molestie sessuali e l’avevano condannata a pagare i danni a Brion.

Muller aveva negato di aver ricevuto le scuse dell’uomo all’epoca dei fatti e aveva detto che anche la sua carriera ne aveva risentito, ma che non si era mai pentita di aver segnalato quanto successo. Secondo Muller, la condanna che aveva ricevuto nel 2019 diceva alle donne che avrebbero dovuto «tacere» e non denunciare le molestie sessuali e gli abusi subiti.

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