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La differenza tra ” GENOVESI ” ed un “GENOVESE” il primo sta in Galera il secondo figlio di “Grillo” e’ libero !!!!!! entrambi per ipotesi di violenza alle donne.

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Violenza sessuale, Genovese nega tutto: “Donne sapevano che era droga party”

Milano, Genovese nega stupri: “Ragazze consapevoli, sapevano che era droga party”

L’imprenditore del web si è professato innocente sia per lo stupro della modella 23enne a Ibiza a luglio sia per quello della modella 18enne nel suo attico di MilanoViolenza sessuale, Genovese nega tutto: “Donne sapevano che era droga party”
„Ha negato tutte le accuse di violenza sessuale Alberto Genovese, l’imprenditore 43enne fondatore di note start-up digitali, arrestato lo scorso 6 novembre con l’accusa di aver stuprato una ragazza di 18 anni dopo averla stordita con un mix di droghe.

Terrazza Sentimento, parla la vittima: «Avevo paura di morire»

L’uomo, interrogato dal giudice delle indagini preliminari, si è detto innocente anche rispetto all’accusa di aver stuprato la modella 23enne a Ibiza a luglio. Dopo la denuncia della giovane era scattata nei suoi confronti la seconda ordinanza di custodia cautelare. In base a quanto trapelato, il 43enne ha sostenuto che la modella e tutte le altre ragazze che partecipavano ai suoi festini a base di droga e andavano nella sua stanza, lo facevano consapevolmente.

L’imprenditore, i cui legali la scorsa settimana avevano chiesto i domiciliari per permettergli di disintossicarsi dalla droga, avrebbe spiegato al magistrato il ‘sistema’ che c’era alla base delle sue feste, in cui lui metteva a disposizione “tutto”, compresa gran parte della cocaina che, comunque, di solito portavano gli uomini.

Le accuse di violenza sessuale

L’integrazione della misura cautelare per Genovese, giunta nei giorni scorsi, è stata comminata dal gip per gravi indizi di reato: dalle indagini è emerso che avrebbe sottoposto la vittima, la modella 23enne, a ripetuti atti di violenza sessuale per almeno quattro ore, nella notte tra il 9 e il 10 luglio; secondo il gip, la giovane era stata posta in una condizione semi-incosciente proprio dall’imprenditore, per cui il fatto che non si ricordi i dettagli di quanto avvenuto non scalfisce l’impianto d’accusa. In quella circostanza, la vittima ha riferito di ricordarsi di non essersi sentita bene e di essere stata portata fuori dalla camera con l’aiuto anche dell’ex fidanzata di Genovese.

L’imprenditore è accusato anche di altri sette episodi di violenza. Il primo riguarda un altro episodio ai danni della stessa 23enne a Milano a giugno, prima dunque del fatto di Ibiza: in questo caso, il gip ha ritenuto che non vi fossero estremi per l’abuso visto che l’approccio sessuale di Genovese non sarebbe proseguito dopo il rifiuto da parte della ragazza.

Gli altri sei casi riguardano due ragazze di 20 e 22 anni che, di recente, hanno parlato di quanto avvenuto anche ai mass media e uscendo dall’anonimato. La 20enne avrebbe subito cinque abusi a Milano tra il mese di marzo del 2019 e il mese di novembre del 2020, la 22enne avrebbe invece subito un abuso sempre nel mese di luglio 2020 a Ibiza, ma il gip avrebbe rilevato alcune contraddizioni nelle testimonianze delle due ragazze e quindi non avrebbe ritenuto di comminare la custodia in carcere anche per questi episodi.

Beppe Grillo, le donne e lo stupro: ultra decennale storia del sessismo a Cinque stelle

Da Levi Montalcini «vecchia puttana» al «punto G» di Salsi, passando per «cosa fareste da soli in auto con la Boldrini», fino all’angosciante caso di Sarti. Ecco la visione del Garante che ha fatto proseliti nel M5S. Molti anni prima del video in difesa del figlio Ciro

Eppure, bisogna dirlo, c’è della coerenza. Un filo evidente di coerenza che porta dritto a una visione del mondo. Ha provocato molta indignazione la ricostruzione difensiva contenuta nel video in cui Beppe Grillo protesta l’innocenza di suo figlio Ciro, accusato di «stupro di gruppo». In particolare, in due passaggi, che svelano un maschilismo arcaico, perfettamente patriarcale, abbastanza in contrasto con l’immagine di un leader politico digitale, ambientalista e tanto attento alla contemporaneità.

Anzitutto – andando peraltro nel verso contrario all’evoluzione giuridica del Codice rosso – Grillo asserisce che è «strano» la vittima abbia denunciato dopo otto giorni, come se la veridicità di uno stupro fosse legata alla sveltezza con cui viene rivelato alle autorità. E, secondo, afferma una idea di consensualità molto particolare: per lui si evince dal fatto che in un video della serata «c’è il gruppo che ride, che sono ragazzi di 19 anni, che si stanno divertendo», «perché sono quattro coglioni, non quattro stupratori».

Ecco, al netto degli aspetti giudiziari, che probabilmente non terranno conto del video di Grillo (o almeno: questo è ciò che deve sperare, perché la legale della vittima, Giulia Bongiorno, ha già dichiarato che lo porterà «come prova a carico») è utile collocare in quale universo simbolico e valoriale si inseriscano le parole del fondatore dei Cinque stelle. Rispetto al quale le apparenti bizzarrie del leader trovano il loro posto. Quale sia l’idea delle donne nel vertice del Movimento, si evince da alcuni esempi della storia sua e del partito.

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I più ricorderanno anzitutto con quale argomento Grillo redarguì la consigliera di Bologna Federica Salsi, colpevole di essere andata in tv a Ballarò: era vittima del «punto G, quello che ti dà l’orgasmo nei salotti dei talk show». Apostrofata in quanto donna, per un (presunto) reato che peraltro si è poi esteso a tutti, trasversalmente al genere. È la tipologia del pubblico linciaggio, che ha avuto varie articolazioni. Famoso il post del 2014 del blog gestito dalla Casaleggio: «Cosa fareste da soli in auto con la Boldrini?», titolo a un video sull’allora presidente della Camera che scatenò i peggiori istinti e commenti della rete. Si scusò qualcuno, all’epoca? Boldrini si infuriò dicendo che era «istigazione alla violenza»; Claudio Messora, allora responsabile della comunicazione M5S, volle replicare: «Cara Laura, volevo tranquillizzarti. Anche se noi del blog fossimo tutti potenziali stupratori, tu non corri nessun rischio».

Politiche attaccate perché donne, donne trattate come oggetti sessuali, a tutti i costi: persino Rita Levi Montalcini non fu risparmiata, Grillo le diede della «vecchia puttana». Sessismo con automatismi che aprono la porta alla violenza e l’accolgono con pacche sulle spalle. Nel gennaio 2016, anche l’hashtag #boschidovesei, nell’ambito degli attacchi a Maria Elena Boschi relativi alla vicenda di Banca Etruria, fu lanciato in rete da Grillo con un tweet sessista: «#Boschidovesei in tangenziale con la Pina». Anche se si trattava di banche, conflitti di interesse, l’aggressione cadeva là: l’allusione era in tangenziale.

Resta nelle cronache, a novembre 2018, l’attacco modello Boldrini promosso sul blog del Movimento ai danni della deputata di Forza Italia Matilde Siracusano, rea di aver criticato in Aula il decreto anticorruzione e lodato Berlusconi: irriferibili i moltissimi commenti osceni di cui il blog consentì la pubblicazione, sotto il video rimontato del suo intervento alla Camera. Li ripostò lei stessa, per denunciare la violenza subìta.

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Non possiamo del resto dimenticare, anche dentro al Movimento, quale trattamento fu riservato a Giulia Sarti, la parlamentare che è stata vittima del sessimo grillino più violento: sue foto private sono state in giro per anni, dopo un hackeraggio che, secondo alcuni del M5S era stato «inside job». Una vicenda angosciante, tra il revenge porn e il regolamento di conti interno. Un lavoro sporco, comunque mai chiarito.

Giusto a dire in quanta considerazione tenga il genere – lui che pure ha fondato un partito dove tante sono le donne, a partire dalle sindache Virginia Raggi e Chiara Appendino – fu Grillo stesso, in occasione della campagna elettorale per le Europee 2014, quando Renzi candidò cinque donne capilista, a parlare di «quattro veline» (circolava del resto anche un fotomontaggio ad hoc) la cui «scelta è una presa per il culo ma tinta di rosa». Per forza: sono donne.

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Le «loro» donne, diverse dalle «nostre», come ebbe poi a chiarire in uno dei suoi spettacoli : «Ora lo psiconano vuole incontrarci: vorrà capire se nel Movimento c’è fica. Ma le nostre donne sono diverse dalle sue, forse non la danno nemmeno ai mariti». Battute, certo. E anche: un uso illuminante degli aggettivi possessivi. Una volta, durante il suo spettacolo, per spiegare qualcosa che si presentava come una contraddizione in termini, disse: «È come violentare una puttana: è lì per quello».

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