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La delibera veneta che trasforma gli OSS in infermieri

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Infermieri

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Uno dei principali dati emersi in seguito al manifestarsi e al perdurare della pandemia da coronavirus ha riguardato la fragilità del sistema sanitario italiano, rivelatosi del tutto impreparato ad affrontare una simile emergenza. Il sistema sanitario nazionale, infatti, appare estremamente indebolito dalle politiche attuate nel corso degli anni in materia di SanitàPubblica e viene sistematicamente compromesso dalla costante carenza di personale sia in ambito medico che infermieristico. Pertanto, per sopperire alle criticità del sistema sanitario e garantire ai propri pazienti la migliore assistenza possibile, il Veneto ha deciso di promuovere un nuovo progetto destinato a riqualificare gli OSS in infermieri.

Veneto, la delibera per riqualificare gli OSS in infermieri

Per sanare le lacune tipiche del sistema sanitario, la giunta regionale del Veneto ha accettato la proposta avanzata dall’assessore alla Sanità e ai Servizi sociali, Manuela Lanzarin, e ha approvato una delibera finalizzata a convertire gli operatori sociosanitari (OSS) in infermieri, previa partecipazione a un corso di “Formazione complementare in assistenza sanitaria” che avrà una durata complessiva pari a 400 ore.

Il percorso di formazione è rivolto a tutti gli OSS regolarmente in servizio presso strutture ospedaliere semiresidenziali e residenziali adibite alla cura degli anziani, siano esse private convenzionate o pubbliche.

Al conseguimento dell’attestato che certifica il completamento del corso, ogni OSS in possesso del nuovo titolo avrà acquisito competenze e abilità tali da poter operare in situazioni di “bassa discrezionalità decisionale ed alta standardizzazione, svolte in applicazione di specifici protocolli/procedure operative predisposte dalle strutture sanitarie e sociosanitarie”.

Gli OSS che porteranno a termine la Formazione Complementare, inoltre, saranno in grado di svolgere nuove e più numerose mansioni sinora di competenza esclusiva del personale infermieristico, ovvero di tutti i professionisti che hanno conseguito una laurea o hanno frequentato un percorso di formazione specifico equipollente.

Per diventare infermieri, gli OSS dovranno maturare nuove conoscenze in un arco temporale di 400 ore, delle quali 150 teoriche e 250 di tirocinio, durante le quali apprenderanno i principali incarichi degli infermieri, spaziando dalle medicazioni della tracheostomia a quelle della gastrostomia stabilizzata, dall’esecuzione dell’elettrocardiogramma alla collaborazione in sinergia “con l’equipe nelle cure di fine vita”, dal posizionamenti di presidi come la maschera di Venturi, la cannula nasare o la maschera facciale standard alla somministrazione di terapie “per via naturale, intramuscolare, sottocutanea”.

Tutte le procedure in cui gli OSS si specializzeranno sono state elencate dettagliatamente nell’allegato A della delibera regionale emanata dal Veneto.

Le dichiarazioni del sindacalista Gabriele Raise

L’iniziativa varata dal Veneto è stata commentata dal sindacalista Gabriele Raise, membro dell’esecutivo nazionale dell’Usb che, a questo proposito, ha sottolineato come la delibera regionale modifichi unilateralmente “un profilo professionale definito in ambito nazionale dalla Conferenza Stato-Regioni che vale per tutto il territorio nazionale e per ogni ambito di lavoro, sia pubblico che privato”.

Il sindacalista, inoltre, ha denunciato che, con la delibera, “si attribuiscono agli OSS competenze infermieristichevirgola che hanno un altro e ben più impegnativo percorso formativo, esponendo a rischi non coperti sul piano assicurativo i lavoratori”.

In relazione alla figura degli OSS, poi, Gabriele Raise ha anche spiegato che consentire loro di somministrare ai pazienti terapie tradizionalmente affidate agli infermieri si configura come un alto fattore di rischio. Pertanto, il sindacalista ha dichiarato: “Abbiamo chiesto alle assicurazioni se coprirebbero in caso di colpa grave da parte di un operatore, ed hanno chiaramente risposto che si atterranno alle funzioni previste dalla Conferenza Stato Regioni. La delibera punta a fornire manodopera a basso costo al settore privato che non è in grado di essere attrattivo per gli infermieri che preferiscono andare a lavorare nel pubblico (anche nei settori Covid) piuttosto che rimanere sottopagati e in condizioni di lavoro pessime. Nelle case di riposo faranno a meno degli infermieri ed affidare la terapia agli OSS, ovvero a persone non adeguatamente formato. Ma cosa accade se sbagliano?”.

L’opposizione degli ordini infermieristico contro la delibera veneta

Il progetto approvato in Veneto è stato criticato anche dagli ordini delle professioni infermieristiche della stessa Regione che hanno chiesto la ritira immediata della delibera “oppure si valuterà ogni azione necessaria, nelle sedi giurisdizionali più opportune”.

Gli Ordini, inoltre, hanno ribadito: “La pandemia ha reso evidente l’assoluta necessità della presenza infermieristica, peculiarmente nei setting di cura dove ci sono le persone più fragili e una formazione minimalista, sia pure in condizioni di emergenza come durante la pandemia SARS CoV-2, non può sostituire anni di formazione, tirocinio ed esperienza, rispetto a situazioni che possono spesso manifestare condizioni imprevedibili. Infatti, molte delle prestazioni citate possono seriamente compromettere la salute delle persone, se effettuate in maniera non appropriata. Questa delibera pone a serio rischio sia la persona assistita, che gli stessi operatori, configurando anche profili di dubbia legittimità e responsabilità professionale”.

Sulla base di quanto sostenuto dagli Ordini, quindi, le mansioni che il Veneto vorrebbe affidare agli OSS potrebbero provocare gravi danni e rappresentare seri pericoli in relazione alla salute dei pazienti che necessitano di cure e di assistenza adeguate.

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