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Mercoledì il governo cinese ha detto che imporrà nuovi limiti all’altezza dei grattacieli, edifici che considera una «espressione di vanità». Il divieto fa parte di un piano più ampio del governo guidato dal presidente Xi Jinping, con l’obiettivo di modificare parzialmente l’architettura del paese, rendendola più uniforme e meno appariscente. Nel 2020 la Cina aveva già proibito la costruzione di grattacieli più alti di 500 metri: ora ha rivisto il limite, portandolo a 250 metri per le città con più di 3 milioni di abitanti e a 150 nelle altre.

I nuovi divieti sono molto duri: chi approva progetti contrari alle regole sarà considerato «responsabile a vita» per le proprie azioni. Non è chiaro cosa significhi questa espressione (se la prigione, per esempio, o sanzioni di tipo economico): le pene verranno decise caso per caso.

La Cina è tra i paesi al mondo con i grattacieli più alti: la torre di Shangai – il grattacielo più alto della Cina e il secondo più alto al mondo – è alta 632 metri: tre volte la torre UniCredit di Milano, il grattacielo più alto d’Italia. La torre del Ping An Finance Centre a Shenzen è alta 599 metri, più di 10 volte la torre di Pisa.

Un uomo davanti ad alcuni grattacieli, a Pechino (AP Photo/Mark Schiefelbein)

Il piano con cui la Cina ha deciso di cambiare le proprie politiche sui grattacieli fu presentato per la prima volta nel 2016, con una dichiarazione ufficiale del Partito comunista cinese.

La dichiarazione diceva che sarebbe stato imposto il divieto di costruire edifici troppo alti o dalla forma troppo eccentrica.

In Cina ce n’è un buon numero e per diverso tempo il paese fu definito il «parco giochi degli architetti», dato che per molti anni architetti stranieri sperimentarono ogni tipo di costruzione, come edifici a forma di nave spaziale o di teiera. Uno dei più noti è la sede della televisione di stato cinese, progettata dal famoso architetto olandese Rem Koolhaas, la cui forma ricorda l’incastro di alcuni pezzi del tetris

La sede della televisione di stato cinese a Pechino, progettata dall’architetto olandese Rem Koolhaas (AP Photo/Mark Schiefelbein)

Il governo giustificò quella dichiarazione parlando di ragioni sia funzionali che ambientali.

Nei decenni precedenti l’urbanizzazione era cresciuta in modo impressionante e la popolazione che abitava nelle città era quasi triplicata. Le città erano «esplose», diceva il governo, e bisognava adottare misure per renderle più sicure e sostenibili. Si citavano quindi una serie di problemi legati allo sviluppo incontrollato e sregolato dei centri urbani: inquinamento, traffico, costi troppo alti nella distribuzione dell’elettricità dovuti a una pianificazione urbanistica scarsa e scadente.

Secondo il governo, tutti questi problemi si potevano risolvere vietando la costruzione di palazzi «troppo alti» o dalla «forma bizzarra», promuovendo invece un’architettura funzionale, esteticamente piacevole, rispettosa dell’ambiente, fatta con tecniche di costruzione in grado di generare meno rifiuti e utilizzare meno risorse. Sarebbero stati incoraggiati soprattutto gli edifici prefabbricati, molto più uniformi e meno appariscenti, che secondo i piani del governo nel giro di circa cinque anni avrebbero dovuto costituire circa il 30 per cento della nuova architettura urbana cinese. Per chi contravveniva alle regole erano previste «punizioni severe».

Le nuove regole sulle misure dei grattacieli sono seguite a questa dichiarazione e sono un ulteriore rafforzamento delle restrizioni imposte in precedenza.

I grattacieli più noti e appariscenti della Cina furono costruiti tra gli anni Novanta e gli anni Duemila, nel pieno sviluppo capitalistico del paese, e furono progettati per lo più da architetti statunitensi.

La torre di Shangai, per esempio, fu progettata da Gensler, un’azienda di San Francisco, tra le più importanti al mondo nel campo della progettazione e design di ambienti di lavoro al mondo. Allo stesso modo, la torre del Ping An Finance Centre fu progettata da Kohn Pedersen Fox, un importante studio di architettura statunitense, fondato a New York negli anni Settanta, che ha progettato moltissimi altri grattacieli cinesi. Shenzen, la città in cui si trova la torre del Ping An Finance Centre, è la quarta città più popolosa della Cina con oltre 12 milioni di abitanti e una delle più forti economicamente e tecnologicamente, al punto da essere nota come la “la Silicon Valley cinese”.

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