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LONDRA – L’Alta Corte d’Appello di Londra ha emesso la sentenza sul ricorso degli Stati Uniti contro il rifiuto di estradare Julian Assange.

I giudici britannici hanno deciso che il leader di Wikileaks può essere estradato sulla base della garanzia espressa da Washington sulle appropriate condizioni di detenzione del 50enne. Lo scorso mese di gennaio, invece, un’altra corte aveva rifiutato l’estradizione per timori sulla sua salute mentale. «Questo rischio è a nostro giudizio escluso dalle rassicurazioni che vengono offerte» ha spiegato il giudice Lord Burnett, aggiungendo: «Questa conclusione è sufficiente per determinare il ricorso a favore degli Usa».

Il caso tornerà quindi in corte di assise, dove sarà nuovamente dibattuto. Il ricorso da parte dei legali di Assange contro la decisione odierna sarà presentato «al più presto possibile».

Una volta negli Stati Uniti Assange potrebbe affrontare 18 capi d’accusa: 17 ai sensi della Legge sullo spionaggio e uno ai sensi della Legge sulle frodi e gli abusi informatici. Assange è stato il primo soggetto del mondo del giornalismo a essere incriminato ai sensi della Legge sullo spionaggio, sottolinea Amnesty International.

Fuori dal tribunale si è radunata una folla di sostenitori di Assange, che hanno chiesto a gran voce la sua liberazione. La notizia è stata accolta con stupore e malumore dai manifestanti. Stella Morris, la fidanzata di Assange presente alla lettura della sentenza, ha parlato di un «grave errore giudiziario». Il responsabile di Reporter Senza Frontiere ha condannato la decisione dell’Alta Corte, assicurando che «Julian Assange è stato preso di mira per il suo contributo al giornalismo».

keystone-sda.ch / STF (ANDY RAIN)

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