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AGI

Conte sale al Colle, chiederà la fiducia al Parlamento

AGI – La mossa e i toni utilizzati da Renzi ieri hanno irrigidito tutto il fronte rosso-giallo. In primis il premier Conte che si è lamentato non poco perché – ha spiegato ai pontieri che nei giorni scorsi hanno lavorato a ricucire – avrebbe sul serio voluto un confronto con il leader di Iv su un patto di legislatura. L’irritazione nel Pd Irritati anche il segretario dem Zingaretti e il capo delegazione Franceschini che si erano spesi per un riavvicinamento, convincendo il presidente del Consiglio a fare un passo avanti. Ora, però, i rapporti con Renzi sono ‘congelati’. E così sarà per 48 ore. Ieri Franceschini, oggi Zingaretti e Di Maio e gli altri ministri: c’è stato un fronte largo che ha puntato il dito contro il senatore di Rignano. Ma – questa la tesi – le cose potrebbero cambiare qualora arrivasse un atto politico da parte dell’ex presidente del Consiglio, che tuttavia per il momento non è intenzionato ad aprire. Operazione ‘responsabile’ L’operazione ‘responsabile’ alla luce del sole, come l’ha battezzata il ministro della Cultura, verrà portata avanti. Ormai è questa la strada imboccata dal premier Conte, convinto di avere i numeri. Prima che Conte salisse al Colle per l’interim del dicastero dell’Agricoltura i contatti con i responsabili si sono intensificati. C’e’ chi parla ora di un ‘Conte bis-bis’, perché la via delle dimissioni resta lastricata di ostacoli. Conte otterrebbe la fiducia alle Camere con i nuovi ingressi. Partirebbero poi le trattative per un nuovo governo e nel caso – dice un ‘big’ dem – “dovranno cambiare un bel po’ di cose”. Ma è ancora in corso un pressing affinché Conte riapra i canali con il leader di Iv. Il presidente del Consiglio per ora frena, ma l’invito a considerare ancora i numeri di questa maggioranza verrà rilanciato, sotto traccia, da chi è preoccupato che l’operazione responsabili non vada in porto. Piano ‘B’, di nuovo da Renzi Il ‘piano B’ dei mediatori è quello di andare poi da Renzi con numeri maggiori e chiedergli poi di agevolare in qualche modo il cammino della legislatura. Portare avanti una maggioranza che si mantiene per pochi voti, magari sulle assenze, è considerato rischioso, soprattutto in vista dei prossimi passaggi e dei lavori nelle Commissioni, senza considerare la partita del prossimo Capo dello Stato. Anche il presidente della Repubblica avrebbe chiesto al premier prudenza. La guerra ora è sui numeri Uno di quelli considerati vicino a passare con Conte riferisce che i leader del centrodestra abbiano chiamato oggi ad uno ad uno gli ‘attenzionati’. Telefonini roventi, perché alcuni centristi, proprio quando era in corso il vertice del centrodestra, dialogavano con coloro che hanno in mano il ‘dossier’ sui volenterosi. Uno dei tramiti dell’operazione, sostengono fonti parlamentari della maggioranza, sarebbe l’Udc Saccone che perù nega. L’offerta fatta recapitare ai moderati è quella di costituire “un centro in alternativa al centro di Renzi”. Un progetto politico con il premier che potrebbe fare un passo avanti e delineare un suo futuro a capo di una lista alle prossime elezioni. Secondo fonti pentastellate sarebbero 4 i senatori di FI che potrebbero aderire, tra questi l’azzurra Minuto. La maggioranza punta a ‘recuperare’ i renziani Comencini, Conzatti, Vono, Grimani e Carbone ed ex parlamentari come Martelli e Ciampolillo. Iv sta cercando di recuperare il voto del socialista Nencini che detiene il simbolo e chiede “la ricomposizione del quadro politico”. L’ex M5s Fattori potrebbe transitare in Leu ma è il Maie a poter raccogliere chi nel gruppo misto non ha una collocazione. Difficile sostituire i ‘renziani’ In Italia viva, però, non nascondono le perplessità che si possa concretizzare l’eventualità di sostituire i senatori renziani. “Possono arrivare al massimo a 155, gli altri dove li trovano?”, si chiede un ‘big’. I ‘big’ M5s sono ottimisti e fanno conti diversi: 92 i voti del Movimento 5 stelle, 35 del Pd, 17 del gruppo misto comprendendo Maie e Leu, poi ci sarebbero i senatori a vita Rubbia e Piano, i due ex pentastellati Ciampolillo e Martelli, si guarda a Cesa che potrebbe – dicono sempre nella maggioranza – portare in dote il progetto del ‘partito popolare italiano’. Berlusconi e Letta su linea moderati? Alcuni nel fronte rosso-giallo ritengono che siano il Cavaliere e Letta a sposare la linea dei moderati, ma in FI smentiscono seccamente che l’ex premier – oggi ricoverato a Monaco per problemi cardiaci – possa avallare un orientamento del genere. L’ex premier sarebbe pronto ad esaminare, sempre con i suoi alleati, soltanto un’alternativa a Conte, un eventuale governo di scopo qualora lo chiedesse il presidente della Repubblica. Lo ‘show down’ è previsto per lunedi’. Conte intende parlare al Paese, non sfidare Renzi. Chiederà anche all’opposizione di dire sì allo scostamento di bilancio, si intesterà l’operazione ‘messa in sicurezza’ dell’Italia. Pd e M5s sono con lui, ma con alcune sfumature. M5S taglia rapporti con Renzi Il Movimento 5 stelle, per esempio, è a sostegno del premier e ha tagliato i ponti ad ogni rapporto con Renzi. Ma, in realtà, anche diversi ‘big’ pentastellati non chiudono la porta all’ex premier qualora dovesse essere necessario trovare i voti nell’attuale perimetro della maggioranza. Di Maio, tra l’altro, ha spiegato che la prospettiva del voto anticipato non è sul tavolo. E’ stato proprio lui ad invitare i moderati ad uscire allo scoperto, rilanciando l’appello di Grillo, in versione ‘maggioranza alla Ursula’. Un appello “a tutti i costruttori europei che come questo governo in Parlamento nutrono la volonta’ di dare all’Italia la sua opportunita’ di ripresa e di riscatto”. Ministri pentastellati contro il voto Per i ministri pentastellati l’unica ipotesi da non considerare è quella delle urne. La strada maestra è quella di puntellare Conte e la si percorrerà fino alla fine. Ma qualora la manovra dei ‘responsabili’ dovesse fallire non si chiuderebbe, spiega una fonte, ad un altro esecutivo targato Lamorgese o Cartabia. Intanto nel Movimento 5 stelle si comincia sotto traccia a discutere pure di eventuali cambi di ministri, se lo sbocco della crisi dovesse arrivare ad un ‘Conte ter’, condizione che molti ‘responsabili’ pongono come pregiudiziale per palesarsi al momento giusto. Ci sarebbe da sostituire il ministro dell’Agricoltura Bellanova (poltrona che potrebbe andare proprio ad uno dei ‘volenterosi’) ma se si aprisse il vaso di Pandora molti ‘big’ M5s chiederebbero il cambio di quegli esponenti dell’esecutivo, come Pisano e Catalfo, considerate meno riconducibili al Movimento di un po’ di tempo fa. In diversi spingono pure per una sostituzione di Fraccaro nel ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. L’ok di Di Battista Perfino Di Battista ha avallato l’operazione ‘Responsabili’, per la serie meglio Mastella che Renzi. Ma nei gruppi parlamentari c’è chi ritiene pericoloso questo percorso, non solo per i numeri, ma anche perché – osserva un ‘big’ M5s – “è assurdo mettersi nelle mani di alcuni ‘voltagabbana’. Scetticismo sui ‘responsabili’ Anche molti Pd guardano all’opzione ‘responsabili’ con un certo scetticismo. Da qui la possibilità che nei prossimi giorni si ritenti la ‘carta Renzi’. Nella riunione del comitato politico dem, Zingaretti ha ripetuto le critiche a Renzi, Orlando ha spiegato che non dovrà mai più essere determinante ma altri ‘big’ hanno puntualizzato che bisogna sì seguire Conte ma in primis assicurare un governo. Anche per questo motivo in diversi non hanno firmato l’appello partito ieri ‘Avanti con Conte’. La convinzione è quella di proseguire con lui ma allo stesso tempo la necessità è quella di non precludersi altri scenari.

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