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I contagi sono in aumento anche nella vicina Penisola, ma in modo più contenuto rispetto al resto dei Paesi europei.

Sotto osservazione le situazioni in Friuli-Venezia Giulia, Alto Adige e Marche. Nessuna però rischia una retrocessione immediata dalla “zona bianca”.

ROMA – L’Austria ha introdotto la cosiddetta regola 2G. La Germania valuta se percorrere la stessa via mentre fa i conti con i numeri peggiori dall’inizio della crisi. La Danimarca è in procinto di dichiarare nuovamente il Covid-19 come una «minaccia critica» per il Paese, reintroducendo così l’obbligo di certificato. Si può dire che il coronavirus, in una certa misura, sta tornando a inquietare gli animi un po’ in tutta Europa. E l’Italia non fa eccezione.

Le curve, anche se a un ritmo meno sostenuto rispetto a quello che si riscontra in altri Paesi, stanno tornando a salire anche nella vicina Penisola. E così, come riporta oggi la stampa italiana, si è tornati a parlare anche di “zona gialla”, uno spauracchio che rievoca i momenti più complicati dell’emergenza. A scanso di equivoci, per ora nessuna regione italiana presenta parametri che oltrepassano le soglie fissate dal governo per la retrocessione dall’attuale “zona bianca” a quelle cromaticamente più accese. Detto questo, ci sono regioni che mostrano tendenze poco rassicuranti e che quindi, nel caso non dovessero invertire il senso di marcia, potrebbero trovarsi a dover trascorrere un Natale “in giallo”.

A trovarsi sotto osservazione c’è il Friuli-Venezia Giulia, con particolare attenzione rivolta alla città di Trieste, dove ieri si sono verificati 311 casi sul totale di 438 della regione intera. E, sempre nel nord-est, preoccupa anche l’Alto Adige, dove i reparti ordinari in ospedali presentano un tasso di occupazione vicino al limite (al 13% con il limite per la “zona gialla” fissato al 15%). Occhi vigili guardano anche alla Calabria, al Veneto e alle Marche; proprio queste ultime hanno superato la prima soglia (fissata al 10%) per quanto riguarda i letti occupati nelle terapie intensive. Sul fronte opposto ci sono invece la Sardegna, il Piemonte e il Molise, che sfoggiano cifre sotto la media nazionale. E una situazione tranquilla si registra anche in Lombardia.

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