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Intervento NATO in Jugoslavia, sono 7600 i militari italiani malati per l’uso dell’uranio impoverito

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Sono 7.600 i militari italiani colpiti dall’uso da parte delle forze NATO dei proiettili con l’uranio impoverito, 400 persone sono decedute, ha affermato l’avvocato Angelo Fiore Tartaglia in una conferenza dedicata all’anniversario dell’inizio dei bombardamenti NATO ai danni della Repubblica Federale di Jugoslavia nel 1999.

Lo scorso 20 gennaio in Serbia la NATO è stata per la prima volta citata in giudizio da una persona fisica colpita dall’uso nei bombardamenti della NATO nel 1999 dell’uranio impoverito, si tratta di un ufficiale dell’esercito jugoslavo, il cui nome non viene reso noto negli interessi del processo.

L’avvocato Srdan Aleksic, che per diversi anni si è occupato della raccolta di prove, ha affermato che ricorsi giudiziali simili saranno presentati in altre città serbe, quali Novi Sad, Kragujevac, Nis e Vranje.

Insieme ad Aleksic c’è l’avvocato italiano Angelo Fiore Tartaglia, che ha difeso con successo gli interessi dei militari italiani e ha ottenuto oltre 185 sentenze giudiziarie, già entrate in vigore in Europa.

“In Italia il numero dei militari che si sono ammalati di cancro ammonta a 7.600, 400 di loro sono deceduti. Noi rappresentiamo gli interessi di 500 persone. Si tratta di malattie provocate dall’uso dell’uranio impoverito”, ha dichiarato l’avvocato italiano ai partecipanti alla conferenza, aggiungendo che il ministero della Difesa dell’Italia non fornisce documenti necessari.

Il suo collega serbo Aleksic ha specificato che si tratta dei militari italiani che hanno prestato servizio nei Balcani dalla Bosnia ed Erzegovina, dove la NATO ha utilizzato per la prima volta l’uranio impoverito, al Kosovo e alla Metochia.

Aleksic ha spiegato che una buona base per questi ricorsi è la decisione del tribunale distrettuale di Belgrado nel 2001, con la quale alti ufficiali della NATO, come il generale statunitense Wesley Clark e l’ex segretario generale della NATO Javier Solana, sono stati giudicati colpevoli di crimini di guerra contro la popolazione della Serbia.

I materiali del caso elencano con precisione le date e le posizioni dell’uso di proiettili all’uranio impoverito da parte degli aerei dell’Alleanza atlantica.

La prossima tappa sarà il trasferimento del ricorso tradotto in inglese da Aleksic alla Corte Suprema di Belgrado che in seguito dovrebbe essere inviato dal suo organo giudiziario al quartier generale della NATO entro 15 giorni.

L’Alleanza, a sua volta, dovrà rispondere al ricorso entro un mese. L’avvocato serbo ha raccontato che in precedenza la Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo si era pronunciata a favore dei militari britannici che hanno ricevuto una dose di radiazioni in servizio.

Intervento NATO in Jugoslavia nel 1999

Nel 1999 gli scontri armati tra i separatisti albanesi dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK) ed i militari e la polizia serba avevano portato al bombardamento della Jugoslavia (allora formata da Serbia e Montenegro) da parte delle forze NATO. 


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AFP 2021 / THIERRY CHARLIER

L’aggressione della NATO contro la Jugoslavia è durata dal 24 marzo al 10 giugno 1999 ed è stata la seconda operazione dell’Alleanza Atlantica al di fuori dei suoi confini, dopo il bombardamento della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina nel 1995. L’intervento militare è stato condotto senza un mandato delle Nazioni Unite.

Le strutture militari erano l’obiettivo del bombardamento. Tuttavia, a seguito degli attacchi aerei, sono stati distrutti 25.000 edifici residenziali, 470 chilometri di strade, 595 chilometri di ferrovie e 38 ponti.

Il 17 febbraio 2008 le strutture legate alla comunità albanese del Kosovo hanno proclamato unilateralmente l’indipendenza dalla Serbia. La repubblica autoproclamatasi non è riconosciuta da Serbia, Russia, Cina, Israele, Iran, Spagna, Grecia e molti altri Stati. Nel 2011 la Serbia ha avviato i negoziati, mediati dall’UE, per la normalizzazione delle relazioni con Pristina.

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