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Abbas Araghchi, viceministro degli Esteri iraniano, ha detto martedì che l’Iran arricchirà l’uranio al 60 per cento, il livello più alto mai raggiunto dal paese finora e ben oltre il limite consentito dall’accordo sul nucleare del 2015. Secondo l’accordo, infatti, l’Iran potrebbe arricchire uranio al 3,67 per cento, anche se negli ultimi mesi era arrivato al 5 per cento; per costruire una bomba atomica serve uranio arricchito almeno al 90 per cento. Una minaccia simile era già stata fatta lo scorso febbraio da Ali Khamenei, la Guida suprema iraniana, la principale carica politica e religiosa del paese, e non è detto che venga poi effettivamente messa in pratica: l’Iran potrebbe non avere la volontà o la tecnologia per farlo davvero.

Le parole di Araghchi sono state riportate dall’agenzia di news iraniana IRNA, controllata dal regime. Araghchi ha legato la decisione del suo governo all’attacco che pochi giorni fa aveva colpito l’impianto nucleare di Natanz, il centro più importante del programma nucleare iraniano, e che secondo molti era stata opera di Israele.

Il governo iraniano aveva anticipato che l’attacco avrebbe avuto conseguenze sui colloqui in corso a Vienna per ripristinare l’accordo sul nucleare, che di fatto era stato affossato nel 2018 con il ritiro degli Stati Uniti per decisione dell’allora presidente americano Donald Trump. Dopo l’attacco a Natanz, l’ala più conservatrice della politica e dei media iraniani ha iniziato a fare pressione sul governo affinché si ritiri dai colloqui, sospenda tutti gli impegni ancora in vigore a livello internazionale e compia una ritorsione contro Israele.

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