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Garattini Brevettare Salute

“Brevettare la salute? Una medicina senza mercato” di Silvio Garattini letto da Tullio Fazzolari

La pandemia c’è ancora ma è passata in secondo piano. L’attenzione dei mass media si è ovviamente spostata sul conflitto in Ucraina e al virus viene dedicato in pratica soltanto una sorta di bollettino medico con il numero di contagi, ricoveri e decessi. L’aspetto abbastanza assurdo è che togliere spazio alla pandemia asseconda l’umore di buona parte dell’opinione pubblica che vuole cancellare al più presto le tristezze del lockdown. La rimozione freudiana rischia però di far dimenticare anche questioni d’importanza cruciale che sono emerse quando il virus imperversava. E chi non ha la memoria corta ne ricorda sicuramente una fondamentale: liberalizzare la produzione del vaccino per averne maggiore disponibilità, farlo arrivare in tutto il mondo. E quindi senza rimanere appesi ai tempi e alle decisioni delle industrie farmaceutiche.

L’antitesi è brutale: da un lato la salute, dall’altra il profitto. O, se si preferisce, l’interesse di tutti contro quello di alcuni privati. E’ un contrasto che va avanti da decenni e continuerà anche dopo la pandemia. Non è facile da risolvere ma occorre trovare un punto di equilibrio. Silvio Garattini, oncologo e farmacologo di fama internazionale e fondatore dell’Istituto Mario Negri, combatte da sempre contro gli eccessivi condizionamenti imposti dalle industrie. Con “Brevettare la salute?” (il Mulino, 128 pagine, 12 euro), scritto con la collaborazione di Caterina Visco, Garattini analizza tutti gli ostacoli che attualmente impediscono che ci sia una medicina alla portata di tutti.

Per comprendere la gravità del problema tocca tornare a parlare di corona virus. In America latina o in alcune zone dell’Asia la pandemia ha ucciso milioni di persone. Rispetto all’Europa occidentale le conseguenze sono state molto più gravi. La causa: il vaccino non c’era o non ce n’era abbastanza. E comunque aveva un costo troppo alto. Prezzo e quantità disponibili sono alla mercé delle decisioni delle case farmaceutiche. Il principale strumento che consente loro di dominare il mercato è il brevetto grazie al quale hanno l’esclusiva nella produzione di un farmaco. Si potrebbe osservare che ne hanno diritto perché si sono fatte carico degli investimenti necessari per la ricerca e lo sviluppo del medicinale. Ma non è completamente vero. Rispetto al passato l’industria del farmaco fa minore assegnamento su laboratori di ricerca interni. Spesso preferisce acquistare i lavori già sviluppati da laboratori esterni. E, a parte questo, resta comunque un problema finora irrisolto: la discrezionalità pressoché totale con cui le industrie possono imporre il prezzo di vendita di un farmaco.

Per fronteggiare questa situazione gli organismi che dovrebbero tutelare la salute di tutti, come dimostra il libro di Garattini, hanno funzionato poco e male. Le riforme che Garattini suggerisce porterebbero finalmente a “una medicina senza mercato”. In altre parole: meno profitti e maggiore servizio.

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  • 26 Marzo 2022