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Venerdì il presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev, ha fatto un discorso trasmesso in diretta dalla televisione nazionale riguardo alle grosse proteste antigovernative in corso da giorni nel paese. Tokayev ha usato parole durissime nei confronti dei manifestanti: ha detto di aver ordinato alle forze armate di «sparare per uccidere, senza avvertimenti», e poi ha aggiunto: «Abbiamo a che fare con banditi armati e ben addestrati, sia locali che stranieri. Più precisamente, con terroristi: dobbiamo distruggerli, e questo sarà fatto molto presto».

Tokayev ha definito la repressione delle proteste un’operazione di «antiterrorismo» e classificato come una «stupidaggine» gli inviti dei governi stranieri a dialogare coi manifestanti. In uno dei passaggi più duri del suo discorso, ha detto che la lotta contro i militanti «deve essere portata avanti fino alla fine. Chiunque si rifiuti di arrendersi verrà distrutto».

Le proteste sono un evento raro in Kazakistan, un paese governato in maniera autoritaria che non concede pressoché alcuno spazio al dissenso.

Le manifestazioni degli ultimi giorni erano iniziate a causa di un rincaro dei prezzi del carburante ed erano poi rapidamente diventate una rivolta contro il governo autoritario e corrotto. Sono descritte come «senza precedenti» e stanno mettendo in seria difficoltà Tokayev e il suo regime. Per reprimerle Tokayev ha anche chiesto aiuto alla Russia, che grazie a un’alleanza militare ha inviato soldati in Kazakistan.

Per ora, secondo i dati del governo, negli scontri avvenuti durante le proteste sono stati uccisi 26 manifestanti, 18 agenti e sono state arrestate circa 3mila persone.

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