il-paradosso:-no-alla-declassificazione-del-detenuto,-si-come-esempio-per-gli-studenti

Il paradosso: no alla declassificazione del detenuto, sì come esempio per gli studenti

Spread the love

Il parere negativo del Gruppo di Osservazione Interno alla “declassificazione” del detenuto basato sulle informazioni della procura antimafia

Nel carcere Due Palazzi di Padova c’è un detenuto, T. R., che da anni è nel circuito di Alta sicurezza. Sulla carta ha tutti requisiti per accedere alla “declassificazione”, ma il gruppo di osservazione interno ha dato parere negativo sulla base delle informazioni giunte dalla Procura antimafia. Per i non addetti ai lavori ciò non crea nessun sobbalzo dalla sedia, ma in realtà è una vera e propria anomalia. Un caso che il Garante nazionale ha rilevato durante la sua visita.

Ma che cos’è la declassificazione?

Come prevede l’ordinamento penitenziario, ogni sei mesi viene svolta una verifica su ogni recluso nel regime di Alta sorveglianza per valutare se abbia raggiunto i requisiti per avere una carcerazione più tenue. Come sottolinea il Garante nazionale, parliamo di una valutazione che soltanto chi opera a contatto con la persona può esprimere, avendone riscontrato e sperimentato direttamente la partecipazione al percorso definito, senza essere influenzata da informazioni esterne che serviranno solo successivamente per una decisione finale che spetta all’amministrazione centrale. Il detenuto T.R. dal 2014 partecipa alle attività della redazione di Ristretti orizzonti insieme a persone appartenenti al circuito dei detenuti comuni. Il Garante nazionale, per far comprendere meglio il paradosso che si è verificato, ha ricordato che nel corso di un incontro promosso dalla redazione il 24 gennaio 2020, il suo caso è stato oggetto di un confronto con il Sostituto procuratore distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Stefano Musolino.

Il detenuto perseguitato dal suo stigma

È stato lo stesso direttore della Casa di reclusione a presentare la situazione di T.R. come il caso tipico di una persona vittima di ciò che rappresenta: «Lo stigma si chiama T.R. Lo perseguita sempre». Ha quindi definito «un’ipocrisia a livello amministrativo e a livello del sistema» il fatto che T.R. partecipi ad attività con i detenuti comuni, ma rimanga nel circuito As1.Ma cosa è accaduto? Qualche mese dopo, il 16 giugno, si è svolta una riunione del Gruppo di osservazione e trattamento (Got), in vista della richiesta di declassificazione di T.R., riunione alla quale era stata invitata anche la responsabile della redazione di Ristretti orizzonti. È stato riferito al Garante che nel corso della riunione era emerso un giudizio complessivamente positivo sul percorso fatto in questi anni da T.R. Eppure il Got, in contrasto con le valutazioni emerse nel citato incontro di pochi mesi prima, ha emesso parere negativo all’istanza di declassificazione. Perché? Lo ha fatto sulla base delle informazioni giunte dalla Procura antimafia. Ma non funziona così. Il parere del Got deve essere autonomo, non può basarsi su quello della procura: sono due valutazioni separate che poi spetta all’amministrazione centrale farne una sintesi. Questo non è accaduto e si è verificato, come osserva il Garante, una situazione paradossale: la persona che non è ritenuta idonea alla declassificazione, viene proposta come testimone davanti agli studenti di Reggio Calabria.

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *