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Secondo i magistrati dell’Anm “porterebbe, senza adeguate garanzie, all’immagazzinamento silente di una massa di informazioni delicate e sensibili ad opera di singoli avvocati quotidianamente impegnati nelle attività professionali dinanzi ai magistrati giudicati”. 

“La funzione giudiziaria è un bene che va preservato fino in fondo nelle situazioni che possono rivelarsi rischiose per il suo regolare ed imparziale andamento, dal momento che essa rappresenta il nucleo fondante della tenuta di una democrazia”.

Lo dichiara in una nota la Giunta distrettuale dell’Anm di Bari intervenendo nuovamente sulla abolizione del “diritto di tribuna”, cioè la possibilità per i componenti laici del Consiglio giudiziario, tre avvocati e un docente universitario, di assistere alle sedute nelle quali si discute delle valutazioni dei magistrati.

I penalisti di Bari, Trani e Foggia, per protestare, hanno proclamato da ieri lo stato di agitazione. L’Anm torna sulla questione spiegando che “le valutazioni dei magistrati sono affidate anche agli avvocati in seno al Csm” ma “per tali componenti, durante lo svolgimento pluriennale di tali delicate funzioni, vige il divieto assoluto di esercizio della libera professione”. Cosa che non avviene per i componenti del Consiglio Giudiziario distrettuale.

Per questo il sindacato dei magistrati baresi ritiene che “il mero ascolto dell’avvocatura nelle sedute tenute su quelle pratiche in Consiglio Giudiziario sarebbe del tutto irragionevole”, evidenziando che “porterebbe, senza adeguate garanzie, all’immagazzinamento silente di una massa di informazioni delicate e sensibili ad opera di singoli avvocati quotidianamente impegnati nelle attività professionali dinanzi ai magistrati giudicati”.

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