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Il miracolo Comore: la Nazionale insulare per la prima volta in Coppa d’Africa

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Per ventiquattro ore, lo scorso 25 marzo, il governo delle isole Comore ha sospeso i divieti in vigore emanati per contenere l’epidemia di Covid, lasciando la popolazione libera di circolare nelle principali città del Paese. Impossibile, del resto, contenere la gioia irrefrenabile dei comoriani dopo la prima, storica qualificazione alla Coppa d’Africa della nazionale, solo accarezzata due anni fa e certificata aritmeticamente dallo 0-0 con il Togo: “Al fischio finale, c’è stata un’esplosione di gioia pazzesca nello stadio, dove erano presenti oltre mille persone. Io, per alcuni secondi, ho avuto sentimenti contrastanti. Sì, sono stato felice della qualificazione ma avrei preferito che vincessimo anche la partita con il Togo. Volevo che finissimo con una vittoria per la nostra ultima partita del girone in casa. In ogni caso, sono davvero felice e orgoglioso”, ha raccontato Youssouf M’Changama, centrocampista della nazionale e del Guingamp (Ligue 2), intervistato dalla rivista francese So Foot.

M’Changama è solo uno dei tanti “francesi” in forza ai Celacanti, così come sono soprannominati i giocatori comoriani, dal nome di un particolare tipo di pesce osseo diventato simbolo nazionale. La Francia, o meglio le serie minori transalpine, sono il vero serbatoio di talento delle Comore. Dei trenta giocatori presenti nella lista allargata per l’ultima sessione di qualificazioni alla Coppa d’Africa, come concesso dalla CAF per via della pandemia, ben 18 militano in Francia, perlopiù tra Ligue 2 e D3, ovvero la Serie C d’Oltralpe. Altri sette giocano in Europa – tra Inghilterra, Serbia, Belgio, Olanda e Svizzera – mentre uno soltanto proviene dal campionato locale: il secondo portiere Salimo Velonjara, che in patria difende i pali del Volcan club di Moroni, la squadra più blasonata dell’arcipelago comoriano. Il titolare, Ali Ahamada, è addirittura svincolato dopo una breve e sfortunata parentesi al Brann, in Norvegia: “Sono stato bene a Brann, ma ci sono stati problemi di comunicazioni con la società e l’allenatore. Cose che capitano nel calcio, ma per fortuna essere senza contratto non ha inciso sul mio status in nazionale”, ha dichiarato a un noto quotidiano norvegese.

A concedergli fiducia incondizionata è stato l’allenatore Amir Abdou, il vero architetto del miracolo comoriano. In carica dal 2014, il commissario tecnico franco-comoriano – che contemporaneamente allena anche una squadra di club (i mauritani del Nouadhibou) – ha dovuto fare i conti con le pochissime risorse economiche a disposizione, assemblando giocoforza una selezione composta quasi totalmente da giocatori che si sono calcisticamente formati all’estero e perlopiù binazionali. “Le Comore sono un Paese povero. Abbiamo pochi mezzi. Ci sono alcune cose buone, ma ci mancano in primis le strutture. La selezione locale – ha dichiarato – non riesce nemmeno a qualificarsi per il CHAN (il Torneo delle Nazioni Africane riservato ai giocatori che militano nei campionati locali, ndr)”. In sette anni, grazie al suo lavoro, i Piya – i Verdi – hanno scalato ben sessanta posizioni nel ranking Fifa, passando dal 190esimo posto del 2014 al 130esimo odierno.

Un’escalation strepitosa – se si pensa che le Comore hanno ottenuto l’indipendenza nel 1975 e il riconoscimento della Fifa solo nel 2005 – resa possibile anche e soprattutto grazie ai gol di El Fardou Ben Nabouhane. Il bomber della Stella Rossa, che recentemente ha segnato anche al Milan in Europa League, è indubbiamente la stella della squadra: “Amo segnare per il mio popolo, ma non mi sento un eroe“, ha dichiarato l’attaccante nato a Mayotte, l’isola tristemente nota per essere “l’altro cimitero dei migranti”. Nel 2007 Ben Nabouhane è entrato nella storia, diventando il primo comoriano a firmare un contratto professionistico, con il Le Havre, il club più antico di Francia.

Con 22 reti in 8 partite Ben Nabohuane è anche il massimo capocannoniere storico delle Comore, ma Abou ci tiene a responsabilizzare tutti i giocatori, sottolineando come in realtà la virtù della nazionale sia il collettivo: “Non abbiamo star tra noi, siamo forti perché siamo uniti“. Dello stesso avviso è anche Kassim Oumouri, telecronista ufficiale della tv di Stato della Comore (Ortc), diventato popolare sul web per via delle sue esultanze piuttosto pittoresche. Anche se ammette: “Mi piacciono in particolare i giocatori della diaspora. Li preferisco, perché sono giocatori che non conoscono le Comore e vengono a scoprirle“. Adesso, grazie alla loro impresa, le ha scoperte anche tutto il resto del mondo.

Foto Twitter Caf

L’articolo Il miracolo Comore: la Nazionale insulare per la prima volta in Coppa d’Africa proviene da Il Fatto Quotidiano.

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