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- (Photo: NurPhoto via NurPhoto via Getty Images)

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C’è un “bug” nel Green pass: risulta valido anche se si è positivi al Covid, così il ministero della Salute corre ai ripari per sopperire alla mancanza di un meccanismo che faccia scattare automaticamente la revoca temporanea della certificazione per chi è stato contagiato.

A giorni è atteso un intervento del dicastero di Roberto Speranza, che sta lavorando col Garante della Privacy per aggiornare la app e non far leggere come validi i certificati dei positivi, impendendone l’eventuale accesso ai luoghi pubblici. Va ricordato comunque che la legge italiana prevede sanzioni già per chi viene sorpreso fuori dalla propria abitazione (o dal luogo in cui ha comunicato che trascorrerà il periodo di quarantena) essendo positivo. Sul sito del Ministero della Salute sono riportate tutte le indicazioni inerenti la durata dell’isolamento e le casistiche.

Il mese scorso durante un question time alla Camera, il ministro della Salute Roberto Speranza aveva ricordato che “il Dpcm 17 giugno 2021 ha previsto la possibilità della revoca delle certificazioni verdi, precedentemente rilasciate, per il periodo della malattia”.

“Resta evidente – aveva aggiunto il ministro – che chi è stato identificato come caso positivo a Sars-Cov-2 è sempre soggetto all’obbligo di legge dell’isolamento fiduciario e deve essere conseguentemente esclusa a rigore la possibilità di utilizzo del Green pass se il titolare è causa di possibile contagio”. Speranza aveva anche sottolineato che si stava approfondendo con le Regioni “la possibilità di prevedere una doppia opzione di revoca, con segnalazione del medico ovvero attraverso il flusso dei tamponi molecolari positivi”.

Il problema della revoca, sottolineano in queste ore dal ministero della Salute, andrebbe affrontato anche a livello europeo: un sistema di revoca comunitario permetterebbe di avere una omogeneità di blocco del certificato anche negli altri paesi se usato in modo fraudolento.

E che il “bug” del Green Pass vada sanato lo testimoniano i casi riportati dalle cronache nelle ultime settimane. L’ultimo in ordine di tempo riguarda un giovane milanese, consapevole di aver contratto il Covid, che ieri ha violato l’isolamento per raggiungere la fidanzata risultando sempre in regola ai vari controlli del Green Pass, malgrado la positività. Se il sistema di tracciamento legato alla certificazione verde non ha funzionato, si è invece rivelata utile il sistema delle registrazioni in hotel che ha fatto scattare l’allarme sanitario e l’intervento della polizia. Così il ragazzo è stato denunciato e riaccompagnato in una struttura protetta.

Altra storia recente, raccontata da Repubblica, è quella di Valerio Capriotti, restaurant manager del ristorante Baccano di Roma. “Speriamo che il super Green Pass non abbia quei bug, quelle falle che ho riscontrato personalmente nella versione attuale: da convalescente al Covid avrei potuto girare tranquillamente con il mio certificato nei ristoranti e in tutti i luoghi al chiuso”, ha dichiarato il ristoratore.

Insomma, in questi casi bisogna affidarsi al senso di responsabilità del singolo cittadino. Come accade anche quando un vaccinato, entrato in contatto con un positivo o dopo aver la propria positività con test fai da te, non comunica il proprio stato alla Asl di competenza. In quel caso bisogna sperare che il soggetto scelga quantomeno di auto-isolarsi ed evitare contatti a rischio perché altrimenti, in totale mancanza di comunicazione alle autorità sanitarie, il suo Green pass rimarrebbe comunque valido permettendogli l’accesso a luoghi pubblici e locali.

Questo articolo è originariamente apparso su L’HuffPost ed è stato aggiornato.