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L’approfondimento di Luigi Pereira

C’è uno spettro che si aggira per la rete, in particolare sul social media Twitter. È lo spettro della #VioliNation. Un fenomeno che da tre notti tiene attaccati a un Twitter Space – uno spazio audio in cui gli utenti ascoltano e possono conversare, ma in questo caso è tipo radio – giornalisti (dal calciofilo Tancredi Palmeri al serioso Gianni Riotta), cantanti (Fedez), sportivi (la tennista Sara Errani in visibilio), scrittori (Andrea Delogu) e persino il profilo della Treccani (!), oltre a 5.000 utenti. Tutti connessi all’una e mezza di notte solamente per ascoltare le canzoni e gli audio di Marco Violi, giornalista web del cosiddetto “ambiente romano”, direttore del sito www.romagiallorossa.it. Un fenomeno social che ha visto l’hashtag (una parola chiave di ricerca) #VioliNation diventare mercoledì il 5° più seguito al mondo per alcune ore.

È un fenomeno tutto nuovo in Italia quello dell’uso degli Space, che però ora stato portato nel mainstream da un utente – tal “@moussolinho – The Animal Violista” – che da martedì ha iniziato a trasmettere canzoni e audio dedicati a calciatori (bellissima la canzone dedicata al francese Veretout), allenatori (compresa una per Maurizio Sarri  ora ripresa dai laziali) e dirigenti della Roma, con particolari dediche non del tutto gentili da parte di Violi all’ex proprietario Jim Pallotta. Una trasmissione che ha dato il via ad una cascata di post e commenti, sino alle attività di instant marketing portate avanti da aziende come Dazn e Red Bull, e persino dalla Lega Calcio di Serie A.

Noi stamattina. #VioliNation pic.twitter.com/DOdpXmnU3P

— Lega Serie A (@SerieA) November 18, 2021

Un successo incredibile e probabilmente del tutto inaspettato anche per chi ha lanciato l’iniziativa, nonostante il nome e i video di Marco Violi, e i suoi “editoriali” video fossero noti da anni tra i frequentatori dei siti di news romanisti. Ma i social media possono rendere virale qualunque cosa, anche vecchi video che riemergono dagli archivi, se gli utenti li trovano interessanti o divertenti. Accade con la politica, perché non dovrebbe accadere con lo sport. Il risultato comunque è esilarante, tanto da aver aperto la discussione oltre che in rete anche su siti e agenzie stampa.

CHI È MARCO VIOLI

Nonostante un successo che in queste ore pervade la rete, Violi non sembra aver preso molto bene questa visibilità nazionale e non solo.

Intellettuali, giornalisti, attori e attrici, cantanti, tenniste che ascoltano uno spazio su Twitter di un utente chiamato #Moussolinho. Poi in RAI e nei loro sproloqui al concertone del primo maggio si indignano sul fascismo#coerenzazero #blablabla #5minutidivergogna

— Marco Violi 🇮🇹 🇵🇹 (@MarcoVioli5) November 18, 2021

Un lamento raccolto da vari siti che ora descrivono #VioliNation come cyber bullismo, scontando evidentemente una scarsa conoscenza del fenomeno e del personaggio, con tanto di interviste “megafono” senza un minimo di approfondimento.

Giornalista, iscritto all’Ordine del Lazio, titolare della testata giornalstica www.romagiallorossa.it, è sul mercato romano delle news da oltre un decennio. Il personaggio è a dir poco controverso. È finito sotto processo (non è noto il verdetto) per stalking nei confronti di una collega giornalista e da anni tempesta di insulti e denunce utenti social e del suo sito e giornalisti che lui considera “avversari”, in primis John Solano – titolare del sito RomaPress.it – cui ha dedicato quella che on line è diventata la sua hit più famosa: “SO-LA-NO”, sulla base di  “Freestyler”, canzone iconica dei Bomfunk MC del 1999.

Non solo però. Violi in questi anni si è distinto per gli innumerevoli video in cui utilizza nei confronti dei suoi “nemici” insulti razzisti (“arabo di m…”), sessisti (“fr…, fr…, ricch…”), violenti (”finisci in un pilone di cemento”), sessisti (“puttan…” ovunque), e persino nei confronti di una bambina disabile. Il tutto contornato da una decisa scelta pro no vax, resa pubblica a seguito di una sua lite – con regolare denuncia (“Segnalato e denunciato” è un suo leit motiv) – nei confronti di una ASL che lo ha bloccato per mancanza di green pass.

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Un approccio aggressivo e anche violento che però non è del solo Marco Violi, ma anche della sorella Maria Paola, direttore editoriale del sito (oltre che autrice di recensioni di prodotti per il trucco), che spesso interviene nelle dirette della web radio del fratello e sui social, e che non si e mai ritratta dal minacciare anche di morte (“ti ficco un coltello nel cuore”) e di querele chiunque. Il tutto condito da interviste reciproche tra lei e il fratello rispetto alla loro guerra verso gli haters. Haters che però Marco e Maria Paola Violi individuano riferirsi ad unico soggetto, una sorta di padrino di tutte le nefandezze, tal @LogikSeo.

LA “PIOVRA” LOGIK SEO

Logik Seo è un’azienda con base a New York che si occupa di SEO, appunto, e cioè ottimizzazione della presenza su motori di ricerca e social media. Fu la società scelta dalla proprietà americana della AS Roma per lanciare la presenza on line, peraltro raggiungendo un successo ben maggiore di quello della squadra sul campo, che non vince trofei da ben 13 anni. In questa telenovela, che va avanti ormai da almeno tre anni, Violi si è convinto che ci sia un complotto mirato a fargli chiudere il sito, mentre dall’altra parte Logik SEO (non è noto il nome del titolare dell’azienda) ripubblica a oltranza gli esilaranti video delle canzoni di Violi o le sue tirate contro tutti, accompagnate da almeno di un paio di annunci della morte di Violi riportati dal sito, con conseguenti e ingiustificate resurrezioni.

Oggi su Roma Twitter: Marco Violi annuncia la sua morte via sito, risorge dopo un’ora per annunciare che @Godopoli è un giornalista de Il Tempo sotto mentite spoglie, oggi ritratta sulla sua morte.

C’è solo una cosa da fare adesso, per volare sempre più in alto: pic.twitter.com/iB2m6ArhBJ

— Fulvio Santucci (@SantucciFulvio) May 9, 2019

NO, #VIOLINATION NON È BULLISMO

Al di la di queste schermaglie tra utenti online, la questione diventa più grande nel momento in cui raggiunge una tale visibilità e qualcuno inizia a parlare di cyber bullismo. Ma lo si può definire tale? Si può arrivare a tirare dentro l’esempio della povera Tiziana Cantone, spinta al suicidio dalla criminale condivisione di suoi video privati? La risposta, come da più parti sta iniziando ad emergere – specie da chi conosce il caso Violi – è negativa. #VioliNation infatti ha ripubblicato audio e video già presenti in rete e noti da anni perché pubblicati dallo stesso Violi, anche se non al grande pubblico. Inoltre, durante la diretta di #VioliNation gli stessi audio non sono stati modificati né sono stati fatti commenti, e – sorprendentemente, dati i numeri dell’audience – il pubblico si è fortunatamente astenuto da commenti sulla persona Marco Violi in termini di body shaming o altro (non su #VioliNation ma in passato qualcuno sì, purtroppo qualche idiota sui social si trova sempre). Violi, che certo da tempo è diventato un’icona online con i suoi video usati come “meme”, messi come risposta o commento in diverse situazioni da parte di migliaia di utenti, non sarà contento. Ma da qui al bullismo online, fatto di insulti, persecuzioni, siamo lontani anni luce.

Come ha ben scritto “Il Foglio, “tutti, nella loro cameretta o con gli amici più fidati, storpiano le canzoni sostituendo frasi d’amore con espressioni sconvenienti, scorrette e offensive, ma si guardano bene dal farlo in pubblico. Violi non solo non se ne vergogna, ma ha creato decine e decine di canzoni così, che già da tempo alimentano nel sottobosco della rete una community di seguaci più o meno ironici”. Ecco, il problema: Violi pretende di poter pubblicare di tutto non ammettendo però di poter suscitare reazioni diverse dall’adulazione. Non funziona così la comunicazione, a nessun livello, in nessun Paese, e peccato che Violi non abbia colto l’enorme possibilità professionale postagli da un’improvvisa popolarità nazionale. E i media, prima di parlare di bullismo, dovrebbe forse approfondire prima se la veste del soggetto in questione sia immacolata o meno, e in questo caso proprio non lo è.

L’ODG CHE FA?

Sul sito del MIUR il cyberbullismo è definito “un insieme di azioni aggressive e intenzionali, di una singola persona o di un gruppo, realizzate mediante strumenti elettronici il cui obiettivo e quello di provocare danni ad un coetaneo incapace di difendersi”. Ecco, sulla base di questa definizione quella che qualche sito ha raffigurato come presunta vittima rischierebbe di ritrovarsi dall’altra parte. E se il soggetto in questione – come ha scritto ad esempio Francesco Costa de Il Post – “non sta bene”, allora più che parlare erroneamente di cyber bullismo bisognerebbe richiedere un intervento dell’Ordine dei Giornalisti e del tribunale.

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