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FRANCIA

11.02.2021 – 14:54

Il caso di Fenty di Rihanna, marchio sulla cresta dell’onda e fallito dopo il 2020, è emblema di un mondo in bilico

PARIGI – Nata da zero, immaginata e diretta da una donna di colore: il marchio Fenty di Rihanna aveva fatto faville quando nel 2019 era stata acquistato dal conglomerato del lusso LVMH.

Tra le altre cose era il secondo investimento del gruppo francese – che possiede tra gli altri Louis Vuitton, Christian Dior e altri marchi esclusivi – in un’azienda fondata da poco.

L’idea era quella di coniugare l’esclusività e il pregio del pret-à-porter alla semplicità dello streetwear. Insomma, una versione più dinamica della moda da passerella, pensata per i giovani e per l’era dei pop-up store e dei social network.

Un piano che non si è però realizzato, portando a LVMH a “congelare” il marchio dopo un pandemico 2020. Da una parte una difficoltà negli approvvigionamenti del materiale, dall’altra il blocco continentale che ha tenuto Rihanna lontana dal team creativo.

Ma la crisi della moda, soprattutto quella più alta, è endemica della pandemia. Il motivo è semplice: se non si può uscire, se non ci sono più le stagioni. Che motivo c’è d’investire in un nuovo guardaroba?

Senza contare che, per quanto riguarda i vestiti, i negozi e le boutique sono fondamentali alla vendita. L’esodo online di diversi marchi al momento è ben lungi dall’eguagliare la domanda pre-pandemia.

«È un’industria che si basa sui negozi per l’80% delle vendite», spiega Imran Amed del portale The Business of Fashion, autore di un report sulla crisi che evidenzia anche come, a pesare, sia stato il fatto che i vestiti sono beni di lusso e non di prima necessità.

Secondo lo studio “The State of Fashion” realizzato dagli analisti di McKinsey & Company si prevede un capitombolo del fatturato del -93% nel 2020.  Un crollo che avrà pesanti ripercussioni sul personale a livello globale, ma anche di tipo strutturale, con ripercussioni miliardarie sui paesi dove solitamente questi capi vengono realizzati (come Bangladesh, Indonesia e Romania).

Ora, per capire come si potrà evolvere la faccenda, bisognerà prima capire se sarà davvero possibile tornare al pre-coronavirus o se il danno fatto è di tipo strutturale e irrimediabile.

Questo potrebbe portare l’industria della moda a un auto-ridimensionamento che, secondo alcuni, potrebbe essere comunque salutare anche considerando l’ottica della sostenibilità. L’industria della moda è una di quelle con il maggior impatto, fra emissioni, rifiuti e sfruttamento di risorse.

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