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Il complotto contro Lanzi: troppo garantista per le truppe forcaiole che occupano il Csm

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Chi ha ordinato il pedinamento del consigliere del Cms Alessio Lanzi? E per quale motivo? Di certo, per le sue idee, non si era fatto molti amici tra le truppe giustizialiste

Lasciateci fare i complottisti, almeno per una volta. E come in ogni complotto che si rispetti dobbiamo provare a rispondere alla domanda delle domande: a chi giova? E per mantenere un certo mistero –  ché gli articoli complottisti, è noto, vivono nella penombra, fioriscono nel non detto o nel detto tra le righe – potremmo prima chiederci il contrario, ovvero: a chi non giova, chi vuol colpire e delegittimare il complotto?

Ecco, di certo lo sputtanamento a mezzo stampa del consigliere laico Alessio Lanzi, perché è di quello che stiamo parlando, non giova all’ala più garantista del Csm. E questo è un fatto. Ora, una volta seminati un po’ di interrogativi, passiamo ad elencare gli eventi.

La Repubblica di ieri pubblica un lungo articolo nel quale parla di un incontro tra il consigliere Lanzi e Roberto Rampioni.

Il Rampioni in questione, veniamo a sapere, è un avvocato, ma non un avvocato qualsiasi: è il legale difensore di Luca Palamara. E qui si spalanca un universo. E’ sufficiente citare quel nome, Palamara, per evocare in chi legge il grumo mediatico giudiziario che ha paralizzato la nostra Giustizia, la tossina che ha avvelenato la magistratura italiana, il groviglio correntizio che in questi anni ha giocato al risiko delle procure nei salotti dei più esclusivi hotel romani.

Ora, sembra che l’incontro tra i due sia avvenuto poche ore prima che Palamara venisse ascoltato – “torchiato”, abbiamo titolato noi – dal Csm. E dunque la domanda è legittima: perché mai un membro del Csm decide di incontrare il legale difensore di Palamara alla vigilia “dell’interrogatorio” del suo assistito? E qui ognuno può trovare la risposta che più lo soddisfa anche perché difficilmente sapremo con certezza di cosa abbiano parlato i due.

E allora passiamo a porci la seconda interessantissima domanda: chi ha seguito l’avvocato di Palamara e Lanzi decidendo poi di passare l’informazione a Repubblica? Ed è normale che un membro del Csm, organo di rilevanza Costituzionale sacro quasi quanto il nostro parlamento, subisca questo genere di pedinamenti?

E qui occorre fare un passo indietro e tracciare un breve profilo del professor Alessio Lanzi. Avvocato e giurista di altissimo livello, Lanzi era il nome più accreditato per diventare vicepresidente del Csm. Poi è intervenuto qualcuno o qualcosa che ne ha frenato la corsa e quando venne proposto il nome di Ermini – questo lo scrive Palamara nel suo libro – i “poteri forti” della magistratura (vedete come siamo complottisti?) reagirono stupiti: “Ermini chi?”. Ma alla fine “l’anonimo Ermini” vinse sul profilo decisamente troppo garantista dell’avvocato Lanzi.

Il quale, però, ha portato la sua formazione, la sua sensibilità di giurista e le sue battaglie a palazzo dei Marescialli. Separazione delle carriere, responsabilità civile dei magistrati e così via.

Lanzi finì poi nel mirino delle toghe milanesi e del Fatto di Travaglio quando osò criticare le perquisizioni mediatiche ordinate dalla procura di milano nelle Rsa Lombarde. Una lesa maestà intollerabile che spinse Giuseppe Cascini, capo delegazione di Area a Palazzo dei Marescialli, a tuonare indignato:  «Il compito del Csm è quello di tutelare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura; i componenti del Csm non dovrebbero mai esprimere giudizi sul merito di una iniziativa giudiziaria in corso e certamente mai dovrebbero farlo con quei toni e quelle espressioni, che delegittimano il ruolo dell’autorità giudiziaria e dell’ufficio procedente». Poi la “minaccia”: se Lanzi non smentisce le «dichiarazioni chiederemo l’apertura di una pratica a tutela dell’autorità giudiziaria di Milano».Insomma, a questo punto del racconto complottista dovrebbe essere chiaro a tutti che Lanzi è stato scelto come bersaglio per delegittimare e zittire una delle poche voci di dissenso e non arruolate nel variegato esercito guidato dalle procure di cui Palamara parla nel suo libro. Ma ripetiamo, questo è solo becero complottismo. La realtà è senza dubbio più semplice: qualcuno passando dalle parti dello studio romano di Lanzi deve aver riconosciuto il legale di Palamara decidendo di avvisare Repubblica. La quale ha deciso di darne conto non perché sia un giornale arruolato ma per puro amore della verità giornalistica.Ma è facile prevedere che il risultato del complotto sarà esattamente opposto: chi intendeva delegittimare Lanzi ben presto si renderà conto che avrà contribuito a gettare una nuova manciata di fango contro la magistratura italiana. Si chiama eterogenesi dei fini.

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