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Il 7 giugno l’udienza per i morti nella rivolta nel carcere di Modena

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Fissata per il prossimo 7 giugno, alle ore 10, l’udienza per l’opposizione alla richiesta di archiviazione sui morti del carcere di Modena. Ricordiamo, infatti, che i primi di marzo la procura di Modena ha chiesto l’archiviazione per la morte di otto dei nove detenuti che hanno perso la vita l’anno scorso durante la rivolta di Modena dentro la casa circondariale di Sant’Anna. «A seguito degli accertamenti medico legali e chimico tossicologici l’individuazione delle cause del decesso conduce per tutti alle complicazioni respiratorie causate dall’assunzione massiccia di metadone e altri farmaci. Viene esclusa per tutti l’incidenza concausale di altri fattori di carattere violento», così in sostanza la procura ha liquidato la questione. In realtà, nessuno ha messo in discussione la causa della morte. Senza dubbio è overdose di metadone e altre sostanze. Ma da sola non basta, anche perché, sia pure prendendo atto che la Polizia penitenziaria si è trovata ad affrontare era complicata e delicata, si tratta di una rivolta all’interno di un carcere: un evento prevedibile e, nei limiti del possibile, evitabile.

L’otto marzo 2020 scoppiò la rivolta in molte carceri

L’8 marzo 2020 scoppia una grave rivolta nella casa circondariale di Modena e muoiono nove detenuti. Ricordiamo che scoppiarono disordini in numerose carceri. L’impatto della pandemia ha generato paura e spaesamento nei reclusi. Ogni giorno su tv, radio, giornali, si chiedeva di mantenere il distanziamento sociale e di evitare assembramenti: due cose inconciliabili nelle nostre carceri. Queste preoccupazioni e la chiusura dei colloqui, hanno portato poi a far esplodere gli animi e alle proteste che ad inizio marzo del 2020 hanno interessato decine di istituti in tutto il Paese.Ritorniamo ai nove morti al carcere di Modena. Decessi che sarebbero avvenuti per intossicazione da farmaci. Cinque di loro sarebbero morti nello stesso istituto, quattro a seguito di trasferimento in altri istituti. Il trasferimento sarebbe avvenuto con il nulla osta medico.

Gli esposti dell’associazione Antigone contro gli agenti

Il 18 marzo del 2020, l’associazione Antigone deposita un esposto contro gli agenti polizia penitenziaria e il personale sanitario per omissioni e colpe per la morte dei detenuti.Il 7 gennaio 2021, Antigone deposita una integrazione all’esposto del 18 marzo 2020. L’associazione prende tale decisione a seguito della formale segnalazione della denuncia presentata da cinque persone detenute per le violenze che sarebbero state commesse da agenti di polizia penitenziaria a danno di alcuni detenuti subito dopo la rivolta scoppiata presso la Casa circondariale di Modena nella data dell’8 marzo 2020. Ma a marzo scorso, la procura chiede archiviazione per i detenuti morti, tranne il caso di Salvatore Piscitelli.A porre opposizione all’ archiviazione ci sono anche gli avvocati di Hafedh Chouchane, tunisino ritrovato morto in carcere. Tante sono le incongruenze non chiarite. Due sono i temi non approfonditi. Il primo tema è la mancata custodia dei detenuti, soprattutto quei soggetti vulnerabili come i tossicodipendenti che sono riusciti ad accedere con facilità al metadone. Il secondo tema è la contraddizione sugli orari e il luogo dove è stato portato il corpo del tunisino in stato comatoso. Senza fare ulteriori indagini, non si potrà mai chiarire davvero cosa sia successo in quei giorni nel carcere durante la rivolta di Modena.

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