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I Simpson censurati a Hong Kong. Ecco perché

La legge sulla censura cinematografica, volta a “salvaguardare la sicurezza nazionale”, oscura Marge in visita alla Muraglia Cinese

HONG KONG – Lo confermano sia il Times che il Guardian: un’episodio dei Simpson è stato censurato a HonKong. Motivo? Il cartone animato statunitense è reo di aver fatto riferimento ai campi di lavoro forzato in Cina. Un comportamento dal sapore antigovernativo, tanto temuto dal regime Xi Jinping che controlla la regione. Anche attraverso una legge sulla censura cinematografica che – approvata dall’ex colonia britannica nel 2021 – mira a “salvaguardare la sicurezza nazionale”.

Qual’è il cartoon censurato – Come detto, a passare sotto la scure censoria ed essere dunque rimossa dai servizi di streaming Disney+ è il secondo capitolo della stagione 34 dei Simpson che, andato in onda originariamente nell’ottobre 2022 con il titolo “One Angry Lisa”, è il settecentotrentesimo episodio in tutto.

La parte del cartone animato incriminata è quella nella quale Marge, impegnata in un tour interattivo a bordo della sua cyclette, raggiunge la Grande Muraglia cinese. E proprio qui, l’istruttore della signora Simpson dice: «Ecco le meraviglie della Cina. Miniere di bitcoin, campi di lavoro forzato dove i bambini fabbricano smartphone e romanticismo».

Tema indigesto a Pechino – Un tema, quello dei campi di lavoro, che è certamente indigesto al regime di Pechino, accusato da tempo di costringere lavoratori uiguri a raccogliere cotone nelle piantagioni dello Xinjiang. E il fatto che One Angry Lisa, unico tra tutti gli episodi della paiattaforma streaming, non sia più disponibile a Hong Kong, lo starebbe a dimostrare.

Non è la prima volta per I Simpson – One Angry Lisa non è però il primo episodio censurato da quando qundo Disney+ è attivo a Hong Kong (novembre 2021). Anche la puntata 12 della sedicesima stagione fu stralciata perché raccontava della visita della famiglia Simpson alla Piazza Tiananmen dove una targa con la frase: “su questo sito, nel 1989, non è successo niente”.

Giro di vite sulle libertà culturali – Quanto accaduto non sorprende più di tanto visto che Hong Kong è una Regione amministrativa speciale cinese (dal 1997). Assoggettata dunque al controllo di Pechino che, negli ultimi anni, esercita con sempre maggiore intensità la censura dell’espressione politica su media, attività culturali, sociali, politiche e religiose, con l’ossessione di reprimere qualsiasi sentimento antigovernativo.