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I sei senatori che mancano al Conte-Ter (ma Renzi vuole di più)

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Redazione
28 gennaio 2021 04:41

Fino all’altroieri il senatore di Forza Italia Luigi Vitali aveva smentito le voci che lo volevano pronto ad entrare nel gruppo degli Europeisti Maie Centro Democratico che è nato a Palazzo Madama per sostenere la nascita del Conte-Ter. Ieri aveva fatto sapere che per passare in maggioranza avrebbe chiesto la modifica della linea sulla giustizia, in particolare sulla prescrizione e sui trojan. E infatti ieri sera Vitali ha comunicato alla capogruppo Anna Maria Bernini che ha cambiato idea: “Ho deciso di sostenere il presidente Conte, perché in una situazione drammatica come quella che vive il Paese, vedo gente pensare più a interessi di parte, seppure legittimi, anziché pensare a cosa serve al Paese”.

I sei senatori che mancano al Conte-Ter (ma Renzi vuole di più)

La scelta di Vitali è numericamente importante perché il gruppo nato ufficialmente ieri mattina contava appena dieci senatori, aveva dovuto subire all’ultimo la defezione di Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella (a quanto pare perché gli altri si erano rifiutati di inserire il simbolo di Noi Campani in quello del gruppo) e aveva raggiunto il “magic number” necessario a presentarsi dal Capo dello Stato nelle consultazioni soltanto grazie all’inserimento, all’ultimo minuto, della scrittrice Tatjana Rojc, che si trovava fino al giorno prima nel gruppo del Partito Democratico, e di Gianni Marilotti, uscito dal M5s a novembre. Soprattutto, i dieci già votavano la fiducia al governo Conte che quindi non aveva guadagnato nulla dalla nascita del gruppo orchestrata da Bruno Tabacci, che intanto sta lavorando per creare la stessa sigla anche alla Camera. Lonardo spiega oggi in un’intervista a Repubblica che ha mollato proprio quando al nome del gruppo è stato aggiunto “Centro Democratico”, ‘firma’ di Tabacci, mentre hanno rifiutato di inserire il suo simbolo: “Ma sostengo Conte dal Misto, questo paese ha bisogno di un governo stabile”. 

Il dato numerico immediato però è che ora al Conte-Ter per raggiungere l’obiettivo minimo della maggioranza assoluta al senato mancano ufficialmente sei senatori e non sette. nell’ultima fiducia Conte ha ottentuo 156 voti, a cui bisogna aggiungere il parlamentare M5s Francesco Castielllo che si era ammalato di Covid-19 ma ora è in convalescenza, ma anche sottrarre 3 senatori a vita (Cattaneo, Segre, Monti) che non potranno sostenere il governo sempre: si scende a quota 154 senatori eletti, sette in meno della maggioranza assoluta. Con Vitali siamo a sei in meno. Se Eugenio Comincini di Italia Viva terrà fede alle parole che ha scritto su Facebook qualche giorno fa, i voti in meno saranno cinque. Ma il governo sarebbe comunque a rischio per ogni raffreddore. Nonostante questo, l’AdnKronos scrive che tra gli attenzionati si fanno i nomi di Anna Carmela Minuto e Anna Stabile. 

Tra le varie voci è circolata anche quella della creazione di una nuova formazione politica, sempre di stampo centrista, con dentro l’Udc e i ‘totiani’ di ‘Cambiamo, pronto a entrare in campo per il ‘dopo Conte’, ma viene considerato dai più uno spin messo in giro ad arte da chi lavora per affossare l’avvocato del popolo. Si parla anche dell’intenzione della Lega di dar vita a una nuova componente nel Misto, primo passo per un contenitore dove far transitare i Cinque Stelle scontenti nel perimetro del centrodestra. Un rumor avvalorato dal fatto che stamane, in occasione della Giunta per il regolamento di Palazzo Madama riunita per discutere sul caso De Falco, la Lega si sarebbe particolarmente battuta per semplificare le norme vigenti che consentono di creare nuove componenti politiche all’interno del gruppo Misto. Nelle scorse settimane Matteo Salvini aveva parlato di uno scouting leghista tra le fila pentastellate. 

Matteo Renzi: “Non mi cag…”. Ma vuole Maria Elena Boschi ministra

Per questo ad oggi appare decisivo per il varo del Conte-Ter il raggiungimento di un accordo con Italia Viva: i numeri sarebbero più larghi anche se Matteo Renzi e i suoi non dovessero essere più l’ago della bilancia. Il Fatto Quotidiano oggi in un retroscena a firma di Wanda Marra racconta che ieri proprio il senatore di Scandicci si è fatto sfuggire una frase piuttosto colorita per definire l’attuale situazione politica: 

“Metterò il veto a Conte? No. La verità è che non mi ‘cagano’ ”. Nelle conversazioni di Renzi con i parlamentari a lui più vicini, torna questa considerazione. Niente affatto secondaria: oggi il leader di Iv andrà a fare le consultazioni al Quirinale mentre gli altri protagonisti della crisi stanno lavorando per neutralizzarlo il più possibile. Per questo, non lo cercano.

A quanto pare però non è vero che non lo… cerchino. Il Mattino racconta oggi che invece Renzi punta a un esecutivo con dentro Italia Viva e guidato da Luigi Di Maio: “Sarebbe divertente vedere i grillini senza Conte, ma con noi in maggioranza”. E che se venisse davvero chiamato al tavolo da Conte “Matteo si siederà al tavolo con il coltello tra i denti. Chiederà un radicale cambio di metodo, un nuovo ministro della Giustizia al posto di Bonafede, il sì al Mes, un Recovery Plan molto diverso e tante altre belle cose. Dopodiché, se ci sarà stallo, si andrà su Di Maio o Franceschini o Gentiloni o la Cartabia. Il che farebbe di Matteo l’uomo più felice del mondo”. 

Ora per rimpolpare le fila si guarda soprattutto al centrodestra. In un clima così incerto, tutto è possibile. Soprattutto in quell’area grigia formata da parlamentari delusi dalla linea del partito troppo appiattita sui sovranisti. ”Quanti insospettabili potrebbero uscire allo scoperto al momento utile nessuno può dirlo”, confida un big azzurro, impegnato a serrare i ranghi per provare a blindare i gruppi forzisti.

La carriera politica di Conte a rischio

Ma il rimpastone con il Conte-Ter non si fermerebbe certo qui. Un altro a rischio, scrive oggi Repubblica, è il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, entrato nel mirino per via della gestione del Recovery fund e per il quale potrebbe aprirsi a sorpresa un’altra strada: quella della candidatura a sindaco di Roma. Si parla anche di uno scambio tra Graziano Delrio e Paola De Micheli: il primo andrebbe al ministero dei Trasporti, la seconda diventerebbe capogruppo alla Camera del Partito Democratico. Nel risiko fantapolitico di queste ore Roberta Pinotti potrebbe andare alla Difesa e Lorenzo Guerini traslocare agli Interni. Ma le sorprese non finirebbero qui. Perché si parla di un ruolo anche per il fedelissimo di Zingaretti Andrea Orlandi e, soprattutto, dell’entrata al governo di Maria Elena Boschi e di Alessandro Di Battista. Proprio lui però ieri è tornato a sostenere il premier contro Renzi: è molto difficile, se non impossibile, che poi accetti di sedersi nello stesso governo con Italia Viva. 

Dall’altra parte della barricata Conte invece pensa che una volta ottenuto il reincarico da Sergio Mattarella potrà presentarsi al tavolo con Renzi da una posizione di forza. Perché, è il suo pronostico, per quel momento, che nel caso dovrebbe arrivare all’inizio della prossima settimana, l’operazione Europeisti dovrebbe garantirgli una maggioranza in Senato anche senza Italia Viva. D’altronde è sempre stato questo il piano che gli è stato prospettato nei giorni scorsi dal Partito Democratico. Chissà se però l’avvocato, da par suo, ha letto anche l’ultima riga piccola del contratto. Ovvero la postilla che dice che se fallisce nella formazione del nuovo governo dopo il reincarico la sua carriera politica è virtualmente chiusa. 

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