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“I paradossi dell’Italia in epoca Covid-19”

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L’Italia ancora oggi danza tra Regioni in zona arancione ed altre in zona rossa come fosse vestita da arlecchino.

Fino a qui nulla di sorprendente.

Il virus viene monitorato per macro aree con indici che si differenziano da zona a zona.

Fino a qui niente di nuovo.

Scendendo nel dettaglio scopriremo invece molte incongruenze.

Il divieto di transito da un Comune all’altro e da una Regione all’altra vengono meno nel momento in cui ci si trasferisce per motivi di lavoro, studio, salute o altra necessità.

Fino a qui tutto apparentemente come previsto.

Ma attenzione, se abbiamo prenotato un soggiorno all’estero, per esempio in Portogallo, essendo questo Stato catalogato in zona C, non serve alcuna motivazione per spostarsi.

Si, proprio così, si può andare per turismo in Portogallo e in molti altri Stati dell’Unione Europea salvo adempiere alle restrizioni di quel Paese di destinazione.

Quindi se noi volessimo andare a fare un giro turistico non potremo andare da nessuna parte in Italia, ma al contrario all’estero sì.

E che dire se si volesse andare a pranzare a San Marino?

Se hai prenotato nessuna limitazione perché lo Stato di San Marino è inserito in fascia A!

Il comparto turistico italiano è già colpito duramente, se poi ci aggiungiamo questi distinguo non rimane nemmeno la forza per arrabbiarsi.

Solo per fare altri piccoli e brevi esempi veniamo alla ristorazione, comparto altrettanto bastonato che per riuscire a sopravvivere come attività si è costretti a gestirsi l’asporto, oppure se si è tra i più fortunati ad avere l’attività in una zona produttiva, di transito e con ampio parcheggio ci si può permettere il cosiddetto “servizio mensa” che non è altro che il servizio di ristorazione per le partite IVA ed i suoi dipendenti dopo aver sottoscritto una convenzione.

Ma se si è un semplice e “miserabile” proprietario di un locale di ristorazione che ha sempre aperto a cena, magari in zona ZTL, con l’offerta di un menù raffinato orientato ai palati fini, oppure ha orientato il proprio business agli eventi come le cerimonie, allora, in tutti questi casi ti fanno diventare miserabile a tutti gli effetti.

E cosa dire del settore dell’abbigliamento?

Qui invece ci vuole un genio per comprendere le motivazioni di una serie di incredibili distinguo. Se vendi intimo, pigiami e articoli per l’infanzia puoi tenere aperto il tuo negozio al dettaglio, ma se per tua sciagura vendi solo maglieria, confezione, capospalla per uomo e donna devi tenere chiuso. Se sei un ingrosso puoi invece tenere aperto.

Ma veniamo agli ambulanti, anche se avete intimo, pigiami e articoli per l’infanzia restate a casa perché all’aria aperta siete pericolosi.

E’ una battuta ironica, lasciatemela passare.

Questo è solo un piccolo spaccato dell’economia italiana, del commercio al minuto fatto di piccoli e medi imprenditori che lavorano sodo e che hanno una sola colpa: essere in proprio.

Il virus c’è ed è nascosto ovunque ed entra in azione a qualsiasi ora, ma è altrettanto accertato che il virus non possiede né il navigatore né tantomeno l’orologio.

La gente è disorientata, la gente non ne può più, la gente è stremata, la gente è confusa, queste limitazioni della libertà sono inaccettabili ancor più se palesano differenze senza senso.

Facciamo rispettare la distanza interpersonale, facciamo rispettare l’igienizzazione personale, facciamo rispettare l’uso della mascherina, è già più che sufficiente, altrimenti a brevissimo gli assembramenti si formeranno fuori delle mense della Caritas in tutta Italia, non solo a Milano, nelle sale d’aspetto dei psicologi e in coda nei tribunali a depositare i libri contabili.

Da emergenza sanitaria si è aggiunta da subito anche l’emergenza economica e siamo ad un passo dall’emergenza della sicurezza sociale.

Purtroppo l’Italia è ancora vestita da arlecchino per DPCM, ma il carnevale è finito da tempo e l’Italia è ancora in maschera, ops, in mascherina.

*Stefano Lecca, consulente in comunicazione social e web marketing

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