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X FACTOR (Photo: X FACTOR)

X FACTOR (Photo: X FACTOR)

Quattro anni dopo il secondo posto a X Factor, i Maneskin tornano da padroni di casa sul palco di Sky. È un ritorno che ha il sapore di una consacrazione ufficiale che va oltre le più rosee aspettative. La “maledizione di X Factor” non si è abbattuta sulla band romana che apre la finale del talent show come se fosse un gruppo di livello globale. Perché, senza girarci troppo intorno, i Maneskin sono delle star mondiali.

I Coldplay, annunciati come ospiti internazionali, mi perdoneranno ma stasera possono anche stare in panchina e godersi lo spettacolo come se fossero parte del pubblico. La casella da ospite di lusso è già occupata dai quattro ragazzi scalmanati romani. Se il rock nei talent show è ancora vivo è sicuramente merito dei Maneskin.

È inutile ricordare le pressoché infinite soddisfazioni bissate dai Maneskin in questo 2021. Anzi, non è inutile. Perché a nessun artista italiano è mai capitato in soli dieci mesi di vincere Sanremo, trionfare all’Eurovision, conquistare gli Stati Uniti e condividere il palco con Sua Maestà, Mick Jagger. E poi, giusto per non farsi mancare nulla, hanno vinto 16 dischi di diamante. Le vendite discografiche, ovviamente, non sono tutto. Ma questo dato non può lasciare indifferente nemmeno il più puritano seguace del rock alternativo.

Essere profeti in patria è sempre la missione più ardua di tutte. Eppure i Maneskin stanno riuscendo anche in questa impresa al netto delle polemiche, spesso di stampo conservatore, che si sono abbattute in questi mesi su di loro. Anche per questo, probabilmente, il futuro dei quattro rockettari non sarà qui. Berlino, Londra, New York o Los Angeles potrebbero essere città più ospitali per sperimentare nuovi percorsi.

Però all’Italia resta più di qualcosa. Rimane la speranza di un’alternativa alla musica impacchettata solo digitalmente e il caso unico, da studiare sui libri, di una piccola (ma fondamentale) rivoluzione. Certo, il “Zitti e buoni” è un mantra già sentito ma di cui c’è, evidentemente, tanto bisogno. Il punk è morto, il rock è morto, ma qualcuno può far resuscitare entrambi. E il merito è, e sarà, anche dei Maneskin.

C’è una generazione sperduta che, per citarne solo uno, non ha vissuto l’epopea di Giovanni Lindo Ferretti. Ecco, lasciamo loro almeno il sogno dei Maneskin.

Questo articolo è originariamente apparso su L’HuffPost ed è stato aggiornato.

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