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Governo, la parola del giorno è «responsabilità». Ma non piace quasi a nessuno

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Il vertice in corso a Palazzo Chigi sulle nuove misure di contenimento potrebbe dirci qualcosa anche del braccio di ferro tra Conte e Renzi

Il governo è ancora alle prese con le tensioni fra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il leader di Italia Viva, Matteo Renzi. Domani il ministro dell’Economia Gualtieri dovrebbe presentare la nuova bozza sul Recovery plan in attesa di un Cdm che dovrebbe tenersi dopo il 7 gennaio. E il vertice in corso fra i capidelegazione, alcuni ministri e lo stesso premier per stabilire le nuove misure di contenimento, potrebbe essere utile anche per capire quali saranno le mosse in settimana di Matteo Renzi. Che si è detto pronto a raccogliere la sfida lanciata dal premier e andare alla conta in Aula, chiedendo ai ministri di Italia di ritirarsi. La convinzione dei renziani è che la maggioranza non abbia i numeri alternativi per sostituire i voti di Iv in Parlamento. E che in caso di crisi ci possa essere lo spazio per un governo istituzionale. Se si concretizzasse uno scenario simile uno dei nomi che gira è quello di Marta Cartabia, presidente della Corte costituzionale. Ma i pontieri sono al lavoro per evitare l’esplosione della maggioranza rosso-gialla.

Per la sopravvivenza del governo Conte II i numeri, almeno al Senato, “pendono” a favore del leader di Iv, i cui 18 senatori sono indispensabili per la tenuta dei giallorossi: senza i voti dei renziani, infatti, l’esecutivo non avrebbe la maggioranza a palazzo Madama, fermandosi a quota 142, a fronte dei 139 senatori del centrodestra. Se, dunque, tutta Italia viva (senza perdere “pezzi”) dovesse sfilarsi e togliere il sostegno a Conte, al governo servirebbe un drappello sostanzioso di “Responsabili” pronti a fare da stampella. Ma il pallottoliere, sempre al Senato e a situazione attuale, offre un risicato ventaglio di possibilità. Anche lo scenario di una eventuale maggioranza di centrodestra, alla luce dei numeri, ha poche chance di riuscita.

Intanto, a quanto si apprende la caccia ai “responsabili” avrebbe subito una forte frenata. Sarebbe stato lo stesso Letta, a comunicare ad emissari che Berlusconi ha fermato qualsiasi tentativo di soccorso azzurro. Non sono solo Cambiamo con Toti e Udc a non prestarsi ad operazioni simili, il Cavaliere ha fatto sapere che tutto il centrodestra si muoverà compatto. Gli unici veri movimenti si annoverano nel campo del Maie: ex pentastellati che puntano a fermare Renzi stanno studiando la possibilità di fare proprio del Maie un enclave a difesa di Conte. Anche se “boatos” del Senato danno per certa una pattuglia di 10 responsabili pronti ad uscire allo scoperto qualora la situazione degenerasse. Non basterebbero comunque a sostituire i 18 renziani.

«A chi lo avesse già dimenticato, ricordo che il presidente della Repubblica Mattarella, nel suo discorso di fine anno, ha lanciato un messaggio chiaro a tutta la politica: adesso servono costruttori. E io mi permetto di aggiungere che servono costruttori e non transfughi, perché già si sente parlare di trattative alla vecchia maniera per tenere a galla un governo traballante», afferma Stefano Pedica del Pd. «I giallorossi ci risparmino una nuova edizione dei “responsabili” modello Razzi-Scilipoti – sottolinea Pedica. Siamo in piena emergenza sanitaria ed economica e non è tempo di beghe per le poltrone. Se la maggioranza non c’è più, allora si torni alle elezioni e magari guardiamo al Mattarellum per la riforma elettorale. Bisogna mettere in piedi un governo con una visione lunga».

«Il Fatto Quotidiano, houseorgan di Palazzo Chigi, illustra il piano politico di Conte: sbarazzarsi di Renzi e Italia Viva. Conte smentirà? Che ci facciamo in un governo in cui il premier lavora per sbarazzarsi di una parte della maggioranza invece di dare risposte su sanità e Recovery?», scrive invece su twitter il deputato di Italia Viva Michele Anzaldi.

Il leader di Azione, Carlo Calenda, lancia sui sociale l’ipotesi di un  governo tecnico: «L’esito migliore per l’Italia di questa folle legislatura è un “Governo di pacificazione” fino all’elezione del presidente della Repubblica, composto da bravi manager e amministratori. Un Governo tecnico se le forze politiche non riescono a superare i loro conflitti. Vaccini e Recovery. Il resto conta zero».  Mentre ad essere accreditato come il tessitore di una operazione responsabili a sostegno di Conte, è l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella. «Questo è un momento drammatico, il più drammatico della storia recente del Paese, non come altre fasi di ordinaria amministrazione. Il Coronavirus aumenta, il Paese va ricostruito», dice Mastella in una intervista al Tempo, sottolineando che «gli scenari internazionali sono mutevoli e l’Europa è decadente».  «Non mi piace il ruolo che ha assunto nel tempo l’idea dei cosiddetti responsabili – chiarisce. Però devo dire che non mi associo affatto all’idea perversa degli irresponsabili. Oggi, purtroppo, vedo in maggior numero i secondi rispetto ai primi», perché – aggiunge – «l’idea dei responsabili in Parlamento è una creazione verdiniana praticata pure da Renzi per la verità, e quindi già non vedo come un dato morale possa valere in alcuni momenti e non in altri. Però questa convinzione di dire “ah, sarebbero uguali a Scilipoti e agli altri anche oggi, non mi trova per nulla d’accordo». «Guardi, le dico – spiega ancora . Dipendesse tutto da me, oggi sarei responsabile, ma non legando il concetto ad un nucleo di parlamentari. Piuttosto ad una dimensione politica. Infatti con qualche amico, penso all’onorevole Cardinale, noi ci apprestiamo a fare un’iniziativa, tra Campania, Sicilia ed altri territori del Mezzogiorno».

I numeri di un governo di unità nazionale e il ruolo di Pd e M5S

Difficile, invece, fare previsioni sui numeri a sostegno di un eventuale governo di unità nazionale: troppo aleatorie le variabili in campo, legate soprattutto alla figura del possibile presidente del Consiglio e al suo mandato e, quindi, alle scelte che potrebbero (o non potrebbero) compiere alcuni partiti, in primis M5s e Pd. Salvini, ad esempio, si è detto disponibile ad appoggiare un governo di unità purché abbia l’obiettivo di portare l’Italia alle urne. Il Pd sostiene che se cade Conte si va al voto. FdI, finora, ha bocciato qualsiasi ipotesi di governo di unità nazionale. Forza Italia potrebbe non far mancare il suo appoggio. M5s potrebbe spaccarsi: l’ala per così dire “governista” potrebbe sostenere un governo di unità. Fatto sta che senza i numeri di Pd e M5s sarebbe alquanto impervio dar vita a un governo di larghe intese.

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