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La prima collezione di arredi di Lulu LaFortune, giovane designer di Los Angeles, è un inno alla gioia e alla vitalità. Non a caso la creativa ha deciso di chiamarla Joie de Vivre, una famiglia di elementi d’arredo colorati e energici. Laureata al Savannah College of Art and Design, in Georgia, Lulu LaFortune si è distinta nel panorama creativo losangelino per aver lavorato al fianco di numerosi designer d’interni, tra cui Kelly Wearstler per la collezione di tessuti Lee Jofa nella primavera del 2020, e per il Santa Monica Proper Hotel, progetto che l’ha avvicinata al mondo dell’antiquariato e dell’artigianato locale. La recente collezione della designer, Passé est Présent, tra accenti rétro e design audace, guarda al futuro. 

Come definiresti la tua estetica?

«Pratico-romantica! Mi adopero per avere praticità e struttura nella vita quotidiana, ma aspiro al romanticismo e alla leggerezza, tutti i giorni».

Com’è hai iniziato il tuo percorso come designer d’interni? 

«Ho deciso di fondare il mio brand mentre scrivevo la tesi di laurea.  Intervistai dozzine di famiglie indagando la relazione tra i mobili che avevano ereditato e quelli invece che avrebbero donato ai loro figli. Sono stata profondamente colpita dalle connessioni che le persone instaurano con arredi che si tramandano da generazioni. E’ nata così Morris Armchair, una poltrona rivestita in mohair blu, il primo elemento di design che ho disegnato e messo in vendita sul mio sito web». 

Ogni tuo pezzo è intriso di storia.

«La lampada da tavolo Watts è ispirata al trelliage, una tecnica reticolare originaria della Francia. Volevo reinterpretare questa lavorazione e combinarla con l’incredibile eredità della lavorazione del vetro colorato, il risultato è stato sorprendente. Per la lampada, mi sono rifatta alla storia di Mary Watts, artista, designer, riformatrice sociale inglese». 

Quali sono i materiali che prediligi?

«Amo il vetro, è il materiale protagonista dei miei progetti. Il vetro colorato non solo è bellissimo, può essere manipolato con diverse tecniche. Non finisce mai di stupirmi».

La tua sfida più grande?

«Soffocare il rumore dei social media. È importante rimanere integri, non lasciarsi trascinare da quello che accade nei social e cercare fonti di ispirazione uniche che non siano solo online».

Se dovessi progettare la tua casa?

«Sicuramente rifletterebbe il mio amore per l’artigianalità. Pavimenti con mattoni disposti spina di pesce e travi a vista. Vorrei che i dettagli architettonici facessero parlare lo spazio, conferendogli carattere. Amerei vivere tra oggetti d’antiquariato francesi e complementi d’arredo moderni. La combinazione di antico e moderno crea dialoghi curiosi. Nella casa dei miei sogni vorrei che tutto trovasse il proprio posto e fosse intriso di memoria».

La prima collezione “Joie de Vivre” è un inno alla gioia e al colore?

«Volevo portare gioia durante la pandemia. Il nome “Joie De Vivre” è arrivato in modo spontaneo, quando i pezzi sono stati fotografati tutti insieme. Un “incontro” organico di complementi d’arredo, gioiosi e armoniosi». 

La recente collezione “Passé est Présent” s’ispira al passato, ma con un design audace che volge al  futuro.

«Penso sempre: come posso catturare l’allure della moda e portarlo nell’arredamento mantenendo l’artigianalità come fondamento della collezione? Il divano di Passé est Présent ad esempio si ispira alle puffer jacket e anche all’idea di una coperta trapuntata gettata sul divano. Spero un giorno di realizzare edizioni uniche con una varietà di tessuti vintage». 

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