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Gli agenti dell’MI5 hanno licenza per gravi crimini?

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Che cosa hanno stabilito tre giudici della Corte d’appello inglese sulle attività dell’MI5. L’articolo di Giuseppe Gagliano

La politica parzialmente segreta dell’MI5 di consentire agli agenti di partecipare a gravi crimini a fini di intelligence è stata considerata legittima secondo tre giudici della Corte d’appello inglese.

Se da un lato i giudici hanno infatti dichiarato martedì che l’MI5 “non era al di sopra della legge” perché le azioni poste in essere — anche se inserite in un contesto determinato — non equivalgono a un’immunità dall’azione penale, dall’altro lato gli avvocati del governo hanno detto che gli agenti dell’MI5 potrebbero in teoria autorizzare un informatore a compiere un omicidio se fosse “un individuo estremamente ostile”.

A tale proposito, nella sua sentenza, la corte d’appello ha concluso che qualsiasi autorizzazione data dagli agenti dell’MI5 agli informatori è accettabile solo se è proporzionale.

In altri termini, l’autorizzazione può essere concessa “solo laddove il potenziale danno all’interesse pubblico derivante dall’attività criminale è controbilanciato dal vantaggio per l’interesse pubblico derivante dalle informazioni anticipate che l’agente può fornire”.

Esiste quindi un limite alle azioni che gli agenti operativi possono attuare.

Tuttavia le associazioni per i diritti umani hanno rigettato questa sentenza e faranno appello alla corte suprema. Nello specifico Maya Foa, direttrice di Reprieve, ha dichiarato: “L’idea che il governo possa autorizzare agenti sotto copertura a commettere i crimini più gravi, tra cui tortura e omicidio, è profondamente preoccupante e deve essere contestata”. La responsabile del gruppo inglese per i diritti umani si riferisce a una sentenza pronunciata la scorsa estate dei pubblici ministeri inglesi che avevano deciso di non procedere all’incriminazione di due ex ufficiali dell’MI5.

Al contrario Priti Patel, la segretaria degli Interni, si è detta soddisfatta che la corte d’appello abbia riconosciuto “il ruolo vitale che gli agenti sotto copertura svolgono nella prevenzione e nella salvaguardia delle vittime da gravi crimini”.

L’uso degli omicidi mirati e persino della tortura è una pratica tutt’altro che inusuale da parte dei servizi di sicurezza e delle forze speciali come dimostrano ampiamente la Guerra inglese contro il terrorismo irlandese, quella israeliana contro le azioni terroristiche di Hamas ed Hezbollah, quella francese sia in Indocina che in Algeria sia infine quella americana contro il terrorismo islamico.

Tuttavia questi conflitti tra le norme giuridiche da un lato e la grammatica delle guerre — soprattutto quelle asimmetriche — è un conflitto che costantemente si ripete e che dipende dalla intrinseca incompatibilità tra le norme giuridiche ispirate ai principi della democrazia e la logica della guerra la cui grammatica è intrinsecamente incompatibile con questi.

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