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Fu prigioniero in un lager nazista. E oggi (a 99 anni) fa causa alla Germania

Quinto Nunzi chiede anche un risarcimento: «Ho sofferto tanto, in quei momenti non vedevamo l’ora di morire»

CIVITANOVA MARCHE – Prigioniero in un lager nazista, a 99 anni fa causa alla Germania chiedendo un risarcimento di 130’000 euro per tutte le sofferenze fisiche e psichiche subite a Myslowice, campo di concentramento in Polonia alle strette dipendenze di Auschwitz.

A chiedere giustizia 78 anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale è Quinto Nunzi di Civitanova Marche, in provincia di Macerata. Una frattura al femore e il recente Covid l’hanno un po’ limitato nel fisico, ma non nella memoria, lucidissima nel ricordare gli anni tragici da internato militare.

«Ho sofferto tanto, in quei momenti non vedevamo l’ora di morire per mettere fine a tutto quel dolore», racconta Quinto all’ANSA mentre mostra la croce al valore militare, le foto dell’epoca e i documenti che attestano la sua prigionia durata quasi tre anni.

«Assieme ad altri militari – ricorda – fui catturato nel 1943 dai soldati tedeschi a Gorizia dove facevo il militare, ci dissero che ci avrebbero portati in Germania, ci ritrovammo a essere trattati peggio delle bestie e chi si ribellava veniva fucilato».

«Nostro padre – raccontano i figli Fabiola e Tonino – da sempre, a chiunque incontra, racconta gli anni della guerra e quanto ha sofferto e il suo desiderio è quello di vedersi risarcito». Un desiderio che adesso è sfociato in un’azione civilistica, presso il tribunale di Roma, nei confronti della Repubblica federale tedesca. La prima udienza è fissata per il 9 giugno.

«L’azione legale promossa verso la Repubblica tedesca, al di là del valore meramente economico, vuole essere innanzitutto un risarcimento morale verso il nostro assistito, costretto in quegli anni a subire atroci violenze – spiegano gli avvocati -. Le semplice scuse della Germania non possono chiudere ferite non rimarginabili, serve che a quel dolore vissuto da Quinto e da tutti i deportati civili e prigionieri militari venga resa giustizia anche attraverso sentenze di condanna».

“L’azione civilistica – precisano i legali – oggi può trovare soddisfazione grazie al decreto legge 36 del 2022, licenziato dal governo Draghi, che con i finanziamenti del Pnrr ha istituito un fondo di 55 milioni di euro proprio a favore delle vittime di crimini di guerra e contro l’umanità”.