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Fornace Curti, l’Arte della Terra che si fa Pietra

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Calpestando le beole che lastricano l’ingresso della Fornace Curti, non si può non venire sopraffatti dallo stupore per la malia di questo luogo inconsueto.

Immaginate un piccolo borgo, dove scale a chiocciola e scalinate monumentali raggiungono terrazze e loggiati da dove lo sguardo può spaziare, dove  manufatti edili e piccoli capolavori artistici attendono un estimatore, dove  artisti creano liberamente, dove  fiori e piante crescono rigogliosi in ogni anfratto, quasi coltivati magicamente,  e bianche colombe volano liberamente da un tetto all’altro… No, non ci troviamo in Paradiso! e nemmeno in qualche amena località toscana o umbra, ma nella frenetica Milano all’interno della Fornace e del Borgo Curti.

La storia della Fornace Curti risale alla seconda metà del ‘400 quando, per volere dell’allora  Duca di Milano Francesco Sforza e di sua moglie Bianca Maria Visconti, si iniziava a porre mano al cantiere dell’ospedale Maggiore (Ca’ Granda), oggi sede dell’Università Statale di Milano.

fornace curti milano

Parte delle formelle e dei mattoni sagomati destinati alla Cá Granda, modellati dal Solari e dal Guiniforte, venne affidata alla Fornace di Giosuè Curti, nobile al servizio degli Sforza, la cui bottega si trovava allora alle Colonne di S. Lorenzo, sul quel tratto di Naviglio che scorreva dove passa l’attuale Via De Amicis. Nel medesimo periodo anche Fondulo, architetto e scultore delle formelle della Certosa di Pavia effettuò dai Curti la cottura di molti dei suoi fregi architettonici.

E’ quindi grazie alla Fornace Curti se monumenti come la già citata Cá Granda e la Certosa di Pavia, ma anche l’abbazia di Morimondo, l’abbazia di Chiaravalle, la celeberrima chiesa S.Maria delle Grazie, l’Arcivescovado e il teatro Fossati a Milano e il Duomo a Monza, solo per citare i più noti, hanno potuto essere costruiti e, ancora oggi, restaurati nel pieno rispetto della secolare tradizione del cotto lombardo. Nel corso dei secoli la Famiglia Curti ha cambiato per quattro volte sede ma non ha mai lasciato la zona di porta Ticinese e soprattutto non ha mai abbandonato la propria attività di “Fornaciaio”.

fornace curti milano

Se essere fornaciai sia oggi un’arte o un mestiere é quanto abbiamo chiesto a Daria Curti, che cura l’attivitá della Fornace e amministra il Borgo circostante insieme al marito Alberto, ultimo discendente della famiglia Curti.

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Creare con le mani e con la mente é una delle prime forme di arte conosciuta, lo testimoniano i reperti di epoca preistorica in terracotta che riportano già una sorta di decorazione.

La pratica di “abbellire” questi oggetti rivela il bisogno già dei popoli primitivi di circondarsi di manufatti non solo utili, ma anche artistici.

Inoltre l’attività del vasaio é sempre stata ritenuta quasi magica, il vasaio é colui che realizzava il sogno alchemico della trasformazione degli elementi, della “terra che si fa pietra”.

L’attività del vasaio é stata usata addirittura come metafora della creazione divina.

Essere fornaciai oggi come allora, vuol dire non solo essere degli artigiani, ma anche artisti.

L’arte diventa purtroppo mestiere quando veniamo soffocati dalla burocrazia, dalle scartoffie amministrative.

La difficoltà oggi della nostra attività é proprio quella di mantenere in equilibrio le esigenze artistiche e quelle di  sostenibilità economica. Essere insieme imprenditori e artisti in Italia non é facile. Lo spirito artistico è attanagliato dal sistema che non favorisce e anzi, a volte, rende problematica ogni iniziativa.

Come nasce il borgo Curti, questo fantasioso cenacolo di artisti e artigiani?

Il borgo nasce su progetto di mio marito, lo scultore  Alberto Curti per realizzare un proprio sogno: creare intorno alla preesistente fornace un luogo in cui gli artisti potessero lavorare, confrontarsi e realizzare le proprie opere, in piena libertà. Un luogo di sperimentazione e di ispirazione.

I primi edifici sono sorti attorno al nucleo primitivo di una cascina, la cascina Varesina, e della sua cappella, per annettere poi i laboratori, la fornace vera e propria e l’appezzamento di terreno coltivato circostante. Piano piano gli artisti che passavano per ritirare gli ordini in Fornace Curti si soffermavano a lavorare negli spazi del borgo, nascevano così i primi atelier artistici, che si moltiplicarono nel corso degli anni, arrivando oggi al numero di 20.

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Se aggiungiamo le serre, a cui mi dedico personalmente, e l’Enclave arriviamo alla struttura attuale del Borgo.

Ci hai parlato di Enclave, qual é la funzione di questo spazio?

Si tratta di una struttura risalente a fine ottocento, un tempo adibita a deposito di carri da trasporto, che é stata trasformata in una location per eventi con una capienza massima di un centinaio di persone.

Il soffitto originale a volte lignee e un grande camino a focolare mantengono quell’atmosfera incantata che si respira ovunque qui alla Fornace.

Quando si parla del  tradizionale cotto lombardo, cosa si intende esattamente? Quali sono le caratteristiche che rendono unico questo prodotto?

L’uso delle formelle e dei mattoni in cotto si diffuse nel 15° sec. in Italia, specie in  Lombardia e in Emilia, raggiungendo un netto predominio sugli altri materiali da costruzione per la facilità con la quale si reperiva la materia prima e il basso costo.

Anticamente l’argilla si estraeva, infatti, sul luogo ove sorgeva la fornace.

Ogni fornace  possedeva un proprio metodo di formatura e ogni zona disponeva di proprie argille.

Le nostre provenivano dalla cascina Boffalora, ora quartiere S. Ambrogio a Milano,  esauritesi quelle usiamo oggi una miscela di argille dell’Oltrepo’ pavese e del Piemonte.

fornace curti milanoL’argilla antigeliva, che noi usiamo ancora oggi, contiene ossidi di ferro che, nella cottura,  danno al prodotto oltre al caratteristico colore giallo-rossiccio, una durezza, una porosità e una resistenza al calore unica.

Non dimentichiamo poi che il vero terracottaio smalta su argilla rossa per la produzione di maiolica.

Che cosa si intende esattamente per maiolica?

La maiolica è un tipo di produzione ceramica di vasellame caratterizzato da un corpo poroso rivestito da uno smalto stannifero. Il nome deriva da quello dell’isola di Maiorca, uno dei centri più attivi in tale smercio nel Medioevo. E’ curioso il fatto che all’estero, invece, la stessa produzione sia conosciuta  come “faïence”, dalla città di Faenza, che per secoli ne fu tra i maggiori produttori europei.

 

Oltre alla produzione di manufatti ci sono altre attività che vengono svolte all’interno del Borgo?

Il Borgo si propone di conservare la memoria di tutti gli artisti che in sei secoli di storia hanno lasciato la propria impronta nella terracotta. Il Borgo funge da fucina di idee per designer nella realizzazione di prototipi, al Borgo facciamo attività divulgativa sulle tecniche di lavorazione attraverso visite guidate. Il Borgo vuole preservare “l’antico sapere del produrre cotto lombardo” e ne è divenuto “custode” essendo, purtroppo, l’ultima Fornace che segua tutta la filiera produttiva. Inoltre, come dicevamo, Il Borgo ospita tutt’ora artisti che, in forma stabile negli Atelier oppure attraverso spazi comuni, modellano e cuociono argilla e che aprono le porte dei propri atelier, per accogliere i visitatori, in occasione della tradizionale apertura di primavera il terzo fine settimana di maggio.

Cosa vedi nel futuro del Borgo?

Nella nostra tradizione il dato concreto della modellazione di un manufatto si unisce al dato artistico della creatività, la creta é un materiale duttile, rilassante, corroborante.

Per lavorare la creta bisogna rispettare dei tempi di lavorazione, bisogna prendersi tutto il tempo che é necessario.

Proprio per questo motivo, moltissime persone si sono avvicinate alla creta  in questo periodo che ci ha obbligato a rallentare i nostri ritmi.

Inoltre, la riscoperta della casa non più solo come luogo deputato al riposo, ma come centro dei propri interessi e delle proprie attività, ha stimolato in molti la voglia di riorganizzarne gli spazi e di abbellirla.

Noi abbiamo la speranza che questo cambiamento obbligato ci regali una generazione futura che ami maggiormente la concretezza e l’ambiente e che sappia apprezzare e  assaporare la bellezza delle produzioni  artigianali e  sostenibili.

Tutti valori che la Fornace Curti custodisce da più di sei secoli.

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