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Continua il racconto dedicato alle architetture dimenticate, Forgotten Architecture. Questa volta è il turno di una casa molto speciale: la villa che l’architetto Bruno Morassutti, tra i più grandi nomi del secondo dopoguerra italiano, ha costruito per sé e la sua famiglia nel paradiso trentino.

 La villa dall’esterno. Foto di Manrico Dell’Agnola.

È il 1956 quando Bruno Morassutti (1920-2008), innamorato di San Martino di Castrozza, trova un luogo dove edificare la propria villa: in pieno centro, a pochi passi dalla chiesa e dalla piazza principale, e tuttavia immersa nel verde dei boschi e dei prati che circondano il paese. L’architetto sceglie di progettare la sua dimora ispirandosi deliberatamente ai principi stilistici del maestro Frank Lloyd Wright, di cui conosceva bene l’opera. Morassutti infatti, che aveva studiato Architettura a Venezia come molti altri grandi professionisti del tempo, era sempre stato molto affascinato dall’architettura di Wright, tanto da frequentare, nel 1949, la prestigiosa Taliesin Fellowship. Questa scuola, fondata nel 1932 da Frank Lloyd Wright e dalla moglie Olgivanna, aveva sede a Taliesin in Wisconsin poi a Taliesin West in Arizona. Morassutti studia qui e soggiorna nella comunità studio di Wright. Prima di rientrare in Italia compie un itinerario attraverso l’America per visitare le opere di Ludwig Mies van der Rohe e Richard Neutra e dello stesso Wright raccogliendo una nutrita documentazione fotografica che utilizzerà per lezioni e conferenze. 

Il cuore della villa: la zona del camino. Foto di Manrico Dell’Agnola.

Nella metà degli anni Cinquanta Morassutti può quindi applicare nella propria abitazione tutti i principi che ha imparato durante il suo soggiorno negli Stati Uniti. Progetta questa casa adottando le caratteristiche morfologiche modulari e tecnologiche ricavate dal modello delle “Usonian Houses”. Costruita su un basamento in muratura di pietre locali, la villa ha la restante parte superiore costituita essenzialmente da pannelli modulari prefabbricati che si alternano a grandi vetrate. Il tetto è supportato da una serie di colonne in legno, ben visibili sia lungo il perimetro esterno che all’interno; esse sono staccate dal basamento in pietra mediante un perno metallico, ma sono anche staccate dalle pareti perimetrali che possono così “correre liberamente” dietro a loro dando un piacevole senso di ritmo e leggerezza.

Il soggiorno della villa. Foto di Manrico Dell’Agnola.

Lo schema rigorosamente quadrato della pianta è attraversato dalla grande sala di soggiorno, che si sviluppa a diversi livelli delimitati da bassi muretti in pietra che altro non sono se non i prolungamenti dei muri esterni di base. Attorno a questa ampia sala centrale sono disposte le camere da letto, la cucina e la sala da pranzo. La villa ha undici posti letto, un soggiorno molto grande con un caratteristico caminetto con focolare posto al centro, tre bagni, una terrazza dalla quale è possibile ammirare lo splendido panorama delle Pale di San Martino. È completamente circondata da un’area verde di proprietà, parte a giardino e parte a boschetto. E la cosa incredibile è che la villa è affittabile e aperta a qualsiasi amante dell’architettura moderna che desideri alloggiare in questo capolavoro di Bruno Morassutti.

La camera da letto. Foto di Manrico Dell’Agnola.

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