flick:-«commissione-sulle-toghe?-macche,-e-inutile:-pensino-a-riformare-il-csm»
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 Nell’intervista che sarà pubblicata integralmente sul Dubbio di domani, il presidente emerito della Corte costituzionale diffida della possibilità di risolvere i problemi della magistratura grazie a «clamorose quanto improbabili rivelazioni nascoste nei verbali. Si smetta di guardare al dito dei singoli casi anziché alla luna di un’urgente riforma per il futuro della giustizia»

«Sono passati due anni dalla vicenda Palamara. Qualcuno vede per caso maturare una autoriforma, tra i magistrati? Non credo ci si possa ancora illudere nella rigenerazione endogena, né del Csm né dell’ordine giudiziario nel suo complesso. Lo conferma l’ultima, deprimente questione dei verbali avvelenati. È chiaro che la magistratura ha bisogno di un intervento normativo capace di riformarne l’autogoverno, e l’intervento non può che provenire dall’esterno, dunque dal Parlamento. L’importante è che non si risolva in una commissione d’inchiesta, che invece ridurrebbe tutto a un inutile e anzi pericoloso regolamento di conti politico».

Il presidente emerito della Consulta Giovanni Maria Flick, oltre a sollecitare un’accelerazione sull’ormai leggendaria riforma del Csm, si rifiuta di «fare il pur minimo sforzo per comprendere come siano andate le cose in quest’ultimo conflitto fra il Consiglio superiore e un suo ex componente, cosa ci sia di attendibile nei verbali di Amara. Non mi interessa e non vale la pena di inoltrarsi nell’intrigo. Di sicuro la gran parte delle persone resta attonita, smarrita e confusa come il sottoscritto. Credo basti. Aggiungo solo che insistere nella curiosità febbrile per l’investigazione dei presunti segreti, per l’attesa di una clamorosa rivelazione nascosta nei verbali, ecco tutto questo mi pare riproponga l’errore di guardare al dito anziché alla luna. L’unica cosa sicuramente vera è che due anni dopo la vicenda Palamara la magistratura infligge un ulteriore, grave colpo alla propria credibilità e autorevolezza. Compromette ancora di più la fiducia dei cittadini nella giustizia. Ce n’è abbastanza per smettere di soffermarsi sui dettagli e guardare alla luna anziché al dito».

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