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Federbio, Aiab e Anabio: preoccupati da ritardo Psn, Italia non rimanga indietro

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È necessario per il nuovo Piano strategico nazionale rivedere e integrare gli indicativi quantitativi, avere target più ambiziosi e scadenze chiare

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 07/04/2021

Dare al biologico un ruolo da protagonista nel Piano strategico nazionale.

Sul Piano strategico nazionale siamo preoccupati, non solo perché al momento manca l’analisi dei fabbisogni su cui confrontarsi  per definire gli interventi, ma anche perché l’Italia è il fanalino di coda europeo nella stesura del Piano. Riteniamo fondamentale che il nostro Paese si allinei alle politiche e strategie europee che puntano decisamente sulla transizione agroecologica. Partendo da una superficie doppia rispetto a quella europea, in Italia il biologico può essere veramente uno strumento fondamentale per consolidare il rilancio dell’intero sistema agroalimentare, intercettando maggiori risorse e individuando attraverso ricerca e innovazione soluzioni utili anche per le altre forme di agricoltura, con l’obiettivo comune di ridurre l’uso dei pesticidi. Riteniamo che il Piano Strategico Nazionale -afferma  Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio nell’ambito delle audizioni sugli obiettivi del Piano strategico nazionale nel quadro della nuova politica agricola comunedebba indicare chiaramente gli obiettivi per la crescita del biologico e gli strumenti per raggiungerli, in particolare l’assistenza tecnica indipendente per la conversione, che è prevista dal Piano d’Azione  europeo per il biologico e dalla riforma della PAC approvata dal Parlamento Ue. Servono inoltre misure concrete che consentano di aumentare sia la produzione che il consumo di biologico attraverso campagne di informazione per i cittadini. Il Piano rappresenta un’occasione fondamentale per valorizzare un modello agricolo che punti alla biodiversità e alla qualità, come quello biologico che riteniamo sia strategico per il futuro dell’agricoltura, del cibo e del territorio rurale”.

“Siamo estremamente preoccupati dal ritardo del Piano strategico nazionale. La riforma della pac ci ha lasciato particolarmente insoddisfatti e lo continueremo a fare presente” spiega Giuseppe Romano (Aiab). “L’agricoltura è uno dei principali imputati sul banco dei cambiamenti climatici, ma è anche il settore che può fare veramente la differenza per la loro mitigazione. Aspetto che è particolarmente vero per l’agricoltura biologica, dobbiamo però accelerare i percorsi. Piccoli passi verso un’agricoltura differente sono stati fatti ma sono assolutamente insufficienti, rispetto sia ai fenomeni climatici che alle indicazioni che vengono date” prosegue Romano.

L’Ue da una parte approva il green deal con la strategia Farm to fork che vede il biologico al centro, eppure il parlamento licenzia una prima lettura della pac molto più frenata negli obiettivi. Finché buon abbiamo dettagli su cosa si intenda per agricoltura sostenibile è tutto molto fumoso, perché può entrare tanta e forse troppa roba. Attualmente abbiamo un metodo di coltivazione certificato ed ha dato evidenze positive dal punto di vista della sostenibilità ambientale ed economica, premiato anche dal consumatore. Ciò nonostante non abbiamo ancora una legge sul bio, mentre nel frattempo in Ue il biologico sta diventando un punto di riferimento nelle politiche. Stiamo rimanendo indietro, e se aumenterà la distanza con l’Europa in ambito agricolo e biologico allora metteremo in pericolo tutta l’agricoltura italiana. Non possiamo rimanere indietro come idee e progettazione. Il Psn è allora fondamentale per colmare questa distanza con l’Ue. Il biologico in questo piano che andiamo definendo non può essere solo una citazione, bensì un pilastro e una cornice all’interno della quale muoverci” conclude Aiab.

Seppure in misura minore rispetto ad altre categorie anche la vita degli agricoltori è stata travolta dalla pandemia. Questo scenario mutato richiede perciò politiche e azioni che siano davvero strategiche per il settore” dichiara Federico Marchini (Anabio). La Pac è chiamata a supportare questo processo di cambiamento ed auspichiamo che il Pnrr, finanziato coi fondi Next generation Ue, sia definito attraverso un approccio sinergico e integrato con la Pac. È oggettivamente difficile però esprimere oggi indicazioni precise in mancanza al momento di una bozza del Pnrr, chiediamo pertanto al ministro Patuanelli di adottare al più presto l’istituzione di uno specifico tavolo insieme al Mipaaf” prosegue Marchini.

Il commissario Ue ha chiesti agli stati membri, attraverso la definizione dei piani strategici nazionali della pac post 2022, di individuare azioni specifiche per sostenere il settore biologico. L’approccio che emerge da Bruxelles implica una riconversione significativa dell’agricoltura convenzionale alla produzione bio, che non può però essere raggiunta seguendo i vecchi schemi organizzativi e produttivi. L’obiettivo del 25% dei terreni agricoli coltivati a bio, entro il 2030, richiede decisioni pragmatiche dall’Italia e il rafforzamento dei risultati già raggiunti. È dunque necessario per il nuovo Psn rivedere e integrare gli indicativi quantitativi, avere target più ambiziosi e scadenze chiare. Il Psn della Pac ha anche il compito di spiegare come intendiamo costruire questo processo di piena integrazione e coordinamento coi piano regionali di sviluppo rurale” conclude il dirigente Anabio.

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