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STATI UNITI

26.10.2021 – 22:05

La difesa del narcotrafficante si sta battendo in particolare contro le condizioni di detenzione ai tempi delle udienze

In combinazione con altre restrizioni e una presunta condotta “di parte” di alcuni membri della giuria, ciò avrebbe «influenzato la sentenza»

FLORENCE – Un processo caratterizzato da una «cattiva condotta della giuria» e da una «serie ineguagliabile di restrizioni» alla difesa, ciò che «ha influenzato» la sentenza.

È quanto lamenta il signore della droga messicano Joaquin Guzman, conosciuto internazionalmente come “El Chapo”, che tramite i propri avvocati ha richiesto un nuovo processo.

Nel luglio del 2019, lo ricordiamo, il 64enne è stato condannato all’ergastolo per dieci diversi capi d’accusa, dal traffico di tonnellate di stupefacenti al riciclaggio di denaro, ad alcuni omicidi. Già allora “El Chapo” si era lamentato dell’isolamento vissuto durante il processo, una «tortura» che avrebbe «compromesso le sue facoltà cognitive, emotive e mentali».

Ieri è passato all’azione (legale), con l’avvocato Marc Fernich che ha lamentato anche una «combinazione di restrizioni senza precedenti» durante il processo, che «ha reso impossibile preparare significativamente una difesa». Inoltre, è stata messa in dubbio anche la condotta di cinque dei membri della giuria, che si sarebbero basate su informazioni prese dai social media, che non erano incluse come prove.

«Condizioni necessarie»

Ad ascoltare le richieste del narcotrafficante, un pannello di tre giudici della Corte d’Appello, secondo cui le severe condizioni di reclusione erano necessarie. «L’imputato era già evaso due volte dalla prigione in Messico, aveva una storia di intimidazione e uccisione di rivali e aveva precedentemente gestito la sua impresa criminale dalla prigione, mentre era incarcerato».

Inoltre, i giudici hanno poi chiesto perché la difesa non si sia opposta con più forza durante il processo alle condizioni di detenzione descritte come «tortura psicologica, emotiva, mentale per 24 ore al giorno».

Per quanto riguarda la condotta dei giurati, l’accusa ai cinque è arrivata da un articolo del giornale Vice, «ciò che non è sufficiente per meritare un’inchiesta», in particolare poiché «la prova non è competente, si tratta di una fonte anonima, di un sentito dire».

In ogni caso, non c’è stata una risposta immediata alle richieste del Chapo, che verranno ora analizzate in modo più approfondito dai giudici.

Guzman, lo ricordiamo, sta scontando l’ergastolo alla prigione di massima sicurezza ADMAX, vicino a Florence, in Colorado. 

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